Saturday, December 29, 2007

Anniversari 2008


Nel diluvio di eventi che si ricorderanno nel 2008 (anno bisesto) speriamo che qualcuno pensi anche a Enrico Filippini che moriva cinquantacinquenne giusto vent'anni fa. Quel libro di interviste e articoli pubblicato da Einaudi l'ho consumato a forza di sfogliarlo e ci ho pure imparato un sacco di cose tanto che mi secca non poco non poterglielo dire.

Friday, December 28, 2007

C'è prete e prete

«W sostiene, vecchia tesi fogliante, che l’omosessualità è, da un punto di vista laico e in ragione della lezione della cultura classica, una condizione umana, una variante dell’amore. Bisognerebbe ricordarsene anche quando l’omoerotismo di alcuni preti viene stigmatizzato ipso facto, e criminalizzato automaticamente (per dirla con il lessico corrente e andante), come infamia prepotente, molestia, violenza, stupro. Un prete che ama le donne o una donna, e magari fa un figlio con lei, è considerato nella mentalità prevalente un eroe della sua comunità, un profeta del moderno anelito all’eliminazione del celibato, un bravo presbitero in lotta con uno degli ultimi tabù della chiesa di rito latino; un prete che ama i ragazzi o un ragazzo, spesso conflittualmente e nella dimensione propria del peccato, non viene assimilato al profeta tragico dell’amore poetico e impossibile, Pier Paolo Pasolini, non c’è arcigay che lo difenda, è piuttosto bollato come un mostro pedofilo, e senza tanti complimenti; se poi un prete anglicano sistema le cose a modino, e rivendica uno sposalizio di fatto con un uomo in termini aperti e regolari, certe denominazioni americane lo fanno anche vescovo. Come si vede, c’è molta confusione sotto il cielo dell’amore».
Ferrara, citando Veltroni, sul Foglio di oggi ci cita su di un tema ovvio ma che nessuno incomprensibilmente riprende quando escono gli scandali sui preti omosex.
(Oh, si scherza sulla citazione)
Il Foglio

No, non avete sbagliato url

Ho dato una rinfrescata alla casa.

Lettura di fine anno

Il Gran Minestrone del numero di fine anno dell'Espresso ritorna (ho ancora quello del 2006...).
Mi leggerò:
- l'intervista al futurologo (una fitta al fegato...) Ray Hammond sul mondo nel 2030.
- Tahar Ben Jalloun sull'immigrazione in Europa
- Henry Jenkins, che è sempre un bel leggere
- De Kerckhove sull'accoppiata tecnologia e magia

Cosa non leggerò: Habermas che parla di religione e sfera pubblica (ne ho le scatole piene), Scalfari che prova a fare il filosofo, Tito Boeri sui giovani (eccheppalle), Saviano che scrive di mafia (eccheppalle reloaded).
L'espresso

Tuesday, December 18, 2007

Marocchini


Sottilissima ironia chic. Oggi, il redattore di turno di Repubblica.it non era in forma. Dopo il titolo di cui sotto, se ne esce con questo sommario neanche troppo velatamente razzista. E ci fa anche il simpatico con i ... Ma perché non chiamarli negri a questo punto?
Repubblica.it

La caccia continua

La scienza su Repubblica.it. Anche oggi un titolo (con notizia) folgorante. Il prossimo? "Scoperto il nano più alto del mondo".
Repubblica.it

Tuesday, December 11, 2007

Si fa presto a dire universo


Su Boiler abbiamo messo un pezzo di John Barrow (che sarebbe questo qui con i capelli come Ken, l'amichetto di Barbie). L'articolo è lungo ma bello.
Boiler

Monday, December 10, 2007

Il destino

Il destino era scritto da tempo immemore. Quel pezzo di me non doveva vivere una vita come gli altri. Era nato male, faticava, s'ammalava spesso. E alla fine la falce ha chiuso il cerchio.
Oggi è dipartito il macbook.

Tuesday, December 04, 2007

Come si scrive un bel libro

Anche io sono un teorico della cancellazione della "d" eufonica. Però quando ci vuole ci vuole: Assassinio a Amsterdam è proprio bruttarello e non si capisce perché da Einaudi l'abbiano permesso. Detto questo, sto finendo il libro di Ian Buruma dal di cui titolo che quando uscì qualche mese fa me lo ero un po' perso. Si tratta di un gran bel reportage-inchiesta sull'Olanda che era (e che qualcuno ancora si sogna) e quella di oggi. I protagonisti sono tipi, che se non fossero tutti reali, starebbero bene in qualche romanzo (Theo Van Gogh e il suo killer delirante, per esempio). Il capitolo su Ayaan Hirsi Ali è un pezzo di scuola (come pure quello su Pym Fortuyn) di giornalismo.

Friday, November 30, 2007

Il comunista riluttante?

«Marx ha descritto la situazione del suo tempo ed illustrato con grande capacità analitica le vie verso la rivoluzione – non solo teoricamente: con il partito comunista, nato dal manifesto comunista del 1848, l'ha anche concretamente avviata. La sua promessa, grazie all'acutezza delle analisi e alla chiara indicazione degli strumenti per il cambiamento radicale, ha affascinato ed affascina tuttora sempre di nuovo».

Indovinate da dove viene questa lode a Carlo Marx?

Thursday, November 29, 2007

Che ne sapete voi

trovo e cito: «ma sono questi i piaceri della non-HT! una lumaca, un serpente sulle scale, dei bicchieri incastrati,macchie,l'inter... la gente comune, quella di fuori, che pensa che ne so ai misteri di fatima, alle meraviglie del mondo non sa quali siano i veri misteri e le gioie di risolverli. ma le cose veramente importanti e che restano per sempre sono quelle che passano in nonaccatì! ;)»
Hattrick.org

Wednesday, November 28, 2007

Ma che gli ha fatto Nanni al Corriere?

Anche oggi il "quotidiano di via Solferino" se la prende con il Festival del Cinema di Torino. E' il turno del Mereghetti.
Corriere della sera

Wednesday, November 21, 2007

Ma prendersela con più calma?


Sarà l'antico pregiudizio verso il Tricolore oppure sarà l'inguaribile tendenza a criticare. Certo, il simbolo del Partito democratico presentato oggi non è proprio che abbia entusiasmato il qui presente.

Monday, November 19, 2007

Full color


L'ultima barriera del bianconero superata oggi. Non più testo in nero su fondo bianco. Bell'idea della Stampa: mettere in magenta l'articolo sulla privatizzazione del colore.
La Stampa

Friday, November 16, 2007

Una bella mattinata


Per i 100 numeri di Nova 24. Luca De Biase non ce la fa stare al posto suo e si mette a fare su e giu' davanti alle telecamere per non far inquadrare Bruce Sterling sul palco.

Tuesday, November 13, 2007

28, dico, 28 numeri

Laura Morante da paura.
Esce il nuovo numero della rivista.
InAltriTermini

Monday, November 12, 2007

Non capisco e mi adeguo poco


Non si capisce perché uno (mettiamo, un Nobel) che afferma che i bianchi siano più intelligenti dei colorati è giustamente linciato (metaforicamente, s'intende) mentre un giornale che titola sulla maggiore intelligenza delle tettone-culone dovrebbe solo far sorridere.
Repubblica.it (ma anche quella di carta)

Thursday, November 08, 2007

Proprio dentro un college di Oxford

La mia prima intervista vis à vis su Skype. L'ho scritta e oggi esce su Nova 24, l'inserto del Sole 24 ore. Il lui dall'altra parte del monitor è questo signore qui.

PS un file audio in cui Antonio Sofi legge brani del colloquio con Luciano Floridi.

Monday, November 05, 2007

Ops

C'è gaffe e gaffe. Ilaria D'Amico ha appena chiamato Heidi Klum la madre di Carlo Giuliani, Heidi Giuliani.
Exit - La7

Esageriamo

A Ginevra (andata e ritorno) con l'aereo di Indiana Jones.
E, come si vede dalla qualità dell'immagine, la cosa all'inizio non è che mi entusiasmasse.

Wednesday, October 31, 2007

Autunno romano

Monday, October 29, 2007

Vincono i Bosox


Le World Series del campionato di baseball americano di quest'anno avevano un po' il fascino di un Genoa-Chievo del nostro campionato di calcio. Una vecchia squadra di blasone e dei mister nessuno del Colorado. Alla fine, l'hanno spuntata i rossoblé. Vediamo se la finiscono con la lamentazione...
New York Times

Friday, October 26, 2007

Un quote speso bene

Alessandro Gilioli ripercorre l'albero genealogico della destra italiana e scopre che tutto torna.
Piovono rane

Wednesday, October 24, 2007

Il gene dell'amore, la proteina della generosità


Ancora per la Repubblica.it.
Lunedì 29, qui, Vittorio Gallese se la prenderà tra le altre cose con questo tipo di (dis)informazione scientifica. Quando ci abbiamo parlato (la chiacchierata, realizzata anche con Roberta De Monticelli, uscirà qui tra qualche giorno), Gallese ci ha detto questo in proposito: «Molte di queste ricerche danno per scontata l’idea che, evocando in una persona quella reazione emotiva-affettiva che noi denominiamo in un certo modo e vedendo quali parti del cervello si attivano, noi abbiamo trovato la localizzazione di quell’emozione o di quello stato d’animo nel cervello, quasi che quello che noi stessimo cercando, localizzandolo nel cervello, fosse una “cosa”».
E ci sembra molto ragionevole.
Repubblica.it, Mente&Cervello

Un correttore di bozze?


Bene l'istantaneità della comunicazione on line. Bene l'essere sulla notizia prima di tutti. Bene che il messaggio passa lo stesso.
Ma dal meglio sito informativo del bigonzo ci aspetteremmo un po' più di cura, non le 5 revisioni della Treccani, ma un po' di cura sì.
Repubblica.it

Monday, October 22, 2007

Il mondo è bello perché è vario


Oggi in taxi a parlar di Darwin e biodiversità con Niles Eldredge (questo tipo qua accanto). Stasera ne discuterà anche al Teatro Eliseo a Roma insieme a Enrico Alleva nell'ambito di questa iniziativa.

Wednesday, October 17, 2007

La scienza che (non) pensa


Il famoso cabarettista James Watson (del duo Watson e Crick) se ne esce così sulla diversa distribuzione dell'intelligenza tra bianchi e neri (indovinate a favore di chi?).
Corriere.it, The Indipendent

Tuesday, October 16, 2007

Numeri

Ma sull'Unità c'è ancora il mitico Draghi a spiegare i dati elettorali?

