Il "ragionevolismo" del Corriere della sera fa scrivere a GA Stella un editoriale che inizia con la colpa della rete e finisce che invece il buon esempio lo devono dare quelli che non sanno che e' internet. Curioso argomentare. qui
Tuesday, December 15, 2009
Il "ragionevolismo" del Corriere
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Friday, December 11, 2009
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Un pezzo su Sunstein, sulle dicerie e internet uscito su Nova24. qui
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Monday, November 30, 2009
Wednesday, November 18, 2009
Democrazia, alfabeto e geroglifici
Nicholas Carr ha scritto qualche giorno fa di come ci si abitua rapidamente a ciò che la nuova tecnologia ci suggerisce e che di primo acchitto ci fa molta fatica fare. Twittare in 140 caratteri sembrava impossibile: come far stare un pensiero sensato in poche parole? Eppure, funziona, si fa, anzi, pare non se ne possa fare a meno.I think our alphabetic system of writing may be doomed. It doesn't work well with realtime communication. That's why people are forced to use all sorts of abbreviations and symbols - the alphabet's just too damn slow. In the end, I bet we move back to a purely hieroglyphic system of writing, with the number of available symbols limited to what can fit onto a smartphone keypad. Honestly, I think that communicating effectively in realtime requires no more than 25 or 30 units of meaning.
Give me 30 glyphs and a URL shortener, and I'm good.
Poi, come qualche altro dei tecnologhi più in vista, Carr ha il coraggio di buttarsi tipico degli anglosassoni e degli americani in particolare. Prova a leggere e interpretare i segni dell'oggi in chiave futura. Qui sostiene che l'alafabeto è destinato a scomparire a favore di un ritorno a una qualche sorta di geroglifico, sistema più economico, apparentemente.
Tuttavia, solo apparentemente, i geroglifici sono più semplici delle 20 e rotte lettere dell'alfabeto. La banalotta idea dei segni pregni di significato al posto di quelli arbitrari non regge. Si pensi che nel posto dove si usavano stilizzazioni di immagini - l'antico Egitto - esistevano degli scrittori-lettori di professione che dedicavano la loro vita a quel mestiere. Altro che semplificazione, una catastrofe comunicativa.
L'alfabeto con la sua semplicità ha spazzato via la complicatissima prassi di scrittura e lettura geroglifica. La democraticità e semplicità dei 140 digits non potrà mai sopportare il ritorno alla convenzionalità geroglifica.
Gli ideogrammi giapponesi sono stati già sconfitti, il cinese se la rischia molto, se non fosse che sono un miliardo e mezzo di persone. Ma in the long run, non c'è scampo, l'alfabeto vince.
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Friday, November 13, 2009
Tonara in provincia di Nuoro calling

Che bella cosa.
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Thursday, November 05, 2009
Femminismo e oltre
Judith Butler è una filosofa americana. Fino a poco tempo fa molto nota per le sue prese di posizione radicali e provocatorie su femminismo, lesbismo, ecc. Da qualche tempo riflette sugli effetti della guerra (Frames of War) e sull'effetto della globalizzazione sugli ordinamenti istituzionali della modernità. Per dire, il fatto che in Italia c'è un 7 per cento di abitanti (gli immigrati regolari e senza cittadinanza) che lo Stato non riesce a inquadrare.
Be', gli ho fatto oggi una gran intervista che uscirà sul prossimo Reset.
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Tuesday, November 03, 2009
Epidemia

Sui giornali di oggi (per esempio Umberto Veronesi sulla Stampa, ma anche altrove) si legge che l'influenza A potrebbe fare migliaia di vittime in Italia, forse decine di migliaia. Che tuttavia non è più violenta dei soliti raffreddamenti stagionali, è solo più contagiosa. Non che questo ci rassicuri fino in fondo, migliaia di morti son sempre migliaia di morti (che quando ho scoperto che l'influenza normale ne fa più o meno cinquemila l'anno già mi sembrava un'enormità). Quel che mi chiedo è: Repubblica.it ha intenzione di enumerarli tutti, uno per uno, il bambino, il musicista, il napoletano, l'immigrato, l'anziano, e via dicendo?
