Monday, April 26, 2010

Post 25 aprile

Non è lecito chiamare fratricida la lotta conto chi attenta alla vita e all’onore della Patria. Non è fratello chi rinnega la Madre e le spara addosso... Le Brigate Nere in che periodo sono apparse? Quando altri si squagliavano e noi ci adunammo. Altri dimettevano il distintivo e noi ci rimettemmo la camicia nera. Altri cercavano di farsi dimenticare e noi ci ricordammo. Ci ricordammo delle parole date, delle fedi promesse, dei compagni perduti. Noi ci ricorderemo sempre... Le Brigate Nere sono una famiglia, questa famiglia ha un antenato, lo Squadrismo, un blasone: il sacrificio di sangue, una genitrice: l’Idea fascista, una guida, un esempio.

Giusto il 25 aprile sono arrivato alle ultime pagine del libro di Lorenzo Pavolini. Un corpo a corpo imbarazzato a volte con la figura di un nonno scomodo, fascista fino in fondo, ucciso sul lago e appeso a piazzale Loreto. Un libro ostico, non facile, che di una memoria familiare fa un esempio e che al tempo stesso racconta attraverso una vicenda intima un pezzo di storia italiana che si fa fatica a continuare a ricordare.

Sono nato trent’anni dopo i momenti in cui Alessandro Pavolini scriveva le parole citate qui sopra. In fondo nulla, una generazione, lo stesso periodo che ci distanzia dall’apertura agli stranieri nel campionato di calcio italiano. Sembrano per certi versi parole così lontane, prese in una retorica che che se non fosse tragica sarebbe comica. Eppure, oggi, a molti di noi suonano così familiari e quotidiane. Lette per le strade delle nostre città, sui manifesti di piazza Vittorio o San Giovanni a Roma, ascoltate nelle radio locali o nei cori da stadio. Sempre di più.

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