Io gli do lo spunto. In Trentino Alto Adige, alle primarie le cose sono andate così:

Veltroni: 10.193 - 44,23%
Bindi: 6.686 - 29,01%
Letta: 5.928 - 28,97%

Che gli aveva fatto il Sindaco agli altoatesini?

Saturday, October 13, 2007

Non capisco

"Sospeso alto prelato, disse in tv di essere gay"
Una cosa: ma se diceva di essere etero era tutto a posto?
Repubblica.it

Thursday, October 11, 2007

In fondo, a destra


Comparso sotto casa. (Sento puzza di Piazza Vescovio).
Repubblica.it

Wednesday, October 10, 2007

Venghino siori, venghino

Siccome si è organizzato questo sarebbe carino che qualcuno che casca qui sopra si presentasse al Teatro Eliseo il 15 e/o il 22 e/o il 29 corrente mese.

Sunday, October 07, 2007

Serendipity/2

Quando si dice il crossover: 50 Cent vs Lucio Battisti - In da club (La canzone del sole).
Youtube

Friday, October 05, 2007

Forza, cresci!


Antonio Scurati dice cose che i maschi italiani intelligenti finiscono di dire in terzo liceo.
Le invasioni barbariche - La 7

Henry Jenkins rules


Su Boiler di questa settimana, abbiamo messo un paio di cose per presentare un genio che nel tempio della tecnologia mondiale (il Mit) riesce a farsi dare una cattedra di letteratura o giù di lì.
Boiler

Thursday, October 04, 2007

Serendipity


Scoperta casuale di eccezionale rilievo.
Frate Indovino

Si fa presto a dire sinistra

La questione del “chi siamo e del dove andiamo” non è solo il tarlo che affligge (o almeno dovrebbe) tutti a sinistra in Italia (tanto quelli che si apprestano a creare il Pd quanto quelli che cercano di rianimare la socialdemocrazia). Ne abbiamo pure scritto sull'ultimo Reset.

Anche i progressisti inglesi sono alla ricerca di nuovi valori. Qui un lungo dossier: alla ricerca delle fondamenta dell'Inghilterra di Brown.

Il Nouvel Observateur se lo fa spiegare da BHL: Comment être encore de gauche.
Reset, Prospect, Nouvel Observateur

Wednesday, October 03, 2007

Nella mia biblioteca

Da un po' ho scoperto Anobii, frontiera del social networking per appassionati di libri. Come costruirsi uno scaffale on line con tutti i libri che ci si vuole mettere più una serie di opzioni per facilitare le relazioni con gli altri abitanti della rete (per esempio, il sito fa la spia e dice chi ti è venuto a trovare in quella pagina). Inventato ad Hong Kong, questa è la mia pagina.
Anobii

Saturday, September 29, 2007

Ramadan - Ferrara 2-0


Ieri sera, la trasmissione Otto e mezzo condotta da Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni ha avuto innanzitutto il merito di spazzare via lo stucchevole dibattito di queste settimane voluto dal Corriere intorno alla questione se si dovesse discutere di e con Tariq Ramadan. Innanzitutto, si può. Lo si è fatto. Un'ora di interessante discussione che ha mostrato un'intellettuale, il Ramadan, che certo può essere ostico da digerire per alcuni ma non sembra il mostro dipinto da i vari Glucksman, Augé e dai vari liberal americani arruolati dal Foglio.
La vera questione emersa ieri è che prima di provare a confutare le tesi di Ramadan bisogna leggersele bene e tutte. Altrimenti si fa fatica a stargli dietro, si cade un po' nel ridicolo rinfacciandogli tesi sostenute dal nonno fondatore dei Fratelli musulmani, ed è molto difficile prenderlo in castagna.
Otto e mezzo

Friday, September 28, 2007

C'è qualcosa che non va

Il nuovo Venerdì di Repubblica è un po' indeciso. E pure io lo sono nella valutazione.
A prima vista non è che mi dispiaccia, però:

- La tentazione del "falli parlare" c'è, lo stile Vanity fair delle mille interviste si nota fin dalla copertina. Anche se qualche pezzo senza il personaggio resiste.

- La grafica, a parte la testata, è peggiorata. Il sommario è meno leggibile.

- Spargere fondi, editorialini, commenti per tutto il giornale non è una brutta idea.

- Non mi convince ridistribuire le rubriche che erano in fondo tra le varie sezioni del giornale. Ma sarà una questione di abitudine...
Il Venerdì di Repubblica

Wednesday, September 26, 2007

L'Africa a Princeton

La gioventù nel Ghana, le considerazioni di Ratzinger sugli omosessuali, multiculturalismo buono, cosmopolitismo delle identità e molto altro.
Intervista a Kwame Anthony Appiah.
Resetdoc.org

Monday, September 24, 2007

La religione? Un mito obsoleto

Intervista del tenutario a Daniel Dennett uscita su Reset 104


«La religione è una forza potente nel mondo. Oggi ancora di più. Dobbiamo studiarla da un punto di vista scientifico così da poterne anticipare i cambiamenti». Daniel Dennett con Rompere l’incantesimo (Raffaello Cortina, pp. 502, 32 euro), in libreria da qualche tempo in Italia, sembra quasi rispondere al volume di Benedetto XVI uscito in Germania e presto disponibile in tutte le lingue. Se quest’ultimo, malgrado le aperture, ribadisce la superiorità della religione, il filosofo della scienza direttore alla Tufts University del Center of Cognitive Studies capovolge la gerarchia: anche la religione è un fenomeno naturale e come tale va studiato con gli strumenti della scienza. A differenza di pamphlet come quello di Cristopher Hitchens (Dio non è grande Einaudi) che fanno del senso comune l'arma con cui combattere il credo religioso, qui c'è solo la scienza, nient'altro che la scienza. Un approccio evoluzionistico applicato a un tema non scientifico già sperimentato in altri ambiti come la coscienza, in La mente e le menti (Rizzoli, 2000), e il libero arbitrio, in L’evoluzione della libertà (Raffaello Cortina, 2004). Scavando fino ai primi riti e culti della storia umana, il filosofo bright, razionalista e scettico arriva fino alle versioni attuali dei grandi monoteismi, in primo luogo il cristianesimo. Meno polemico e più analitico dell’amico e sodale Richard Dawkins, anche Dennett comunque non si nasconde dietro le parole: per lui religioni o mucche pari sono. Dal punto di vista evoluzionistico, s’intende.

Uno degli obiettivi del suo libro è quello di capire perché le religioni funzionino così bene. Qual è il risultato di queste analisi?

Non offro alcuna conclusione. Sollevo più domande di quelle cui do una risposta. Ma alcuni punti emergono piuttosto chiaramente: le odierne religioni vengono osservate meglio come discendenti addomesticati delle prime religioni «selvagge»; proprio come le mucche ereditano molte delle caratteristiche degli uri, gli ungulati selvatici da cui discendono, così le religioni organizzate di oggi ereditano caratteristiche delle religioni folcloristiche che anticipano la cristianità. Si sono evoluti per mezzo della selezione naturale senza l’aiuto di disegnatori intelligenti. E molte delle innovazioni più recenti, disegnate deliberatamente dai leader religiosi, possono essere più pericolose (alle religioni stesse, alle persone che ne fanno parte).

Con quali strumenti si affronta questo lavoro di naturalizzazione della fede religiosa?

Io adotto una prospettiva naturalistica che vede ogni essere umano possessore di una mente, ovvero, di un sistema cognitivo implementato nel cervello, niente di immateriale. Una mente che è plasmata in modo forte da molti fenomeni, non solo dai geni, e non solo dalla razionalità. Le menti degli esseri umani sono cariche di idee che provengono dalle culture in cui sono immersi, e forse queste idee sono le fonti principali della potenza e delle fragilità degli esseri umani. I processi evolutivi si verificano tra le idee così come tra gli esseri umani, le piante, i microbi, ecc. Possiamo trarre un’utile forza esplicativa e predittiva da un approccio evolutivo alla cultura.

Da un punto di vista evolutivo, esistono differenze tra le varie interpretazioni di una stessa fede, pensiamo per esempio alle differenze tra moderati e fondamentalisti?

Quando gli scienziati scoprono che non credono più a una teoria scientifica, la abbandonano e cercano di dimostrare una nuova teoria. Quando le persone scoprono che non credono più a dottrine religiose che i loro genitori o altre persone più anziane hanno insegnato loro, capita che quelli che non abbandonano la «fede» spesso cercano di temperarla, riversarla in una serie di dottrine più credibili. Abbiamo assistito a un’enorme diluizione dei credi più forti un tempo; quelli che non sentono questo bisogno di cambiamento sono chiamati fondamentalisti.

Lei ha detto che le religioni sono radicate nella società per tre motivi principali: «aiutare chi soffre e allontanare la paura della morte, spiegare cose che altrimenti non potrebbero essere spiegate, incoraggiare la cooperazione nel gruppo». Non crede che queste siano funzioni positive per le nostre società?

Naturalmente lo sono, anche se tutti questi elementi hanno anche lati negativi. Gli stessi credi e pratiche religiose che possono alleviare angosce a molti possono anche causare tremendi sensi di colpa e atroci sofferenze. Le spiegazioni sono sempre sbagliate e potrebbero essere sostituite da spiegazioni scientifiche migliori. E la cooperazione, che viene così fortemente incoraggiata dalle religioni, spesso porta ad azioni di una folla che non ragiona che ha prodotto alcuni dei più brutali «fanatismi» visti sul pianeta. La convinzione incontrovertibile che la causa dell’uno sia giusta, e giustifichi qualsiasi azione, ha portato molte persone altrimenti buone a compiere terribili crimini.

Non crede che la naturalizzazione di fenomeni come la religione, ma anche la filosofia, irrigidisca e semplifichi eccessivamente la molteplicità dell’esperienza umana?

La scienza tratta meglio di ogni altra attività con i fatti dell’esperienza, credenza, conoscenza, testimonianza. La scienza non cerca di creare bellezza (nel modo in cui fanno le arti, per esempio), ma la scienza può studiare come le arti creino la bellezza, per dirlo semplificando estremamente il discorso. In modo analogo, la scienza non cerca di fare quello che la religione cerca di fare, ma la scienza può studiare scientificamente ciò che la religione cerca di fare e il modo in cui lo fa. Ritengo che la naturalizzazione aumenti la nostra comprensione, renda i fenomeni più intensi e anche più chiari, anzi magnifici. Il resoconto scientifico del sistema solare è molto più imponente dei vecchi miti sugli dei e i carri fiammeggianti spinti attraverso il cielo. Penso che gli amanti della natura che non sanno niente della teoria biologica sono come gli amanti della musica che non sanno leggere la musica, che non conoscono la teoria armonica, ecc.