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Thursday, October 29, 2009
A proposito dell'ora di religione
Per il prossimo Reset, mi sto leggendo un po' di cose su come funziona l'insegnamento della religione nelle scuole americane (intendo le scuole pubbliche). Be', è incredibile. Ogni stato fa come gli pare, ma nessuno può mettere l'ora di religione (la Corte suprema ha dichiarato incostituzionale un regolamento locale, che prevedeva l’insegnamento religioso per tre confessioni diverse all’interno della scuola statale).
Chi vuol parlarne un po' ne parla nelle ore di storia americana. La costituzione è inflessibile e il mercato delle fedi troppo affollato per infilarle tutte nelle scuole.
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Bastava leggere la prima pagina
Gli immigrati regolari in Italia sono più di 4 milioni e mezzo, con una crescita del 13,4% nel 2008. Per la prima volta il nostro Paese ha superato la media europea (6,2%) per presenza di stranieri in rapporto ai residenti. E' questa la fotografia del fenomeno dell'immigrazione contenuta nel rapporto 2009 della Caritas-Migrantes.Come? Supera la media europea il numero di immigrati in Italia? Siamo invasi? Ma a Repubblica si sono mai fatti un giro a Parigi, a Londra, a Colonia, o ad Amsterdam? E allora, la morale qual è? Che bastava leggersi la prima pagina del riassuntino della Caritas per capire che il discrimine è la cittadinanza e non il numero di africani, arabi, cinesi, albanesi, peruviani circolanti nel nostro paese. Bastava un po' di cura per dire, correttamente, che siamo oltre la media europea perché noi, il nostro Stato, le nostre leggi, non facciamo nulla per integrare anche gli stranieri che abitano qui da decenni.
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Tuesday, October 20, 2009
E ora tocca all'Islam!
Il sesso fra gli adolescenti crea gravidanze incongrue e favorisce violenze? Si istituiscano nelle scuole «corsi di educazione sessuale». Alcol e droghe devastano i giovanissimi? Ecco gli esperti per gli appositi «corsi contro le dipendenze». C’è strage su moto e automobili? Subito «corsi di educazione stradale». La convivenza sociale è sempre più turbolenta? Ecco dei bei «corsi di educazione civica». (...) E ora, tocca all’Islam (...) nelle scuole «corsi di Islam».L'ascoltatissimo intellettuale cattolico Vittorio Messori, sul Corriere sostiene che i milioni di islamici in Italia sono come i ragazzini che si schiantano in macchina ubriachi. E nessuno che gli dice che è una scemenza grossa come una casa.
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Wednesday, September 30, 2009
Indorare la pillola
Dopo Fruttero e Lucentini, Ludwig Wittgenstein, Carlo Sini, John Fante, Pino Roveredo, mi ha colto un'altra mania compulsiva di lettura dell'opera completa: Cass Sunstein. Adesso mi sto leggendo questo sul paternalismo libertario, ovvero come spingere qualcuno a fare qualcosa senza che lui se ne accorga. Lui, Sunstein, paternalista è paternalista (si veda Republic.com) epperò, per ora, si fa leggere.
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Wednesday, September 23, 2009
Dicerie e untori
«Il proiettile è un foglietto calunnioso, anonimo, privo di alcun valore». E ancora: «La diceria medial-poliziesca ripetuta tre o quattro volte assume presto la qualità di una prova storica». Giuseppe D’Avanzo spiega su «la Repubblica» del 3 settembre come il caso Boffo sia stato costruito ad arte. Il direttore del giornale della Cei è stato fatto fuori con un «killeraggio» – Gianfranco Fini dixit – a mezzo stampa. L’arma qui è un foglio di carta che riporta una voce che circolerebbe.
La rivoltella del pettegolezzo politico spara a ripetizione. Scrive Vittorio Feltri in prima sul «Giornale» il 14 settembre: «Oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. È sufficiente – per dire – ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme». Di nuovo, lo strumento di offesa politica qual è? La voce che circola per i corridoi di Montecitorio. Nell’epoca in cui il privato è divenuto politico, la diceria non può che essere uno strumento legittimo lotta tra poteri che funziona benissimo per dettare l’agenda e mettere in difficoltà, distruggere l’avversario.
