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Friday, January 21, 2011

Terremoti e altre catastrofi

Articolo scritto per Nova24.

«La fine del mondo, anche del piccolo mondo di una comunità dell'Italia centrale, passa da un terremoto non violentissimo ma che distrugge i legami che tengono insieme le persone. E molti di questi legami si realizzano nelle case e nelle scuole, nelle università e negli uffici, che a L'Aquila ancora sono danneggiati gravemente». Mary Comerio insegna a Berkeley, in California, in una terra che sa per certo o quasi (al 94 per cento) che nei prossimi trent'anni ci sarà una scossa analoga a quella del sisma che ha stravolto l'isola di Haiti giusto un anno fa.
Prosegue qui

Friday, April 09, 2010

La storia e i frullatori in cima alla montagna

Luca De Biase ha scritto qualche post intorno a un convegno di storia che si svolge in questi giorni a Torino. Ho l'impressione di non essere molto d'accordo con quel che scrive. Non sono d'accordo neanche con l'articolo di Bruce Sterling (il pdf lo trovate qui) che Luca ha scelto per la prima pagina di Nova24.

E' singolare che Sterling ci tenga a sottolineare che «noi non possiamo creare documenti fatti apposta per tramandare tutti i fatti relativi a noi». Innanzitutto perché i documenti storici non esistono in sé: una lapide funeraria romana o un piatto etrusco non lo sono. Oltre a ciò, che è abbastanza intuitivo, la questione sta in quel «tutti i fatti relativi a noi». I «fatti» e «noi» fanno molto più problema di come la mette Sterling. Che l'evento storico (la crocifissione di Cristo, i 300 delle Termopoli, per non parlare poi della quotidianità del passato) sia storia è ovviamente un fatto che «decide» lo storico preso in un contesto particolare che è quello della sua epoca, della sua società ecc. E' una decisione presa sulla base di interessi particolari e contingenti.

«Gli antichi Egizi crearono diversi obelischi (...) che rappresentavano una documentazione sull'Egitto» scrive ancora Sterling che così immagina una situazione che non c'è, come se lui (o lo storico) potessero essere lì presenti quando gli antichi erigevano i loro obelischi prendendone in presa diretta il senso autentico di testimonianza dell'Egitto. A Sterling bisognerebbe dire che tutto sta a intendersi per chi la «rappresentano» una documentazione e a qual fine. Soprattutto, la cosa interessante è il senso che le varie civiltà, di volta in volta, hanno attribuito agli obelischi e non tanto l'ambizione di recuperare quella testimonianza che è impossibile e inutile.

Sul finire dell'articolo, Sterling dice qualcosa che ci piace di più: «Gli storici esamineranno le prove che lasciamo loro in modo diverso da come noi le esaminiamo oggi». A parte il fatto che noi non lasciamo prove per i posteri, la consapevolezza della relatività delle prove qui affermata da Sterling è un'affermazione positiva da mettere agli atti. E tuttavia contraddice proprio tutto quello che ha appena scritto. Se le guarderanno in modo diverso, anzi, diremmo noi, se sceglieranno loro quali saranno prove e testimonianze della nostra civiltà, che senso rimane ad affermazioni tipo quella tautologica per cui «gli storici non sono interessati alla quantità dei documenti ma alla loro rilevanza storica»?

Capisco, andrebbe tutto argomentato molto meglio, epperò la posizione di Sterling mi ricorda quell'amico di famiglia che tanti anni fa, prima di una coscienza ambientalista diffusa, lasciava in cima ai monti che raggiungeva dopo faticose arrampicate dei piccoli elettrodomestici (frullatori, phon, coltelli elettrici ecc.) per lasciare traccia della nostra civiltà ai posteri o agli alieni.

PS
E la risposta di Luca De Biase.

Thursday, March 11, 2010

Democrazia cos'è?