Esiste una via praticabile per uscire dal conflitto tra scienza e religione, in particolare quella cattolica? Proprio nei giorni scorsi è apparso in Germania il libro che raccoglie tra l’altro il discorso su «creazione ed evoluzione» che papa Ratzinger tenne a Castel Gandolfo lo scorso settembre. E la strada per una riconciliazione tra Chiesa e scienza non sembra ancora pronta.

Il Vaticano – con Benedetto XVI e il cardinale Schoenborn, in particolare – cerca di contribuire alla controversia sul creazionismo, e penso che sia inciampato malamente. Giovanni Paolo II ha fatto il suo famoso commento su come l’evoluzione non fosse solo una teoria, eppure anche lui ha continuato a insistere nell’escludere l’animo umano dalla teoria evolutiva. Avrebbe potuto dire che l’evoluzione va bene per tutti gli esseri viventi eccetto che per i canguri, o che l’evoluzione ha governato tutta la vita eccetto quella sulla penisola italica! L’idea che la nostra specie, l’homo sapiens, sia qualcosa benedetta da poteri sovrannaturali (e non solo da un’intelligenza enormemente più grande) non deve essere presa in modo serio. Sono felice, tuttavia, che questi temi ora siano discussi apertamente. Si deve dire che coloro che sostengono che non c’è nessun conflitto sostanziale tra l’insegnamento della scienza e le dottrine della religione non sono in contatto con la realtà. Il conflitto è reale e mentre possiamo tutti sforzarci per una soluzione pacifica e rispettosa, dobbiamo renderci conto che come ai tempi di Copernico e Galileo, la verità scientifica renderà i miti precedenti obsoleti e inverosimili.

Sunday, September 23, 2007

Un minuto di silenzio

E' morto Marcel Marceau.
Corriere.it

Friday, September 21, 2007

R2 secondo me

alcune osservazioni intorno alla nuova Repubblica dopo due giorni in edicola:

- ci stanno lavorando ancora su

- troppe troppe cose in prima pagina: oggi c'erano richiamati ben 13 (tredici) articoli in quel fazzoletto di spazio. Sono indecisi su come trattare articoli di diverso genere (quelli old style e le lenzuolate)

- il colorino pastello non è male, sembra di stare in clinica

- ancora si deve apprezzare il filo che tiene insieme tutto il giornale, nella parte centrale, quella più nuova devono fare un po' d'ordine

- fanno un giornale all'avanguardia, che "è dentro la vita di un Paese" (cit.) e mettono un'apertura in Cultura (ieri) su Delio Cantimori

- oggi ad aiutare la pulizia e l'ordine c'era pure Diario

- li hanno avvertiti quelli dell'Espresso che tra poco si sbaracca?

Thursday, September 20, 2007

Lingua dei segni

Il pezzo di cui qui è uscito oggi su Nova 24 del Sole. Peccato.
Nova24

Wednesday, September 19, 2007

La seconda Repubblica

«Se un giornale è parte della vita di un Paese e non della sua rappresentazione». Così si apre la presentazione di Ezio Mauro di R2 e del quotidiano che cambia.
Non c'è male per il giornale più postmoderno che c'è.
la Repubblica

Tuesday, September 18, 2007

Ken Follett strikes back


Appena comprato l'ultimo mattone di Ken il brizzolato. 1367 pagine (dico, milletrecentosessantasette pagine) che iniziano il primo novembre 1327. Ci entusiasmammo per i Pilastri e, se tanto mi dà tanto, quello che sta per iniziare sarà un bellissimo autunno gotico.

Friday, September 14, 2007

I ggiovani e il nuovo che avanza

Mario Adinolfi risponde a Ilvo Diamanti sui "riferimenti ideali" del Pd. Cosa ci si aspetta dal candidato "giovane" della compagnia di giro che corre per le primarie? Che il tono sia sognatore, che citi Google e i ragazzi che se la sono inventata, che se parla di politica lo faccia da controprovocatore ("voi vi aspettate Obama e io vi cito Aldo Moro", tiè). Wow, ecco s'avanza il nuovo progressismo. Caspita che inversione a U!

Questo il testo della risposta:

"Le radici: Aldo Moro. Le foglie: i fondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page. Un politico e due innovatori senza pari. Brin e Page, due ragazzi che a trent'anni hanno fatto quello che in Italia nessuno di noi può sognarsi di fare: inventare da zero, competere liberamente, cambiare il mondo. Moro, un inventore di politica "alta", trucidato da barbari che camminano liberi e scrivono libri. Amo il suo discorso del 21 novembre 1968 ("Tempi nuovi s'annunciano e avanzano in fretta come non mai"), ma soprattutto la passione dell'ultima lettera alla moglie, nella consapevolezza della fine imminente: "Vorrei capire come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo"".
Repubblica.it

PS ma perché poi i brigatisti non dovrebbero poter scrivere libri?

Thursday, September 13, 2007

Ciao

Dopo cinque anni di malattia, è morto oggi Tommaso Russo Cardona. Ci eravamo conosciuti nell'89 alla Sapienza, dietro i banchi delle lezioni all'alba di Tullio De Mauro. Quei Wittgenstein e Saussure furono per entrambi le nostre prime letture e passioni universitarie condivise una primavera in quel bel parco che allora era Villa Mirafiori. Io poi me ne andai a Milano mentre Tommaso rimase con De Mauro a proseguire studi e ricerche. Per strani casi delle nostre esistenze private, lo ritrovai quindici anni dopo a studiare la lingua dei segni. Ultimamente aveva scritto molta parte di questo libro sul quale ho scritto qualcosa che avrei sperato fargli leggere.

Tuesday, September 11, 2007

Esce (fra qualche giorno) Reset

Eccolo qua. Ci sono un po' di cose non male (per dire, Michael Walzer che discute con la Urbinati, Amato che se la prende con i «solletica pance della destra», John Searle e Daniel Dennett che parlano con me, un articolo di un grosso filosofo senegalese, Chiara Saraceno che spiega perché in Italia stanno aumentando i matrimoni misti ecc.). Tra qualche giorno in (qualche) edicola e libreria.
Reset

Monday, September 10, 2007

I danni di Umberto Eco

"Fenomenologia del blog-predicatore" di Filippo Ceccarelli

"Fenomenologia dei grillanti tra blog e gazebo" di Gianluca Nicoletti
la Repubblica, La Stampa

Spettatori interessati

A leggere i resoconti odierni (qui quello del Corriere) del match a sorpresa tra Cristopher Hitchens e Tariq Ramadan al Festival della letteratura di Mantova ci siamo fatti l'idea che non sia così facile e banale prendere in castagna il nipotino del fondatore della Fratellanza musulmana. Ci si agita, ci si sbraccia ma alla fine sembra più ragionevole quello che ha da dire lui piuttosto che gli pseudo-argomenti usati, per dire, da Hitchens.

Friday, September 07, 2007

Notte rosa

Ieri sera a Roma il cielo era così.
Anzi molto meglio.

Wednesday, August 29, 2007

doh

Pure l'Ansa perde tempo con sto giochetto...
Hattrick.org, Ansa

Wednesday, August 22, 2007

Pranzo di gala?


Ma che caspita ci aveva da ridere Mauro "bandana" Corona a tavola con Alemanno, Tremonti e Maroni in Cadore?

Wednesday, August 08, 2007

Altro che scontro di civiltà

Poi uno dice le regioni rosse. La cultura, modello per tutto il paese, integrazione e ricchezza diffusa, civiltà ecc. ecc.
Ma lo sapevate che in Toscana, la Regione (insomma, il governatore, il capo) ha vietato ai bar di produrre in proprio tè e caffè freddo? E costringe chi non vuole rinunciarci a sorbirsi orrende sbobbe shakerate o bricchetti confezionati.

Thursday, August 02, 2007

Libri delle vacanze

Tre libri che mi sono sfogliato durante queste due settimane tra "i profughi di Parga" (cit.):
1) Il primo è una introduzione a quello che la lingua dei segni è. Per sapere alcune cose interessanti come: il finlandese e l'inglese in segni fanno parte dello stesso ceppo linguistico, il francese e l'americano di un altro; un triestino e un siciliano segnanti stentano a capirsi.
2) Il secondo si chiama il manifesto dei conservatori ma è piuttosto una raccolta di articoli di vario genere (critica letteraria, ermeneutica della filosofia contemporanea, moralismi vari). Il migliore, al di là del condividerlo o meno, è quello sul matrimonio. L'autore, Roger Scruton, oltre che da Ferrara è tra i più amati anche da Gordon Brown.
3) Il terzo è un'antologia di scritti enogastronomici (più eno che gastronomici) di Mario Soldati. Certo, sarà un po' banale pensarlo, ma immaginarlo che se ne andava in giro durante i primi anni Settanta a cercare per le campagne marchigiane il Verdicchio perfetto un po' d'invidia la mette addosso.

Tuesday, July 17, 2007

Re dell'Epiro


Si parte. Il tenutario si reca per un paio di settimane qui.
Arrivederci.

Monday, July 16, 2007

Searle and I


Malgrado il gesto da ultrà, quello a sinistra non è il titolare che ha perso la pazienza. E' questo filosofo qui.

Saturday, July 14, 2007

Confronti


Avrà pure due fratelli pusher Rachida Dati, ministra di Sarkozy, ma la volete mettere non dico con la Bindi ma pure con la Melandri? Sul mio personalissimo cartellino è lei l'icona sexy della politica 2007.
Le nouvel Observateur

Thursday, July 12, 2007

Internet liquido

Nuovo articolo del titolare su Nova 24, l'inserto del Sole 24 ore.

Wednesday, July 11, 2007

Dichiarazione dei redditi

Ma è un paese normale oppure uno Stato di polizia quello in cui ti si chiede di dimostrare che non hai detto il falso? Costringendo ognuno di noi a cercare in tutti i cassetti di casa, negli uffici dei notai che essendo passati 15 anni si sono trasferiti, un'infinità di scartoffie.
Ci pensassero loro a scoprirlo se hanno voglia, tempo e capacità. Ecchecaspita!

Tuesday, July 10, 2007

Pareva ieri


Siamo già alla terza estate...
Copertina del nuovo numero di Inaltritermini.

Friday, July 06, 2007

Bauman parla con me

Intervista col grande vecchio della sociologia uscita oggi su Caffe' Europa.