«Un tratto tipico di quasi tutti i rumors», scrive Sergio Benvenuto nell’ottimo Dicerie e pettegolezzi (il Mulino), «è l’essere una sorta di apologo morale, che mette in guardia contro qualcosa o qualcuno». La diceria ha uno strascico perché dietro a ogni rumor c’è una condanna, la condanna di una morale condivisa. Cosa c’è di peggio, di più esemplare e disdicevole per una morale bacchettona, di un omosessuale molestatore che dirige il quotidiano dei vescovi e muove qualche critica all’uso disinvolto del sesso da parte del Presidente del consiglio?
Non è proprio il «contrappasso» che Vittorio Feltri («Il Giornale» 28 agosto) chiama in causa nella vicenda Boffo? «Il supermoralista condannato per molestie» era il titolo del suo editoriale. C’è qualcosa di più succulento? E la chiusa dell’articolo ha la morale come una favola di Esopo: «Il problema è che in campo sessuale ciascuno ha le sue debolezze ed è bene evitare di indagare su quelle del prossimo. Altrimenti succede di scoprire che il capo dei moralisti scatenati nel vituperare il capo del governo riveli di essere come quel bue che dava del cornuto all’asino».
Il problema col pettegolezzo è che non basta dimostrarne l’infondatezza per farlo uscire dal mercato delle notizie. È uno strumento della retorica non della logica, la diceria deve essere verosimile non vera. Lo spiega bene il politologo Cass Sunstein in un libretto in uscita proprio in questi giorni negli Usa. On Rumors (Farrar, Strauss and Giroux) è una fenomenologia tascabile che intende rispondere a due domande: Perché accettiamo voci anche assurde e le diamo per vere? Cosa possiamo fare per difenderci da queste voci?
«Definiamo rumors – spiega Sunstein – quel termine che si riferisce a un fatto che non è stato dimostrato come vero e che riceve la credibilità non da un’evidenza diretta che lo supporta, ma solo perché altre persone sembrano crederlo». Una voce è vera perché qualcuno ci crede e perché qualcuno la metto in giro affermando che è vera.
Le dicerie si diffondono come un virus e la medicina, nel mondo perfetto, dovrebbe essere la libertà d’espressione. Immettiamo la pseudo-notizia e la sua confutazione sul mercato e alla fine il bene e il vero trionferanno. Sarebbe bello ma purtroppo, spiega Sunstein, le cose non vanno così. Spesso le persone s’informano in un modo viziato (biased assimilation) e allora è difficile farle ricredere.
Obama amico dei terroristi o Obama musulmano, sono rumors che con difficoltà sono stati smontati dall’entourage del presidente nei mesi scorsi. Sunstein ricorda anche il lavoro fatto con Fight the Smears il sito che Obama ha usato durante la campagna elettorale per combattere le voci false che venivano fatte circolare contro di lui.
Un fenomeno analogo è capitato in questi giorni in Italia. Vittima il presidente della Camera. Gianfranco Fini il compagno, Fini rema contro Berlusconi, trama alle spalle del governo, Fini il laicista abortista, e ora invischiato in uno scandalo a luci rosse a Montecitorio. Che c’è di dimostrato in quest’escalation di accuse? Poco o nulla. Si attribuisce a Fini qualcosa che manca del dato fondamentale dell’informazione: la certificazione della fonte. E quindi della possibilità di mettere in discussione la notizia.
I primi a dar per buona una voce sono quelli che ne sanno di meno del quid o del personaggio in questione. Poi, pecora dopo pecora, il gregge si allarga fino a inglobare anche coloro che dovrebbero avere qualche strumento critico in più per smontare il pettegolezzo. Nota Sunstein, anche tra i più informati ci saranno quelli che si chiederanno: se lo crede così tanta gente possibile che questa voce non sia fondata?
Il meccanismo esplosivo del passaparola è analogo a quello della rete, il vecchio pallino critico di Sunstein fin dai tempi di Republic.com (il Mulino). Blog e social network sono i propagatori perfetti dei rumors. Di link in link, di like in like, il ruscello diviene fiume inarrestabile.
Il cardine della propagazione virale delle voci sono i facilitatori. Siano il partito e le Chiese, il blog di riferimento o il giornale che si legge abitualmente, l’opinione pubblica spesso si appoggia ad altro per farsi un’idea, per prenderla per buona o meno. E se il propagatore è furbo – scrive Sunstein – sottolineerà che la voce che riporta la condividono anche tanti altri facendo leva sul conformismo diffuso: lo sanno tutti quel che capitava a Montecitorio, la conoscevano tutti i direttori dei giornali la vicenda di Dino Boffo.