«L'architettura della rete riflette i vecchi sogni della democrazia. Tutte le persone sono uguali». Così scrive David Weinberger sulla primo pagina di gran bel Nova24 (bravi, Luca).
Però no, proprio no. Un presupposto della democrazia è che le persone sono di fatto tutte diverse. Hanno, per varie ragioni, diverse opportunità di partenza. E proprio per questo serve la democrazia che non prende atto di un fatto - che tutte le persone nascono uguali - ma indica una direzione, un obiettivo, un ideale: appunto, che tutte le persone devono essere uguali.

Monday, February 01, 2010

Il romanzo: da prodotto a servizio

Incollo qui le risposte che Francesco Dimitri mi ha dato per un pezzo uscito qualche giorno fa su Nova24. (L'editing è quello che è).


«Ho un Kindle e ci leggo di tutto: libri nuovi, che compro, e classici fuori diritti, che scarico gratuitamente». Non sono molti gli scrittori italiani che per ora hanno preso sul serio la rivoluzione in corso che sta coinvolgendo il mondo dell’editoria. Francesco Dimitri, autore di Pan (Marsilio), è uno dei pochi che smanetta con la tavoletta bianca di Amazon. Lo scrittore, dice, si sta trasformando da produttore a fornitore di servizi. Dovrà adattarsi ai nuovi strumenti e inventare una nuova narrativa. Altro che ipertesto, la nuova frontiera saranno le serie, come in tv.

Cosa leggi col tuo Kindle?

Soprattutto narrativa, ma anche saggistica - Charles Fort in cima alla lista, è una mia vecchia passione. Sul mio Kindle ci sono King, Dickens, Lovecraft, Machen, Steinbeck, Poe, ma anche autori minori come Kelly Armstrong e Richard Laymon... devo continuare?

Per ora, sembra che gli ebook vogliano convincere i lettori che non sono così diversi dalla carta. come a far scordare che si tratta di un supporto diverso. Secondo te, quali sarebbero prospettive da sviluppare?

Prima di avere un ebook, neanche io mi rendevo conto di quanto avrebbe cambiato il mio rapporto con i libri. Leggere da un ebook reader è come leggere da un libro cartaceo, ma ne ho centinaia sempre con me (e risolvo, o almeno diminuisco, problemi di spazio piuttosto seri).
E poi, certo, ci sono degli svantaggi: una bella edizione su carta di buona qualità ha una carica sensuale che nessun reader ha. Però non è un gioco di vincitori e vinti: si andrà verso edizioni cartacee sempre più belle e edizioni digitali sempre più funzionali, raggiungendo un bilanciamento tra le due. Almeno, spero.

L'idea di una narrativa ipertestuale non ha avuto molto successo a parte qualche esperimento deludente. Le cose andranno diversamente con Kindle e soci?


Dubito. Il problema della letteratura ipertestuale è che anche gli esempi più famosi (penso ad Afternoon di Michael Joyce) sono una noia mortale, leggibili solo da accademici e appassionati. Altre forme ipertestuali, meno pretenziose ma concettualmente più interessanti, come i libro-game, probabilmente potrebbero conoscere una seconda giovinezza: ho visto edizioni elettroniche della storica serie Choose your own adventure, e sono fatte molto bene. Però ricordiamoci che i libro-game hanno avuto in alcuni periodi tirature altissime anche su carta.
Io credo che l''interattività' sia molto spesso una buzzword vuota. Il vecchio libro è già molto interattivo: leggere non è possibile, senza completare le parole con la propria immaginazione. Non è detto che l'ipertesto sia un'esperienza 'più' interattiva del 'testo-e-basta'. Poi, io sono sempre aperto alle novità, e magari tra due mesi uno scrittore nuovo mi esalterà con un ipertesto divertentissimo. Ma non credo che i lettori di ebook, di per sè, spingano in questa direzione.

Per uno scrittore cosa dovrebbe essere il nuovo? La possibilita' di aggiungere inserti multimediali in un romanzo (link, sonoro ecc.)?