Qual è oggi il ruolo di “mandarini” e maître à penser? Zygmunt Bauman descriveva, giusto vent'anni fa, la trasformazione che il postmoderno avrebbe provocato tra gli intellettuali. Nel suo libro La decadenza degli intellettuali (nella versione originale Legislators and Interpreters) analizzava il passaggio dal “legislatore” e consigliere del principe in grado di suggerire un ordine sociale sulla base della propria conoscenza al semplice “interprete”, cinghia di trasmissione tra comparti della società che ormai prendono le proprie decisioni senza troppo ascoltare i savant grilli parlanti.

Molto è cambiato in questi anni, nel mondo e pure nel pensiero del grande sociologo polacco. Il crollo del Muro di Berlino, la vittoria del mercato, dell'Occidente, della globalizzazione ma anche della frammentazione nelle società avanzate hanno costretto Bauman a spingere sull'acceleratore dell'analisi sociale. Ha inventato e applicato il fortunatissimo concetto di “liquidità” a molti ambiti della vita contemporanea. La “società liquida”, la “modernità liquida”, l'“amore liquido” sono espressioni entrate stabilmente nell'attuale commercio delle idee. Eppure, molte intuizioni sul cambiamento in corso erano già presenti in quel volume che in questi giorni Bollati Boringhieri ha riportato in libreria. Per esempio la marginalizzazione dell'intellettuale e della discussione tra idee all'interno dei mezzi di comunicazione di massa.
Il resto è qui.
Caffe' Europa

Wednesday, July 04, 2007

Uomini di cultura

"YouTube, la nuova Cloaca Massima, sollecita il riversamento di un materiale che tanto è più fecale tanto più soddisfa gli autori". Cacchio, e io che mi ci stavo gustando tutto felice un classico come questo.
Dico io sig. Ferrero, che ho pure letto quel suo nostalgico libro sulle vacanze a Cogne 50 anni fa, perché non si rimette i calzoni al ginocchio e si va a schiarire le idee in quota?
La Stampa

Monday, July 02, 2007

Pubblicità progresso

Anche l'amico fraterno APF è arrivato nel magico mondo del cazzeggio bloggesco. Ecco qua la sua sobria paginetta. (Ehm, con quella paginetta, cazzeggio fino a un certo punto....)

I gemelli vogliono la Profe

Oggi chiacchierata con la Profe (che poi sarebbe la tenutaria di questo nonché questa qui in persona). E' "di molto ganza" e ha scritto pure questo spassosissimo libro e commovente. Uno di questi giorni ci scrivo qualcosa per la rivista delle stazioni.

Per intanto, domani ci ho gli esami all'università e gli studenti dall'altra parte del tavolo li guarderò certo con un occhio diverso e un mezzo sorrisetto. Non si credessero.

Saturday, June 30, 2007

Ta ta ta taaaan

Thursday, June 28, 2007

Vaiolence

Le nottate movimentate a Campo de' fiori finiscono sul New York Times. E' l'articolo in cima alla classifica della sezione Mondo. E noi che ci si sentiva così provinciali ad averne le scatole piene.
New York Times

Wednesday, June 27, 2007

Filmografia veltroniana

In questi giorni, in molti hanno ricordato che il film preferito dal prossimo segretario del Pd è L'uomo dei sogni, pellicola in vero un po' pallosa in cui uno svampito Kevin Costner distrugge i campi di pannocchie di famiglia per costruirci un diamante da baseball. Beh, il titolare ne ha visti diversi di film sul baseball e quello che piace a Walter è veramente tra i peggiori. Niente a che vedere, per dire, con questo (nel quale Anthony Perkins, prima di Psycho, dimostra di essere un grande attore) oppure con quest'altro (in cui Costner almeno fa vedere di saperci fare col guantone).

Friday, June 22, 2007

La Nussbaum, Rorty e la filosofia antica

Martha Nussbaum ne spara più di Bertoldo in quest'intervista che dovrebbe essere su Richard Rorty. Ne dice molte sulla filosofia del Novecento ("Heidegger non è un filosofo di rilievo", "Il realismo interno di Putnam è molto seducente" ecc.). Ma la migliore non è una valutazione (che rimane un giudizio privato discutibile ma privato) ma è questa: (Rorty ne La filosofia e lo specchio della natura) "ha praticamente ignorato il mondo antico, che non aveva alcuna nozione di rappresentazione mentale come rispecchiamento del mondo".
Eh già, e chissà con cosa si sono baloccati Platone e Aristotele?
Caffe' Europa

Thursday, June 21, 2007

Romanismi/2

Ecco, la triste esperienza di condividere una speranza con Fabio Capello.
Corriere.it

Wednesday, June 20, 2007

Romanismi

Ma vuoi vedere che arriva il quarto scudo?
Corriere.it

Thursday, June 14, 2007

La tv in carcere

Sul nuovo numero della rivista dell'Associazione Antigone, il tenutario discute con un po' di "addetti ai lavori" di carcere e tv a partire da quel reality show ambientato nel carcere di Velletri e inventato da Maurizio Costanzo.
Antigone

Gabbiano urbano


Adesso lo diciamo qui: manca poco che i gabbiani romani seguiranno le cornacchie e attaccheranno l'essere umano. Da qualche tempo sono molto più confident. Occhio.
(Questo stava stamattina su un pulmino della pescheria dietro Campo de' fiori)

Wednesday, June 13, 2007

Tecnologia politica

Modem. Poteva scegliersi un nome più polveroso e antico la corrente clericale del Pd nascente? (Bella Massimo).

Tuesday, June 12, 2007

E il mio Rorty

L'articolo che ho scritto per Caffe' Europa.

Habermas su Rorty

Ieri sul Süddeutsche Zeitung:


I received the news in an email almost exactly a year ago. As so often in recent years, Rorty voiced his resignation at the "war president" Bush, whose policies deeply aggrieved him, the patriot who had always sought to "achieve" his country. After three or four paragraphs of sarcastic analysis came the unexpected sentence: " Alas, I have come down with the same disease that killed Derrida." As if to attenuate the reader's shock, he added in jest that his daughter felt this kind of cancer must come from "reading too much Heidegger."
L'articolo prosegue qui

Vai a gioca' cor pallone, bella


Perché Victoria delle Spice Girls deve rovinare l'immagine dello sport più bello che c'è? (E comunque, giusto per i Dodgers poteva farlo...)
Corriere.it

Monday, June 11, 2007

Il post

Malgrado i giornali italiani non se ne siano accorti (solo Vattimo sulla Stampa), è morto Richard Rorty. Poteva disturbare, eppure la Filosofia e lo specchio della natura è un gran bel libro.

Sunday, June 10, 2007

Clap clap

Il reportage di Mario Calabresi dall'aereo dei giornalisti al seguito di Bush. Su Repubblica di oggi.