Un’alchimia della diceria che aiuta la polarizzazione delle opinioni. Se siamo in tanti a pensarla in un modo, allora l’idea che abbiamo è giusta e dobbiamo difenderla. Più siamo, più diminuiscono i dubbi, più aumenta la sicurezza e l’estremismo. Per questo motivo non è facile combattere una voce negativa che circola sui media. Addirittura può accadere che provare a correggerla, cercando di dimostrare la sua infondatezza, finisca per avere l’effetto contrario, accreditandola ancora di più come vera: «se X vuole confutare la diceria y, significa che y non deve poi essere una sciocchezza».
Si diceva che per Sunstein lo strumento principale di propagazione delle dicerie è il web. Con l’abbattimento delle barriere e dei filtri, Internet ha anche esposto gli individui a un pericolo di diffamazione superiore. E per personaggi pubblici – come il suo attuale datore di lavoro, scrive malignamente il «New York Post» a proposito delle preoccupazioni di Sunstein – questo può essere un problema serio. «Uno dei grandi rischi dell’era dei blogger e di YouTube – scrive il politologo – è che le nostre affermazioni e azioni possono non solo essere archiviate per sempre ma anche controllate così da vicino che ognuna di esse può essere estrapolata dal contesto e scelta per rappresentare qualcosa di generale, magari di oscuro e allarmante».
In Italia l’impatto dell’informazione on line sull’opinione pubblica è minore rispetto agli Usa. Le dicerie da noi rimbalzano ancora tra i media tradizionali, giornali e tv. Eppure le preoccupazioni di Sunstein sulla ridefinizione della libertà d’espressione e di ostacolare «killeraggi» a mezzo stampa, ci riguardano.
Internet ha trasformato il mercato delle informazioni ed è giunto il momento di prenderne atto e di correre ai ripari. Senza auspicare la censura, spiega Sunstein, ma introducendo alcuni meccanismi di «raffreddamento» (chilling effect) che possano combattere la propagazione virale delle dicerie. Ogni mercato ha bisogno di standard e di regole di base; nessun mercato funzione in assoluta libertà, afferma il politologo, per chiudere in un coraggioso (azzardato?): «non è scontato che l’attuale sistema di regolamentazione per la libertà di parola sia quello che vorremmo o dovremmo scegliere per l’era di Internet».
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Alessandro Lanni
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Saturday, September 19, 2009
Carlo Sini e i suoi pensieri controvento
La filosofia è come la nottola di Minerva diceva Hegel, per pensare il suo tempo si alza al tramonto. Ma in un’epoca di passaggio come la nostra che si trasforma attraverso gli scossoni delle tecnologie della comunicazione, quando il sole del cambiamento è sempre alto, può il filosofo farsi carico di pensare questo continuo presente tecnologico? Carlo Sini, uno dei più importanti pensatori italiani, ci ha provato col suo ultimo libro L’uomo, la macchina, l’automa (Bollati Boringhieri) nel quale scandaglia l’antico sogno della macchina pensante per vedere come le radici del futuro prossimo affondino nel passato remoto.
Computer, web, cellulari: Sini ragiona senza parteggiare per gli apocalittici o per gli integrati («che senso ha schierarsi? Come dirsi a favore o contro l’alfabeto o il linguaggio» dice). Piuttosto, ad alcune domande mirate, risponde controvento, rifiutando lo stereotipo del filosofo avverso alla tecnologia e scavando – genealogicamente, direbbe lui – sotto la crosta di quel che sembra a prima vista indubitabile.
Primo pensiero controvento: la memoria è trasformazione non conservazione. La facoltà di trattenere nella mente sarebbe in pericolo a causa dei supporti digitali che la surrogano e dello stile di lettura che monitor e derivati impongono. Google ci starebbe rendendo stupidi e anche distratti. «I computer, le macchine in generale – spiega Sini – non dimenticano e per questo motivo non ricordano. Non hanno memoria in senso stretto. Non bisogna confondere la memoria come trasformazione “esosomatica”, una banca dati o un archivio con l’atto del ricordare che ha come suo corrispondente, come suo cuore, la capacità di dimenticare». La memoria sceglie, seleziona, informazioni in funzioni di interessi, non è un contenitore da riempire.
