Friday, April 09, 2010

La storia e i frullatori in cima alla montagna

Luca De Biase ha scritto qualche post intorno a un convegno di storia che si svolge in questi giorni a Torino. Ho l'impressione di non essere molto d'accordo con quel che scrive. Non sono d'accordo neanche con l'articolo di Bruce Sterling (il pdf lo trovate qui) che Luca ha scelto per la prima pagina di Nova24.

E' singolare che Sterling ci tenga a sottolineare che «noi non possiamo creare documenti fatti apposta per tramandare tutti i fatti relativi a noi». Innanzitutto perché i documenti storici non esistono in sé: una lapide funeraria romana o un piatto etrusco non lo sono. Oltre a ciò, che è abbastanza intuitivo, la questione sta in quel «tutti i fatti relativi a noi». I «fatti» e «noi» fanno molto più problema di come la mette Sterling. Che l'evento storico (la crocifissione di Cristo, i 300 delle Termopoli, per non parlare poi della quotidianità del passato) sia storia è ovviamente un fatto che «decide» lo storico preso in un contesto particolare che è quello della sua epoca, della sua società ecc. E' una decisione presa sulla base di interessi particolari e contingenti.

«Gli antichi Egizi crearono diversi obelischi (...) che rappresentavano una documentazione sull'Egitto» scrive ancora Sterling che così immagina una situazione che non c'è, come se lui (o lo storico) potessero essere lì presenti quando gli antichi erigevano i loro obelischi prendendone in presa diretta il senso autentico di testimonianza dell'Egitto. A Sterling bisognerebbe dire che tutto sta a intendersi per chi la «rappresentano» una documentazione e a qual fine. Soprattutto, la cosa interessante è il senso che le varie civiltà, di volta in volta, hanno attribuito agli obelischi e non tanto l'ambizione di recuperare quella testimonianza che è impossibile e inutile.

Sul finire dell'articolo, Sterling dice qualcosa che ci piace di più: «Gli storici esamineranno le prove che lasciamo loro in modo diverso da come noi le esaminiamo oggi». A parte il fatto che noi non lasciamo prove per i posteri, la consapevolezza della relatività delle prove qui affermata da Sterling è un'affermazione positiva da mettere agli atti. E tuttavia contraddice proprio tutto quello che ha appena scritto. Se le guarderanno in modo diverso, anzi, diremmo noi, se sceglieranno loro quali saranno prove e testimonianze della nostra civiltà, che senso rimane ad affermazioni tipo quella tautologica per cui «gli storici non sono interessati alla quantità dei documenti ma alla loro rilevanza storica»?

Capisco, andrebbe tutto argomentato molto meglio, epperò la posizione di Sterling mi ricorda quell'amico di famiglia che tanti anni fa, prima di una coscienza ambientalista diffusa, lasciava in cima ai monti che raggiungeva dopo faticose arrampicate dei piccoli elettrodomestici (frullatori, phon, coltelli elettrici ecc.) per lasciare traccia della nostra civiltà ai posteri o agli alieni.

PS
E la risposta di Luca De Biase.

1 comment:

apf said...

difficilmente l'antico egizio tirava su l'obelisco pensando che un giorno ce ne sarebbe fregato qualcosa a noi, anche perché tipicamente non gliene fregava niente di noi a lui! è un po' la cosa che dice taleb del fatto che facciamo una gran fatica a pensare ad un sistema culturale non storicizzato, quindi tutto deve avere un senso in un continuum, anche una cosa che non è stata ancora pensata. Il paradosso si raggiunge quando scriviamo libri in cui spieghiamo cose che sono successe prima sulla base di cose che sono successe dopo (molto romantico ma anche un po' patetico, che poi forse sono sinonimi in un certo senso). Quando poi ci comportiamo oggi in base ad eventi che presumiamo debbano accadere dopodomani allora siamo un po' anche da curare o anche no se facciamo ridere come quello del fon!