l a prima cosa che ti chiedono alla base militare di Andrews in Maryland, venti chilometri a sud-est di Washington, è di consegnare il passaporto. Lo rivedrai nove giorni dopo, ti verrà restituito solo quando sarai di nuovo al Virginia Gate, l´ingresso della base che dal 1962, per decisione di John Kennedy, è la casa dell´Air Force One, l´aereo del presidente degli Stati Uniti. Stai partendo per un viaggio che ti porterà insieme ad altri centodue giornalisti e a trenta agenti del Secret Service dall´altro lato dell´Atlantico, a saltare da una parte all´altra dell´Europa. Ma non hai in mano nulla, non solo non hai più il tuo documento, ma neppure un biglietto aereo, una prenotazione, un pezzo di carta, il nome di un albergo. Nulla. Hai solo il tuo nome.
Sotto la pioggia, al check-in della base, abbassi il finestrino del taxi e a una soldatessa dai capelli rossi dici come ti chiami. Lei passa e ripassa l´elenco e tu resti in apnea, se non trova il nome salta tutto. Poi ti sorride, fa un cenno con il capo e da quel momento sarà la macchina organizzativa della Casa Bianca ad occuparsi di te. Trasportarti in aereo, un po´ in business class un po´ in economica a seconda di complicatissime alchimie che ben pochi sono in grado di decrittare, in autobus, in barca e all´occorrenza in elicottero. Darti da mangiare, preoccupazione costante e continua, in ogni luogo e in ogni momento, a ciclo continuo. Dalla sala d´attesa, all´aereo, al pullman, fino al centro stampa e ritorno, il cibo non manca mai. In aereo c´è anche l´alcool, abbondante come nelle feste universitarie che si rispettino, poi quando c´è da lavorare scompare improvvisamente e trionfano Coca Cola, caffè e litri di succhi di frutta.
Nella sala d´attesa la differenza tra veterani e novizi è data da un particolare invisibile, una minuscola catenella al collo sopra la camicia. Presto si capirà a cosa serve. Distribuiscono il pass plastificato che aprirà le porte delle conferenze stampa, degli alberghi, dei bus, degli aerei, che convincerà gli addetti alla sicurezza di ogni paese a lasciarti passare, che sarà il tuo unico segno di identità per tutto il viaggio. I veterani lo agganciano subito alla catenella con gesto distratto, mentre salutano i vecchi amici; i novizi se lo gireranno a lungo tra le mani cercando un modo per sistemarlo da qualche parte.
Non si fa il check-in e non si devono spedire le valigie. O meglio, tutti viaggiano con il solo bagaglio a mano, altrimenti bisognerebbe consegnarlo tre ore prima della partenza e, visto che, per esempio, da Roma per Tirana si parte alla 4 e 45 del mattino, la sola idea di alzarsi dal letto poco dopo la mezzanotte cancella qualsiasi tentazione di portarsi dietro l´intero guardaroba.
Sotto la scaletta viene distribuito l´organigramma del potere, che stabilisce in modo indiscutibile l´importanza di ogni testata. È la mappa dei posti a sedere. In prima classe ci sono dieci posti. Nella top ten entra un solo quotidiano - a rotazione tra New York Times, Washington Post e Los Angeles Times -; quattro agenzie di stampa: Associated Press, Reuters, Bloomberg, France Presse; e cinque televisioni: Cnn, Abc, Fox, Cbs e Nbc. Presto scoprirò che sono loro a dettare i tempi degli spostamenti e tutti si dovranno adeguare alle loro necessità. Fanno ascolto, fanno profitti, fanno sempre la differenza, decidono i destini dei presidenti, conterà pur qualcosa tutto ciò. Nelle prime file della business ci sono i settimanali Time e Newsweek e i fotografi delle agenzie. Seguono gli altri giornali americani e poi le radio.
Prima di arrivare in fondo, verso la classe economica, dove le poltrone si restringono e dormire diventa difficile, restano dieci posti liberi. Sono per i corrispondenti stranieri. A rotazione se li giocheranno giapponesi, italiani e tedeschi, i tre paesi che mandano più giornalisti al seguito del presidente degli Stati Uniti. Comprendere la logica che li assegna è impossibile, nell´algoritmo vanno infilati il numero dei viaggi fatti dalla testata, l´importanza che gli americani le attribuiscono, le nazioni che verranno toccate nel programma, i precedenti e l´anzianità del corrispondente. Poi forse anche la sorte aiuta, se il novizio a sorpresa si trova seduto dietro al Financial Times.
Finalmente si sale sulla scaletta di questo Boeing 777 della United Airlines. Benvenuti sull´Air Press One, l´aereo che trasporta i giornalisti che seguono l´imperatore americano nei suoi viaggi. Ennio Caretto, una vita in America tra Stampa e Repubblica, corrispondente da Washington del Corriere della Sera e veterano di queste trasferte - ha cominciato con un memorabile viaggio di Nixon da Washington alla California per ricevere Leonid Breznev nel giugno del 1973 - mi avvisa sulla scaletta: «Adesso entriamo allo zoo, perché il vero nome di questo aereo è "the zoo"».
Resto interdetto, mi aspettavo un ambiente formale, silenzioso, pieno di secchioni. La prima cosa che si vede è l´immediato pellegrinaggio al buffet e al carrello con il vino bianco e lo champagne. Tutti si conoscono, le hostess si illuminano nel rivedere volti conosciuti. Nessuno chiede di allacciarsi le cinture, non ci sono i filmati illustrativi delle procedure di sicurezza, né le raccomandazioni. Tanto che mentre l´aereo già si muove sulla pista, molti continuano a telefonare, altri compulsivamente proseguono a scrivere sui cellulari o ascoltano la musica in cuffie gigantesche. Mentre l´aereo decolla c´è chi ha già reclinato il sedile e chi sta in piedi. Ora comincio a capire il soprannome.
Le ali non si sono ancora rimesse in parallelo con il terreno che già una voce potente chiama la lotteria. È la voce di Rodney Batten, gigantesco cameraman nero della Nbc. Ha in testa un cappello da joker con le punte colorate, comincia a fare una musichetta con la bocca al microfono, come un rapper, e chiama «Seato». Il nome di questa lotteria aerea prende il nome da seat - posto a sedere - e la si fa dagli anni Ottanta, quando l´Air Press One volava dietro a Ronald Reagan. Rodney passa con un sacco di tela bianca e raccoglie biglietti da venti dollari, su cui ognuno segna a pennarello il suo numero di posto. Ogni mezz´ora torna all´attacco per convincere gli indecisi: motivetto musicale introduttivo e poi la cifra: «Ladies and gentlemen, siamo arrivati a 1.020 dollari, non perdete l´occasione». A 1.380 dollari decide di fermarsi. Ora c´è l´estrazione, quindici secondi di suspense poi vince il 14E. Eberhard Plitz, corrispondente da Washington della televisione tedesca Zdf alza le braccia al cielo tra gli applausi. Arriva una giornalista televisiva che lo bacia sulla guancia per la foto di rito, come si fa con il vincitore all´arrivo di tappa al Giro o al Tour, poi Ronald gli consegna il bottino. Segue lungo giro dell´aereo per ringraziare.
Lo scorso anno, nel viaggio del presidente in Giappone, vinsero gli italiani, che si erano consorziati e decisero di dare il premio in beneficenza. Annunciarono che lo avrebbero mandato alla vedova e ai figli di un poliziotto morto cadendo dalla moto mentre faceva la scorta a Bush durante la tappa alle Hawaii. Ovazione degli americani, pacche sulle spalle, strette di mano, complimenti, ma poi nessuno ha seguito l´esempio.
Ogni occasione per brindare o festeggiare è benvenuta: compleanni, matrimoni, cambi di carriera e ultimi viaggi vengono annunciati all´altoparlante. Giampiero Gramaglia, corrispondente da Washington per l´Ansa, diventa direttore dell´agenzia e la notizia viene data durante un viaggio tra Amman e Washington: sull´aereo si spellano le mani e subito si stappa lo champagne. Il clima si fa leggermente più serio non appena viene distribuito il press kit, grande librone giallo con tutto quello che bisogna sapere: tappe, spostamenti, appuntamenti, cartine, schede delle nazioni visitate, biografie di premier, curiosità e statistiche. Parte la caccia all´errore. Questa volta non ce ne sono molti, ma Berlusconi per la Casa Bianca è il Cavalliere, con due elle.
Si scoprono anche dettagli non secondari: che lo zoo non passerà dalla Polonia ma andrà direttamente da Heiligendam, sede del G8, a Roma, perché i signori delle televisioni non possono permettersi di essere in volo di sera, quando sulla costa est degli Stati Uniti parte il prime time, la fascia pomeridiana e serale di maggior ascolto. Per le sei del pomeriggio vogliono un bel collegamento con lo sfondo del Cupolone di San Pietro. Pazienza per il presidente polacco e poi tutti sono felici di andare a cena a Roma. Già a Praga c´è chi prenota e chiede consigli agli italiani.
Il presidente non resta mai solo. Con lui sull´Air Force One, aereo con stanza da letto, tavolo di quercia per le riunioni, sala operatoria e un telefono con ventotto linee criptate, c´è il pool. Sono cinque o sei giornalisti, sempre e solo americani, che a rotazione lo seguono ovunque e poi fanno rapporto via mail dai loro palmari a tutti gli altri. Danno al volo le notizie più importanti e rispettano il gioco di squadra. Una riga per «allertarvi: Putin ha proposto di mettere il sistema di difesa antimissile in Azerbaigian».
E raccontano dettagli e curiosità, per permettere a tutti di infilare un po´ di colore nei pezzi. Sheryl Stolberg del New York Times era nel pool che è finito a Jurata in Polonia. Bush al mattino si era sentito male: «Ho chiesto a Potus come si sentiva, lui ha alzato i pollici verso l´alto e ha detto: "Bene, grazie". Ma lo ha fatto con una voce debole e le sue guance erano più rosse del solito e poi non ha più detto una parola. Insomma non sembrava stare tanto bene». Pochi minuti dopo si ricollega: «Il presidente Lech Kaczynski e sua moglie Maria, insieme al loro cane Titus, che somiglia a Barney - lo scottish terrier che abita alla Casa Bianca - hanno dato il benvenuto a Potus e Flotus. I Kaczynski, il loro cane e i Bush si sono messi in posa per una foto insieme di fronte al giardino che degradava fino al Baltico, il tempo era perfetto, la luce brillante e c´era un venticello fresco. "Oh, è meraviglioso", ha detto Laura Bush, poi ha guardato il cane che era al guinzaglio e ha aggiunto: "Ci sentiamo proprio come a casa"». Per i giornalisti del pool la coppia presidenziale si chiama sempre Potus (President of the United States) e Flotus (First Lady of the US), per lo staff della Casa Bianca invece sono the President e mrs. Bush.
In fondo all´aereo siedono uomini giganteschi, i capelli cortissimi. Sono gli agenti dello US Secret Service, il servizio segreto che da centosei anni garantisce la sicurezza del presidente e del suo seguito. Producono e vendono i gadget, a partire dalla maglietta blu, nera e bordeaux con lo stemma del presidente che contiene l´aquila e la scritta European Presidential Trip 2007. Costo venticinque dollari. Sono superallenati, dormono in spazi ristretti e si alzano per andare verso l´uscita mentre l´aereo sta ancora atterrando.
Appena a terra si corre in sala stampa, tutto è già allestito, si passa da un acquario a un altro. Ma qui c´è la colonna sonora. È la voce di Mark Knoller da Brooklyn, l´uomo della radio Cbs. Ha cominciato con Ford e ha il record delle miglia percorse con Bill Clinton. È un uomo immenso, con la barba; somiglia a Michael Moore ma con una voce profonda e possente. Quando si collega - succede anche ogni quindici minuti - tutti prendono appunti: ha il dono della sintesi, l´attacco del pezzo è pronto.
Quelli delle agenzie si marcano stretto, se uno di loro si alza di scatto tutti gli altri lo seguono correndo con il taccuino in mano, nessuno sa perché ma la meta è sempre la stanza allestita per lo staff di comunicazione della Casa Bianca. Le vittime sono Gordon Johndroe, texano di trentadue anni, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, che segue Bush da quasi un decennio, e Salvatore Antonio Fratto, detto Tony, quarantuno anni la prossima settimana. Tony è figlio di italiani e ricorda volentieri le estati passate a Cefalù, quando si alzava alle quattro del mattino per innaffiare i limoni con il nonno. La loro specialità è minimizzare. La loro mimica facciale è perfetta. Sono pagati per essere veloci e risolvere problemi. Capita che arrivino di corsa e dicano: «Nessun soldato turco è entrato in Kurdistan». Cosa? Come? Perché? «La notizia», proseguono, «è destituita di fondamento». Solo allora qualcuno si accorge che da pochi minuti circola in rete un´indiscrezione. Il loro controllo è globale, e intervengono subito, prima che la valanga cominci a rotolare e qualcuno inizi a pensare che la Turchia ha mandato i suoi soldati in Iraq. Il presidente si vede pochissimo, i suoi consiglieri però si fanno sentire in continuazione: spiegano, analizzano, forniscono dati, non demordono.
In sala stampa non spengono mai la luce: i giornalisti lavorano a ondate, a seconda dei fusi orari. All´alba ci sono i giapponesi, nel primo pomeriggio i tedeschi che chiudono presto i loro giornali, poi gli italiani, la sera gli americani, poi di notte tornano i giapponesi. Tutti mangiano in sala stampa, il piatto accanto al computer. Roma fa eccezione e un esercito di cinici disincantati, mentre il pullman passa davanti ai Fori, si scioglie e per un attimo si lascia andare: «Wonderful».
Nella Città eterna si arriva con tre ore d´anticipo. Lo ha deciso Ann Compton. Lavora per la Abc, è la veterana: ha cominciato nei giorni del Watergate ed è stata l´unica giornalista tv ad essere ammessa sull´Air Force One l´11 settembre 2001, mentre il presidente girava per i cieli d´America per stare lontano da Washington. Questo le dà l´autorevolezza necessaria a guidare l´Associazione dei corrispondenti dalla Casa Bianca e a fare l´organizzatrice: è l´unica che riesce a cambiare gli orari dei voli e degli spostamenti.
Ogni volta che l´ora della partenza cambia entra un ragazzo dell´organizzazione e urla: «Si rinvia di trenta minuti, but soft not hard». Significa che la mezz´ora è flessibile. Se fosse hard sarebbero trenta minuti spaccati e si partirebbe senza i ritardatari. Che resterebbero a terra senza passaporto. Lontano dal circo, fuori dallo zoo.