I computer non hanno memoria perché non trasformano i ricordi, non li rielaborano, perché «ricordare significa trasformare continuamente in maniera interpretativa il nostro passato». Niente isterismi, ci vuole serenità di fronte all’immane trasformazione tecnologica in corso.
Secondo pensiero controvento: l’uomo è figlio della tecnica. I filosofi fin dai tempi di Platone sono ostili alla tecnica. Un certo snobismo intellettuale che dura fino a oggi. Addirittura c’è chi (Martin Heidegger) l’ha considerata un rischio supremo per l’uomo. Sini risponde così alla tradizione: «La tecnica è l’uomo, l’uomo è un essere tecnico per definizione, per essenza, e il timore che l’umanità vada a ridursi nella macchina è fuori luogo. Perché la macchina è quanto c’è di più umano nell’uomo». Uomo e tecnologia, prosegue Sini, sono parto l’uno dell’altra, fin dalla prima strumentazione che il neonato si trova a disposizione – la mano e la voce – che in una collaborazione di decine di migliaia di anni hanno dato luogo alla scrittura alfabetica.
Terzo pensiero controvento: internet e i pc non sono la morte della cultura. Carlo Sini si è occupato dell’alfabeto da filosofo fin da quando vocali e consonanti erano studiati solo da linguisti o antropologi. È nella scrittura che ha luogo e sede la razionalità occidentale, spiega Sini. Ma che succede quando le modalità alfabetiche della nostra cultura subiscono uno shock come quello che hanno inferto digitalizzazione dell’informazione e l’avvento della rete? Siamo entrati nell’epoca del «lutto per la scrittura», come annunciava preoccupato Time qualche settimana fa? Timori infondati. «Sebbene tutto il sapere occidentale sarebbe impensabile senza la scrittura alfabetica, internet è un luogo non di morte ma di grande rilancio della potenzialità di diffusione per la libertà della cultura». E prosegue il filosofo «se le nuove modalità di scrittura si trasferiscono su supporti nuovi ciò non potrà non avere una conseguenza grandiosa sulle nostre anime».
«Grandiosa», dice proprio così l’autore di Etica della scrittura (Mimesis) e Filosofia e scrittura (Laterza). E questa «grandissima rivoluzione», conclude Sini, creerà soggetti che non sono più eurocentrici, «ma che inglobano una visione più ampia della storia dei saperi umani, per esempio un incontro con le scritture geroglifiche e ideogrammatiche dell’oriente e ciò vorrà dire un nuovo futuro».
(Nova 24 - 10 settembre 2009)
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Un po' di sano moralismo
Che questa ragazza sia una deputata europea (del Pirate Party svedese) è una fatto che, guardato da qui, non può che lasciare a bocca aperta.
Amelia Andersdotter of Sweden's Pirate Party from andrewkeen on Vimeo.
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Friday, September 18, 2009
Di chi è la colpa?
Allora, finito oggi il libro di cui qui. Un libretto che funziona, andrebbe tradotto anche in Italia, magari per capire il meccanismo per cui si dà retta a Feltri e del perché non basta dire che è falso o ininfluente quel che ha scritto.
Detto questo c'è qualcosa che non capisco.
Cass Sunstein sul finire del libro mette in fila due considerazioni che mi interrogano.
La prima
The internet allows damaging information to be provided to the world in an istant, and it also allows anyone to discover that information in an istant.La seconda
The success or failure of rumors depends in large part on people's original convictions.Non è che la seconda contraddice il presupposto della prima o almeno lo rende poco rilevante?
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Alessandro Lanni
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Saturday, September 12, 2009
quando io rido...... tu ridi
quando io parlo...... tu parliIl virus della felicità raccontato da Clive Thompson sul Magazine del NYTimes.
quando io rido...... tu ridi
quando io piango...... tu piangi
quando io dormo...... tu dormi
quando io parlo...... tu parli
quando io rido...... tu ridi
quando io piango...... tu ridi
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Alessandro Lanni
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Thursday, September 10, 2009
Sinologia
A partire dalla chiacchierata di cui qui, oggi su Nova del Sole 24 Ore, un mio articolo sul maestropensiero.
Orso castano l'ha messo qui.
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Alessandro Lanni
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