Anche, ma non credo sia la cosa più importante. Il punto è che a molti la semplice parola scritta continua a piacere. Pensa ai blog: certo, ci sono video e immagini, ma si basano per la maggioranza sulla scrittura. Il mio non è un discorso conservatore, tutt'altro: adoro le forme miste, sono un videogiocatore appassionato, non sto difendendo una presunta 'purezza' del libro. Dico solo che non tutte le novità passano attraverso colori e suoni.
Io credo che la più grossa novità portata dai lettori di ebook potrebbe essere un cambiamento della forma-romanzo, e sto provando a lavorare anche in questa direzione. Il romanzo è solo una forma che la narrativa ha assunto in un periodo storico: potremmo arrivare a forme miste, che in parte pescano nei vecchi romanzi d'appendice, in parte nelle spettacolari soluzioni trovare negli ultimi anni da autori televisivi. Ecco, se una cosa prevedo nel futuro dell'ebook, è un ritorno massiccio della serialità.

Sei un appassionato di giochi. Quanto c'è di narrativo in un gioco? e di letterario?

Moltissimo. Io sono in particolare un appassionato di giochi di ruolo, che si basano sulla creazione di storie. E c'è una perfetta continuità tra giochi, scrittura e vita: tutt'e tre sono piacevoli, e se non lo sono, c'è qualcosa che non va. In tutti e tre i casi ci sono regole, e c'è il piacere che viene dal superarle, dall'aggirarle, dal trovare il modo di fregarle. Ci sono scrittori che hanno un approccio molto serio e per niente ludico alle loro cose. Da lettore, di solito non mi piacciono.
Tra l'altro il mercato dei giochi di ruolo, che è un mercato piccolo e di nicchia, ha scoperto gli ebook da anni, molto prima che arrivassero all'attenzione del grande pubblico.

Gli ebook segnano anche la fine dei limiti fisici di un romanzo. Pensi che lo spazio infinito del digitale possa cambiare qualcosa per il lavoro dello scrittore?

Assolutamente sì. Io credo che siano in arrivo tempi eccitanti, e lo dico sia da lettore che da scrittore. Da lettore, perché le mie possibilità di accedere a libri aumentano: se ho voglia di un horror, apro il mio kindle e in meno di cinque minuti ce l'ho. Da scrittore, perché appunto, ci sono nuove sfide, nuovi formati da inventare.
C'è un cambiamento epocale, in corso, in cui il libro smette di essere un 'prodotto' e inizia ad essere un 'servizio'. Con un kindle e un iPhone puoi accedere ai libri che hai comprato praticamente sempre. Se anche hai lasciato a casa il Kindle, accendi l'iPhone e continui a leggere il tuo ebook da dove ti eri fermato. Appunto, un servizio cui accedere. Niente più 'ora-come-faccio-ho-lasciato-il-libro-a-casa-e-il-bus-è-in-ritardo'. Per un lettore avido come me, questo è impagabile.
E gli scrittori diventano sempre più fornitori di servizi. Sempre più utili, sempre più importanti.
Ma anche gli editori avranno un posto fondamentale, perché se l'offerta diventa virtualmente infinita, un marchio che ti dice 'questa offerta è di qualità' serve.
Insomma: non vedo disastri, all'orizzonte, solo nuove possibilità per tutti. Tutto sta a saperle coglierle... ma questo, ahimè, è un altro discorso, e mi sembra che non tanti si stiano distinguendo per lungimiranza.

In un articolo di qualche mese fa, Steven Johnson suggerisce uno scenario nel quale il nostro libro è inserito in rete, potremo sempre ricorrere a quello che chiama un "global book club". Le pagine avranno un loro rank e gli scrittori potranno lavorare su questo, taggare i singoli paragrafi, acquisto di singoli capitoli. Ecc. Tutto questo t sembra una prospettiva positiva per il futuro per la letteratura?