Saturday, June 09, 2007

Se Paris avesse lo mere

Leggo e sottoscrivo. L'arrapamenento per la ragazzetta in carcere è imbarazzante anzicheno.

E' incredibile il chiacchiericcio manettardo che infesta i commenti alla scarcerazione di Paris Hilton, considerata una persona privilegiata e raccomandata per essere uscita di galera dopo un solo giorno di detenzione. A parte che i giustizialisti assetati di sangue avrebbero potuto aspettare un attimo prima di far tintinnare le manette a ogni riga dei loro articoli e nelle loro dichiarazioni, visto che Paris è subito rientrata in galera. Il punto che sfugge ai moralisti coi sopracciò è che la ragazza non ha fatto nulla per meritarsi il carcere. I casi come il suo solitamente non finiscono in prigione per più di mezza giornata. Paris Hilton è solo vittima delle manie di protagonismo di un giudice. Paris Hilton è in galera soltanto perché si chiama Paris Hilton, altro che raccomandata. Ed è rientrata in galera accompagnata dalla ola degli editorialisti snob che la detestano antropologicamente, indignati perché una ragazzina colpevole di essersi sbronzata possa scontare la pena agli arresti domiciliari. Ci vada la Rodotà a farsi redimere.
Lo abbiamo preso qui

Thursday, June 07, 2007

Sulla traversa

Edit: Che bella cosa.

Wednesday, June 06, 2007

Sia chiaro

Finché un australiano qualsiasi non capita in questo blog io non mi schiodo.

Tuesday, June 05, 2007

Separati alla nascita


Perché Emerson, calciatore del Real Madrid soprannominato "il puma", fa "capoccella" dietro alla scrittrice somala più in intervistata in questo momento?
Resetdoc.org

Monday, June 04, 2007

Chi è causa del suo mal...

Allora, oggi Magdi Allam ci racconta che la scuola italiana è stata recentemente invasa da una pubblicazione dell'Ucoii (l'unione delle comunità islamiche in Italia) che promuove il creazionismo e attribuisce all'evoluzionismo le peggiori nefandezze. Al di là della qualità del volume (sarà immondizia che nulla ha a che fare con la scienza), Allam si rende conto che nella sua furia ha attribuito agli islamici italiani la “colpa” di essere creazionisti né più e né meno di quanto sostiene Ratzinger, per esempio nel libro «Creazione ed evoluzione» (Schoepfung und Evolution)?
Corriere della sera

Sunday, June 03, 2007

Google parla

Su Boiler abbiamo messo l'intervista a l'ad Eric Schmidt.
Boiler

Thursday, May 31, 2007

Un due, un due, un due


Due segnalazioni per mobili sedentari e camminatori stabili:

1) Un bravo e giovane (e un po' amico, tie') filosofo organizza a metà giugno il Festival del cammino. Per chi fosse dalle parti di Parma e dintorni e volesse sgranchirsi anima e gambe.

2) Ho tra le mani Perché corriamo, un libretto di Roberto Weber. Ha tutta l'aria di essere un'ottima lettura per la cyclette. Non scherziamo.
Che mi fa tornare in mente, con una citazione, uno dei miei idoli dell'infanzia: Steve Ovett (quello qui a sinistra). Uno capace di dire una frase cosi': Il decathlon sono nove gare da Topolino più i 1500 metri. (l'ho trovata qui).

Wednesday, May 30, 2007

Tariq il tormentone

Paul Berman è quel liberal americano col ditino alzato che spiega alla sinistra europea che non ne azzecca una dai tempi del '68. Ora, in un libro per dimensioni (173mila battute!!!) in forma di articolo del New Republic spiega perché l'ultima cantonata sia dar credito, o semplicemente far parlare, Tariq Ramadan (che è quello insieme a Ratzinger nell'immagine tre post qui sotto). L'elenco delle colpe è questo:

The equanimity on the part of some well-known intellectuals and journalists in the face of Islamist death threats so numerous as to constitute a campaign; the equanimity in regard to stoning women to death; the journalistic inability even to acknowledge that women's rights have been at stake in the debates over Islamism; the inability to recall the problems faced by Muslim women in European hospitals; the inability to acknowledge how large has been the role of a revived anti-Semitism; the striking number of errors of understanding and even of fact that have entered into the journalistic presentations of Tariq Ramadan and his ideas; the refusal to discuss with any frankness the role of Ramadan's family over the years; the accidental endorsement in the Guardian of the great-uncle who finds something admirable in the September 11 attacks--what can possibly account for this string of bumbles, timidities, gaffes, omissions, miscomprehensions, and slanders?
Two developments account for it. The first development is the unimaginable rise of Islamism since the time of the Rushdie fatwa. The second is terrorism.
The New Republic

Tuesday, May 29, 2007

Insomma

Questa cosa della costituzione by "social acceptance" delle istituzioni pubbliche non mi sembra una novità epocale per la filosofia. Però John Searle (quello di cui al post precedente) è un grandissimo esperto di auto sportive.

Sunday, May 27, 2007

Derrida ci aveva ragione

Domani mattina, il titolare sarà a Milano (qui per la precisione) ad ascoltare lui (e a fargli qualche domanda).
Lo spirito è parzialmente scettico.

Saturday, May 26, 2007

Un nuovo inizio


E' uscito il numero 101 di Reset (qui un'idea di quello che ci è dentro).

Thursday, May 24, 2007

Espugnata anche la Confindustria

Su Nova24 (con il Sole24ore di oggi) un articolo del titolare su e con Henry Jenkins (su crossmedialità, partecipazione, Matrix, Harry Potter ecc.).
Il Sole24ore

Wednesday, May 23, 2007

Per pochi intimi

Partito democratico,ecco i nomi dei componenti del comitato 14 ottobre:

Giuliano Amato; Mario Barbi; Antonio Bassolino; Pierluigi Bersani; Rosi Bindi; Paola Caporossi; Sergio Cofferati; Massimo D'Alema; Marcello De Cecco; Letizia De Torre; Ottaviano Del Turco; Lamberto Dini; Leonardo Domenici; Vasco Errani; Piero Fassino; Anna Finocchiaro; Giuseppe Fioroni; Marco Follini; Dario Franceschini; Vittoria Franco; Paolo Gentiloni; Donata Gottardi; Rosa Iervolino; Linda Lanzillotta; Gad Lerner; Enrico Letta; Agazio Loiero; Marina Magistrelli; Lella Massari; Wilma Mazzocco; Maurizio Migliavacca; Enrico Morando; Arturo Parisi; Carlo Petrini; Barbara Pollastrini; Romano Prodi; Angelo Rovati; Francesco Rutelli; Luciana Sbarbati; marina Sereni; Antonello Soro; Renato Soru; Patrizia Toia; Walter Veltroni; Tullia Zevi.
Repubblica.it

Multiculti a viale Marconi

Oggi pomeriggio si chiacchiera del più e del meno a Roma. Ci sarà pure il tenutario.

L'invito lo copioincollo

Il multiculturalismo è davvero fallito?

Mercoledì 23 maggio, ore 17
Libreria Bookcity
Viale Guglielmo Marconi, 92 Roma
(vicino piazzale della Radio)

Roberto De Angelis, antropologo, Università di Roma La Sapienza
Alessandro Lanni, giornalista, caporedattore della rivista «Reset»

Coordina il dibattito Amara Lakhous, scrittore

Tuesday, May 22, 2007

Ne manca uno

Nati il 22 maggio

1859 - Sir Arthur Conan Doyle, medico e scrittore britannico († 1930)
1907 - Hergé, autore di fumetti belga († 1983)
1915 - Dino Viola, imprenditore e dirigente sportivo italiano († 1991)
1946 - George Best, calciatore inglese († 2005)
1970 - Naomi Campbell, modella britannica
Wikipedia

Monday, May 21, 2007

Dennett tra mucche e religione

Quando l'abbiamo intervistato, il filosofo evoluzionista Daniel Dennett ci ha detto che in fondo le religioni non sono troppo diverse dalle mucche preistoriche.
Qui la nostra chiacchierata (in inglese) che spiega perché il conflitto tra scienza e religione sul terreno darwiniano sia questione di vita o di morte. Per la religione, s'intende.
Resetdoc.org

L'ultimo Kapuscinski

Forse si poteva pure evitare di pubblicarle queste conferenze di RK. È un po' un dazio dovuto quando muore una star (e RK lo era): si mette su carta qualsiasi cosa avesse lasciato scritto, fossero pure le liste della spesa. Questi qui sono brevi discorsi pubblici tenuti in varie occasioni. Girano tutti intorno al tema dell'altro, delle differenze tra noi (europei) e loro (il resto del mondo), di come queste opposizioni siano una gran questione da sempre e non dall'11/9 e di come la globalizzazione di questi ultimi decenni stia creando un “nuovo altro” tutto ancora da decifrare. Basta un Firenze-Roma in treno per finire la lettura. Non ci risolveranno la chiave del "clash", queste conferenze di RK, ma sono utili a mettere in fila tutte le questioni che la società multiculturale porta con sé. Soprattutto a prenderla come un dato (non come progetto auspicabile o da combattere) con il quale fare i conti.

Wednesday, May 16, 2007

Serve un cacciavite?


E' iniziato il sessantesimo Festival del cinema di Cannes. Francesco, faje vede'.
Repubblica.it

Turchia, questa sconosciuta

Su quello che sta accadendo e su quello che potrebbe accadere da qui al 22 luglio in Turchia, ognuno dice un po' la sua. Qui un articolo che mette almeno in chiaro tutti gli ossimori della situazione (democrazia vs. secolarizzazione, Stato vs. popolo, ecc.): "In sintesi, in Turchia esiste uno Stato laico e una societa’ musulmana".
Sul Corriere, Ayaan Hirsi Ali parte facendosi prendere un po' la mano con la foga anti-islamica, sulla strategia maomettana di Erdogan, sull'ingenuita' dei leader europei che chiedono un po' di controllo sull'esercito turco da parte dello Stato, che anzi, secondo la scrittrice somala, avrebbe la missione di tutelare il carattere secolare della Turchia.
Articolo 21, Corriere della sera

Spiagge che il mare ha consumato

Dentro Rimini e Cattolica, fuori Chia, dentro Numana e Anzio e fuori quasi tutta la Sicilia. La classifica delle bandiere blu, delle spiagge migliori d'Italia, ha qualcosa di surreale.
Repubblica.it

Saturday, May 12, 2007

La Curva sud detta la linea

In un sabato che verrà ricordato per il più grande raduno ciellino che si sia visto, mi leggo il bell'articolo di Curzio Maltese su Roma e sul suo animo profondamente barocco. Tra un Veltroni e un Andreotti, Maltese cita uno striscione degli Ultra' romanisti esposto di recente a San Siro. I tifosi in trasferta salutavano i colleghi avversari così: "Quando voi vivevate nelle palafitte noi eravamo già froci".
Trovo questa frase un concentrato di genialità, cultura, ironia e autoironia che me ne vado a letto un po' più sereno: nel paese di Fioroni e Carra, c'è qualcuno che ha iniziato la battaglia culturale per il progresso civile.
La Repubblica

Wednesday, May 09, 2007

Stereotipi/2

Ma perché se un qualsiasi essere umano fa il finto giapponese viene rinchiuso a Regina Coeli e se lo fa Fiorello è pure un genio ("Yamaha è toscana?" mah)?
Spot Fiat

Non dimenticate il passaporto

Stamattina prima gita all'Apple Store di Roma (Roma??). Bello, non c'è che dire, è in un aeroporto che chiamano centro commerciale (o sono i centri commerciali che chiamano aeroporti?).
Che poi, se uno va all'Apple Store è un po' un fissato e le cose della Apple ce le ha già e finisce che arrivato laggiù non ci fa niente, se non controllare la posta, provare le casse dell'iPod e comprare un cavetto, così tanto per non avere fatto un viaggio a vuoto.

Per chi ci volesse andare, metta in conto un paio di pieni di benzina se parte da piazza Venezia o da Roma Ovest.

Tuesday, May 08, 2007

Renato Caccioppoli

L'8 maggio del '59 si sparava un colpo in testa un bel personaggio. Anni fa ci avevo scritto quest'articoletto.
ReS

Monday, May 07, 2007

Alto-basso

Il Tractatus di Wittgenstein in bocca alla Pivetti (Veronica) su Rai Uno.
Provaci ancora prof 2

Castells, blog contro colossi

Per Reset (che uscirà tra una decina di giorni), abbiamo chiesto a un po' di amici (Gianfranco Pasquino, Alessandro Ovi, Luca De Biase, Paolo Mancini, Sara Bentivegna e altri) di leggere e commentare questo lungo articolo di Manuel Castells su “potere e contropotere nella network society”.
Quando uscirà la rivista metto qualcos'altro anche qui.
Reset

Saturday, May 05, 2007

Stereotipi

"In carcere: due maestre, una bidella, un autore televisivo e un cingalese"
Tg2

Caro Della Loggia

Il professore nel suo Calendario sul Corriere si cimenta con la pagina degli obituary della Stampa. Ma non è mica vero che solo a Torino ci sono necrologi in stile. Noi, quelli di Milano, li avevamo già segnalati: esattamente qui.
Non venirci a copiare le idee.
Corriere della sera

Thank you, Tony

A pochi giorni dal cambio, gli ha lasciato un bel regalino a Gordon Brown, e proprio nel suo backyard.

Friday, May 04, 2007

Bet addiction

Manco un pensierino? un 10 pound?

France: Next French President
Sunday 6 May 2007 - 23:00 BST

Nicolas Sarkozy 1/9
Segolene Royal 6/1
Politicalbetting.com

Thursday, May 03, 2007

Uno a zero

Nel mio personalissimo e idiosincratico cartellino, si porta in vantaggio Bertinangius sui cripto-Pd con questa posizione qui. Al di là di quello che si possa pensare di Andrea Rivera e della sua sortita sul palco di piazza San Giovanni, su quel giornale assurdo (avete mai visto come sono i titoli dell'osservatore romano?) si sono allargati giusto un po'. Terrorismo?!!? Hanno scritto proprio che si trattava di terrorismo!
Repubblica.it

"Il nome di Pamuk nella tasca del sospetto killer"

Cioè? Prima di ammazzarlo gli avrebbe chiesto: è lei il signor Pamuk? Una sceneggiatura che neanche nel peggiore film.
Repubblica

Tuesday, May 01, 2007

Gli intellettuali sono gente comune

«Comune nel senso che essi sono già parte del paesaggio culturale di ogni società complessa; comune nel senso che non è impensabile né scioccante riconoscere che la definizione di "intellettuale" potrebbe tranquillamente essere riferita a un proprio amico, un proprio collega, o persino, in certe circostanze, a se stessi; e soprattutto, comune nel senso che portare avanti le attività proprie degli intellettuali non dovrebbe essere considerato eccezionalmente eroico o eccezionalmente difficile o eccezionalmente affascinante, o - e qui so di poter essere facilmente frainteso - persino eccezionalmente importante. Importante sì, ma non eccezionalmente». Dice
Stefan Collini in "Every fruit juice drinker, nudist, sandal wearer..." Intellectuals as other people.

(Bevono succhi di frutta? nudisti? si mettono i sandali? Ma che caspita di intellettuali hanno in Inghilterra?)

Wednesday, April 25, 2007

Prima del papa nero, ci vuole quello verde

Quel liceale che risponde al nome di David Miliband e che in un paese d'incoscenti hanno fatto ministro dell'ambiente dice: "Per combattere il cambiamento climatico vogliamo lavorare con i governi e con il mondo degli affari e dell'industria. Ma bisogna mobilitare la società civile. E per questo la religione e la Chiesa cattolica è essenziale".
Non so se sia una grande idea, una piccola idea oppure non sia proprio un'idea. Certo, in Italia nessuno se l'è fatta venire in mente.
Corriere della sera

Test

Dove si trova la scritta "Se un problema si può risolvere, perché preoccuparsi?"?

a) Cartellone pubblicitario di una ditta di traslochi.

b) Tatuaggio sul braccio di Marco Materazzi.
Vanity Fair

Tuesday, April 24, 2007

Teoria e pratica del doppio laccio californiano

Corsi di wrestling al Mit: da Hulk Hogan a John Cena.
E poi uno prende in giro i corsi strampalati delle università italiane e guarda a quelle americane come a un modello. (Oggi mi sono svegliato un po' nonno)
The Boston Globe

Saturday, April 21, 2007

polsi e caviglie

Dialogo sul prato leggendo La bella addormentata nel bosco

Lui: cosa sono i "polsi"?

Io: beh, questi qui, vedi, dove sono le catene di Filippo.

Lui: mmmmmm.

Io: capito?

Lui: sì, ho capito.

Io: bene.

Lui: i polsi sono le caviglie delle mani.

Wednesday, April 18, 2007

Green Obama

«We don’t just need the first black president. We need the first green president». Milton Friedman sul magazine domenicale del NYT spiega quale dovrebbe essere la nuova frontiera della politica Usa, un'ideologia in grado di mettere d'accordo tutti.
New York Times

Tuesday, April 17, 2007

Chissà che ne avrebbe pensato Bobbio


Discutete pure se Hergé fosse di destra o di sinistra, grande questione sulla quale si lambiccheranno i posteri. A noi basta che ci abbia risolto l'infanzia.

copioincollo l'articolo uscito sabato su TTL de La Stampa per i 100 anni del padre di Tintin, Haddock e Milù.

Tintin di corsa fra destra e sinistra

TOM MCCARTHY
Le origini politiche di Tintin si collocano a destra, per usare un eufemismo. Il Petit Vingtième era un giornale di stretta osservanza cattolica e, come dice Hergé stesso a Numa Sadoul (cfr. Entretiens avec Hergé, Casterman 1983, n.d.r.) a quel tempo «cattolico» significava «antibolscevico». Significava anche antisemita. Il direttore del giornale, l’abate Norbert Wallez, teneva sulla scrivania una fotografia autografata di Mussolini. Molti dei giornalisti che scrivevano per lui avevano legami con il partito belga Rex, più o meno fascista. Questo orientamento politico non solo trovò espressione nei fumetti, ma fu la loro raison d’être. La prima avventura di Tintin è prima di tutto un pezzo di propaganda, che «svela» i mali del comunismo. La seconda, in Congo (che fu pubblicata in forma di libro in francese nel 1931 e, con grande scorno dei liberali europei, conserva un’enorme popolarità in Africa), ritrae gli africani come gente di buon cuore ma arretrata e pigra, bisognosa della dominazione europea. In I sigari del faraone e Il drago blu, entrambi pubblicati a metà degli anni Trenta, i cattivi sono tipici nemici della destra, figure chiave nel grande complotto mondiale del suo immaginario: massoni, finanzieri e, dietro a tutto, appena velato da un nome greco, un Rastapopoulos sfacciatamente semita. La vena destrorsa nell’opera di Hergé raggiunge l’apice quando, nella versione originale di La stella misteriosa, scritta per il giornale al culmine dell’era nazista, inventa un cattivo ebreo (il banchiere newyorkese Blumenstein) e mostra un negoziante di nome Isaac che si frega le mani soddisfatto quando sembra che il mondo stia per finire. Perché? Perché, come spiega al suo amico Solomon: «Devo 50.000 franchi ai miei fornitori, e così non sarò costretto a pagarli». Ma quasi nel momento stesso in cui prende piede, questa tendenza di destra viene affiancata da una controtendenza di sinistra. In Tintin in America, pubblicato in forma di libro nel 1932, Hergé fa una satira pungente della produzione capitalistica di massa e del razzismo americano (alla polizia accorsa dopo una rapina, l’impiegato di banca della cittadina dice: «Sono stati impiccati sette neri, ma il colpevole è fuggito »). In Il drago blu Tintin spezza la canna con cui un petroliere americano percuote un conducente di risciò cinese, esclamando: «Bruto! La vostra condotta è indegna di un uomo!». L’orecchio spezzato, anch’esso della metà degli Anni Trenta, contiene sequenze che, stigmatizzando l’avidità delle multinazionali e il cinismo dei trafficanti d’armi, sono prese di peso dal periodico di sinistra Le Crapouillot, che nel numero del marzo 1932 traccia il profilo del mercante d’armi sir Basil Zaharroff (o, come lo ribattezza Hergé, Bazaroff) e in quello del febbraio 1934 smaschera il ruolo delle grandi imprese nel conflitto Bolivia-Paraguay per lo sfruttamento dei campi petroliferi di Gran Chaco (o, come li ribattezza Hergé, «Gran Chapo»). Se destra e sinistra convivono per un po’, con il tempo la seconda sembra avere la meglio sulla prima, al punto che a metà degli Anni Settanta, in Tintin e i Picaros, l’eroe esibisce sul casco da motociclista il simbolo della campagna per il disarmo nucleare. Come viene ottenuto questo spostamento? Attraverso un complesso insieme di cancellature e rifacimenti che hanno salvato Hergé e la sua opera dal Simùn personale e mondiale che segnò la sua epoca: la seconda guerra mondiale. [...\] Negli Anni Settanta Hergé si era ormai reinventato come liberale di sinistra. Dice a Sadoul: «L’economia governa il mondo; i poteri industriali e finanziari condizionano il nostro modo di vivere. Naturalmente queste persone non portano il cappuccio nelle loro riunioni al vertice, ma il risultato è lo stesso! Produrre è il loro primo obiettivo. Produrre sempre di più. Produrre, anche se per farlo devono inquinare i fiumi, il mare, il cielo; anche se devono distruggere le piante, le foreste, gli animali. Produrre e condizionarci per farci “consumare” sempre di più, sempre più auto, deodoranti, spettacoli, sesso, turismo...». «Anche Tintin è contrario alla società dei consumi?» gli chiede Sadoul. «Assolutamente contrario, naturalmente!» risponde Hergé. «Tintin ha sempre preso le parti degli oppressi.» Non c’è motivo di dubitare che questa nuova presa di posizione sia sincera, anche se bisogna ammettere che nell’ambiente dei media e delle arti degli anni Settanta questa era la collocazione più conveniente, così come la collaborazione era la via più conveniente da seguire durante la guerra. Sia come sia, resta l’interessante paradosso che, malgrado il suo riallineamento politico, Hergé non cambia i suoi cattivi: uomini incappucciati, i congiurati segreti di I sigari del faraone, sono perfetti uomini di paglia per la sua visione di sinistra del mondo così com’erano stati per quella di destra. Fra cancellazioni e riscritture, si ripetono gli stessi schemi. Hergé non ha mai negato il suo spostamento da destra a sinistra, ma quando ne parlava tendeva a «correggerlo », presentandolo piuttosto come una fuga dalla politica verso un’ideologia dell’amicizia. \[...\] Hergé si «corresse» da destra a sinistra, e «corresse» il contrasto stesso fra destra e sinistra in un contrasto fra politica e amicizia. Ma se allarghiamo un po’ il quadro, vedremo che queste sono solo correzioni parziali nell’ambito della struttura generale di un contrasto più ampio: quello fra sacro e profano.\[...\] Il sacro e il politico sono legati insieme fin dall’inizio. In tutta l’opera di Hergé i fenomeni politici sono intrisi di attributi sacri. \[...\] Lo scetticismo che dilaga in Tintin nel paese dei Soviet ne è un buon esempio. \[...\] «I sovietici prendono in giro quei poveretti che credono ancora nel “Paradiso Rosso”» dice Tintin, usando concetti sacri come la fede e il paradiso, «svuotandoli» al tempo stesso di significato: il «paradiso» è falso, la fede malriposta. Anche in Tintin in America \[...\] il sacro è presentato come una truffa: «Mi lasci convertirla alla religione neo-ebreo-buddoislamo-americana, i cui dividendi sono i più alti in the world» dice un attivista a Tintin, agitando un volantino di propaganda. \[...\] Dal fascismo sacro all’amicizia sacra, fino a una versione vuota e profana di entrambi: questa è la via tracciata da Hergé attraverso il ventesimo secolo che si rispecchia nelle avventure di Tintin.