Completamente. Ancora una volta: tutto sta ad adattare la narrativa alle tecnologie con cui narri. Quando il libro cartaceo era la forma privilegiata di diffusione di storie, il 'romanzo' così come lo conosciamo si è imposto come standard. Adesso nascono forme nuove. Ma anche nuovi modi di lavoro: riscrivere vecchie cose è il sogno di qualsiasi scrittore... e la possibilità di farlo che offrono i formati digitali è formidabile. Magari interagendo con i lettori in tempo reale, e cogliendo i loro spunti, come facevano i cantastorie orali di un tempo.
E le vecchie forme non moriranno: continueremo ad avere anche romanzi 'classici', per fortuna. Solo, ci saranno forme nuove che si affiancheranno loro.

Wednesday, January 20, 2010

Brian Arthur e l'evoluzione della tecnologia

Intervista a Brian Arthur - ingegnere, economista e altro - su come la tecnologia evolve in modi non troppo diversi dai modi animaleschi qui il pdf. (Uscito su Nova24)

Friday, December 11, 2009

Segnalazione

Un pezzo su Sunstein, sulle dicerie e internet uscito su Nova24. qui

Saturday, September 19, 2009

Carlo Sini e i suoi pensieri controvento

La filosofia è come la nottola di Minerva diceva Hegel, per pensare il suo tempo si alza al tramonto. Ma in un’epoca di passaggio come la nostra che si trasforma attraverso gli scossoni delle tecnologie della comunicazione, quando il sole del cambiamento è sempre alto, può il filosofo farsi carico di pensare questo continuo presente tecnologico? Carlo Sini, uno dei più importanti pensatori italiani, ci ha provato col suo ultimo libro L’uomo, la macchina, l’automa (Bollati Boringhieri) nel quale scandaglia l’antico sogno della macchina pensante per vedere come le radici del futuro prossimo affondino nel passato remoto.
Computer, web, cellulari: Sini ragiona senza parteggiare per gli apocalittici o per gli integrati («che senso ha schierarsi? Come dirsi a favore o contro l’alfabeto o il linguaggio» dice). Piuttosto, ad alcune domande mirate, risponde controvento, rifiutando lo stereotipo del filosofo avverso alla tecnologia e scavando – genealogicamente, direbbe lui – sotto la crosta di quel che sembra a prima vista indubitabile.
Primo pensiero controvento: la memoria è trasformazione non conservazione. La facoltà di trattenere nella mente sarebbe in pericolo a causa dei supporti digitali che la surrogano e dello stile di lettura che monitor e derivati impongono. Google ci starebbe rendendo stupidi e anche distratti. «I computer, le macchine in generale – spiega Sini – non dimenticano e per questo motivo non ricordano. Non hanno memoria in senso stretto. Non bisogna confondere la memoria come trasformazione “esosomatica”, una banca dati o un archivio con l’atto del ricordare che ha come suo corrispondente, come suo cuore, la capacità di dimenticare». La memoria sceglie, seleziona, informazioni in funzioni di interessi, non è un contenitore da riempire.
I computer non hanno memoria perché non trasformano i ricordi, non li rielaborano, perché «ricordare significa trasformare continuamente in maniera interpretativa il nostro passato». Niente isterismi, ci vuole serenità di fronte all’immane trasformazione tecnologica in corso.
Secondo pensiero controvento: l’uomo è figlio della tecnica. I filosofi fin dai tempi di Platone sono ostili alla tecnica. Un certo snobismo intellettuale che dura fino a oggi. Addirittura c’è chi (Martin Heidegger) l’ha considerata un rischio supremo per l’uomo. Sini risponde così alla tradizione: «La tecnica è l’uomo, l’uomo è un essere tecnico per definizione, per essenza, e il timore che l’umanità vada a ridursi nella macchina è fuori luogo. Perché la macchina è quanto c’è di più umano nell’uomo». Uomo e tecnologia, prosegue Sini, sono parto l’uno dell’altra, fin dalla prima strumentazione che il neonato si trova a disposizione – la mano e la voce – che in una collaborazione di decine di migliaia di anni hanno dato luogo alla scrittura alfabetica.
Terzo pensiero controvento: internet e i pc non sono la morte della cultura. Carlo Sini si è occupato dell’alfabeto da filosofo fin da quando vocali e consonanti erano studiati solo da linguisti o antropologi. È nella scrittura che ha luogo e sede la razionalità occidentale, spiega Sini. Ma che succede quando le modalità alfabetiche della nostra cultura subiscono uno shock come quello che hanno inferto digitalizzazione dell’informazione e l’avvento della rete? Siamo entrati nell’epoca del «lutto per la scrittura», come annunciava preoccupato Time qualche settimana fa? Timori infondati. «Sebbene tutto il sapere occidentale sarebbe impensabile senza la scrittura alfabetica, internet è un luogo non di morte ma di grande rilancio della potenzialità di diffusione per la libertà della cultura». E prosegue il filosofo «se le nuove modalità di scrittura si trasferiscono su supporti nuovi ciò non potrà non avere una conseguenza grandiosa sulle nostre anime».
«Grandiosa», dice proprio così l’autore di Etica della scrittura (Mimesis) e Filosofia e scrittura (Laterza). E questa «grandissima rivoluzione», conclude Sini, creerà soggetti che non sono più eurocentrici, «ma che inglobano una visione più ampia della storia dei saperi umani, per esempio un incontro con le scritture geroglifiche e ideogrammatiche dell’oriente e ciò vorrà dire un nuovo futuro».
(Nova 24 - 10 settembre 2009)