Monday, April 16, 2007

Sembra ieri

E la lacrimuccia scese.

Friday, April 13, 2007

Tim O'Reilly si spiega

"I've come to think the call for a code of conduct was a bit misguided". Qui spiega perché non lo hanno capito.
Wired

Thursday, April 12, 2007

La polizia ristabilisce l'ordine in via Paolo Sarpi

Quel pugno non è di una Black Panther (né di un cinese).
Corriere.it

Monday, April 09, 2007

Give us a clue

Nuove scritte a Genova contro Bagnasco, presidente della Cei. Il Corriere della sera on line ne dà conto con un servizio fotografico al di là del bene e del male.
Guardate la galleria fotografica e scoprite dov'è l'inghippo.

(Le alternative sono due: o sono state la mamma e la bambina con lo spray oppure il fotografo del Corriere aveva bisogno di comparse).
Corriere.it


PS ho visto che c'e' anche su Repubblica.it

Friday, April 06, 2007

La Betta e la Nussbaum

Primo paginone nella cultura per l'intervista della Betta alla Martha. (Si trova pure qui)
Repubblica

Ma quante ne sa

E io che mi aspettavo un commento su Roma-Manchester di Claudio Magris. Lasciato Darwin oggi si diletta con la Legge e la Storia.
L'eclettismo imprevedibile di un intellettuale in cerca di Nobel.
Corriere della sera

Wednesday, April 04, 2007

Sulla schiavitù

Uno dice: ancora me state con la schiavitù, noi ci occupiamo di identità, multiculturalismo, differenze. Poi scopre che nel mondo ancora se ne discute eccome. Sull'ultimo numero di Prospect due articoli: uno qui, e un altro qui. Sul NYT, era uscito qualche settimana fa un articolo di Kwame Anthony Appiah sul tema. (Purtroppo non è disponibile on line).
Prospect, New York Times

Tuesday, April 03, 2007

Altro che Londonistan

«Al-Qaradawi (mufti televisivo inviso agli occidentali ma anche a molti fondmamentalisti, un tipo alla Tariq Ramadan di cui a un paio di post fa, ndr) sta all'islam come Giovanni XXIII sta al cattolicesimo». Una delle tante affermazioni originali ma non sciocche della lunga intervista su Prospect a Ken "il rosso" Livingstone, sindaco di Londra. Si parla anche di Crossrail, periferie, business community. (Qui l'ho sintetizzata a uso dei lettori di Caffe' Europa)
Prospect, Caffe' Europa

Ancora Barthes

Ci siamo appassionati all'idea pre-postmoderna dei Miti d'oggi di cercare una "lingua bianca" sotto alle incrostazioni delle ideologie. Qui anche un'intervista a Paolo Fabbri, semiologo bolognese.


Fare i conti con l'ideologia borghese attraverso il detersivo, le bistecche e il volto di Greta Garbo. Cinquant'anni fa, quando apparvero in forma di volume unico, le Mitologie di Roland Barthes furono al tempo stesso una sorpresa e una sfida per la Francia degli esistenzialisti e che stava per eleggere De Gaulle. Con quel libretto si parlava di una società fatta di automobili, di cinema, di incontri di catch, di Tour de France e di tante altre forme in cui il quotidiano occidentale si esprime. Un catalogo dell'attualità che si inseriva dentro la cultura di massa mostrandone i meccanismi, gli automatismi inconsapevoli che la tenevano in piedi e che l'intellighentzia (marxista e non) metteva tra parentesi preferendo occuparsi di Dialettica, di Storia, di Uomo.

Una carrellata di flash illuminanti del semiologo di Frammenti di un discorso amoroso. Un articolo di “Elle” (il “femminile” delle donne brillanti ed emancipate) è l'occasione per sottolineare quanta strada ci sia da fare per liberare anche le scrittrici di successo dal modello tradizionale che le incasella. Una mostra parigina – “The Family of Man” – mette all'opera il mito della grande famiglia degli uomini e Barthes lo fa a fette: l'idea di un'unica comunità planetaria è una mistificazione alla quale l'umanesimo progressista deve riuscire a sfuggire.
Ancora piccole cose per comprendere il generale. “Mangiare la bistecca al sangue – scrive ancora Barthes – rappresenta una natura e insieme una morale”. C'è un'identità nazionale in una fetta di carne accompagnata dalle frittes. “Come il vino, la bistecca è, in Francia, elemento base, nazionalizzato ancor più che socializzato”. Bassa, alta, cubica, ben cotta (blu), al sangue: un tricolore per la tavola.
Le mitologie di Barthes sono istantanee che aprirono gli occhi di molti sugli effetti della cultura di massa (quasi televisiva) e sulla nascita di un mondo pop fatto di plastica e pubblicità. Attraverso il linguaggio, si rende esplicito (e lo si critica) un senso comune cristallizzato. Una costellazione di miti che, con un lavoro di decostruzione, emergono per quello che sono: segni, segni complessi che parlano di una cultura particolare (quella “piccolo-borghese”) e che la rendono universale.

Nella Premessa al libro, Barthes sintetizza l'obiettivo dei suoi scritti. “Il punto di partenza di questa riflessione era il più delle volte un senso di insofferenza davanti alla ‘naturalità’ di cui incessantemente la stampa, l'arte, il senso comune, rivestono una realtà che per essere quella in cui viviamo non è meno perfettamente storica: in una parola soffrivo di vedere confuse ad ogni occasione, nel racconto della nostra attualità, Natura e Storia”. Vale a dire, rendere relativo quello che ci circonda togliendogli quell'aura di ineluttabilità con cui si presenta.

A mezzo secolo di distanza, “Le Nouvel Observateur” ha chiesto ad alcuni tra i più celebri intellettuali francesi di rinnovare l'operazione barthesiana. Girare lo sguardo intorno, alzare le antenne per cogliere (e soprattutto spiegare) le mitologie attuali. E allora, via lo “squalo” della Citröen e dentro le auto 4x4, niente più bistecca e dentro l'onnipresente sushi, addio Greta Garbo ecco Kate Moss.

Certo, la radicalità dei Miti d'oggi si è un po' persa. Criticare la cultura di massa, o comunque ripensarla, è divenuta attività che solo gli snob possono permettersi.
Poi ci ha pensato pure la globalizzazione ha scombinare le idee. Se Barthes molto spesso si riferiva alla “francesità” dei suoi miti, i suo epigoni contemporanei evocano una mitologia che perlopiù va bene per qualsiasi angolo dell'occidente. Se si escludono i miti più sciovinisti come Zidane e i tailleur di Ségolène Royal, nel catalogo del XXI secolo ci sono i serial tv (come i Sopranos), l'iPod, Google, gli Ogm, i blog e le compagnie low cost, sono il prodotto e gli strumenti dell'Uomo Occidentale. Addirittura, i telegiornali delle 20 sono una forma globale di mitizzazione della realtà (è l'antropologo Marc Augè a parlarne sull'Observatuer). Non c'è differenza tra Parigi e New York, Roma o Berlino: tutti quanti partecipiamo di un grande immaginario condiviso dal quale è molto difficile evadere. Anzi, il mito dei miti, quello che raccoglie proprio la caratteristica di tutti gli altri, è la “delocalizzazione” anima dell'era globale e “premessa a una denazionalizzazione della popolazione” come scrive il filosofo e urbanista Paul Virilio nel suo contributo al dossier.
Caffeeuropa.it