Thursday, September 10, 2009

Sinologia

A partire dalla chiacchierata di cui qui, oggi su Nova del Sole 24 Ore, un mio articolo sul maestropensiero.

Orso castano l'ha messo qui.

Saturday, November 29, 2008

Vorrei vederti tra cent'anni

Vivere 120 anni. Il Venerdì di Repubblica di ieri dedicava la copertina a un futuro che sembra in arrivo e che Berlusconi ha promesso per tutti. Di una vita allungata e tecnologicamente modificata si parlava su Nova 24 di giovedì scorso con il singolare filosofo svedese di Oxford Nick Bostrom. (qui il pdf).

Friday, November 14, 2008

Due su Nova

Ieri su Nova 24 sono usciti due (dico 2!) miei articoli. Uno è qui.
Nell'altro (sì, ci manca un apostrofo...), la finivo così: «Riuscirà il nuovo presidente Usa a dare slancio alla green revolution auspicata da Friedman? Difficile, soprattutto perché si troverà di fronte a un paradosso: se il petrolio costa meno, l’economia riparte, si risparmiano soldi dal benzinaio e questo è un bene ma, al tempo stesso, si fa difficile, molto difficile mettere in discussione un sistema che funziona, almeno per ora, e investire su fonti rinnovabili come vento e sole».
Sebbene io non sia un esperto, mi sembrava una cosa ragionevole, o no?

Thursday, June 19, 2008

L'arrotino, l'ombrellaio

«Torniamo ad appassionarci al lavoro, come gli artigiani di una volta». Oggi su Nova 24 un pezzetto della mia chiacchierata con Richard Sennett. Appena ho un attimo lo metto qui. Eccolo.
Nova 24

Friday, May 09, 2008

Neuroetica

Su Nova 24 di ieri, il tenutario scriveva questo.
Nova 24

Friday, April 18, 2008

L'amicizia secondo me (cioè lui)

Joseph Epstein è un signore molto garbato che spesso scrive sul New Yorker e il magazine del New York Times. In Italia, è uscito da poco un suo libro molto sfizioso sull'amicizia. Io l'ho costretto a parlare di amicizia ai tempi della rete. E ne ho scritto per Nova 24.
The New Yorker, The New York Times, Nova 24

Saturday, March 29, 2008

Silicon vs Francoforte

Antonio Sofi racconta qui, tra le altre cose, anche l'articolo del titolare uscito giovedì su Nova 24.
Grazie.
Webgol.it, Apogeonline, Il Sole 24 ore

PS L'articolo di cui sopra è qui.