Prima o poi ci vorrà qualcuno, magari uno studente o studentessa, che si cimenti con dedizione a mettere in fila tutte le prime pagine di Libero per trarne la morale. Uno studio approfondito della trasformazione dei giornali.
(Libero è l'unico giornale che nell'ultimo periodo ha aumentato le copie in Italia).
Friday, January 28, 2011
Patate novelle o minorenni
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Alessandro Lanni
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Thursday, November 25, 2010
Se i giornali si trasformano in community, la militanza vince
Sul numero 122 di Reset (in edicola da oggi) ho scritto un pezzetto sulla polarizzazione dei quotidiani per cui i lettori divengono militanti e fan.
Nel dossier anche cose di De Biase, Ferrigolo, Granieri, Sofri, Zambardino.
Questo l'inizio del mio articolo.
Perché centinaia di persone si danno appuntamento ogni giovedì pomeriggio su Facebook per “laicare” o commentare l'anteprima della copertina del settimanale «Internazionale»? Perché migliaia di ragazze e ragazzi mandano foto molto glam con post-it attaccati in fronte o sulla bocca a «Repubblica.it»? Perché «il Post», il giornale on line diretto da Luca Sofri, riesce a drenare quasi mille commenti in una discussione su Fini? E il successo del «Fatto Quotidiano»?
Pensiamoci un attimo. Ricordate i militanti del vecchio Pci che la domenica e nelle manifestazioni diffondevano «l'Unità» per puro spirito di appartenenza, perché si sentivano parte di un progetto politico e culturale di cui il giornale era uno strumento? Ecco, la risposta alle domande iniziali sta nel mettere insieme un ricordo in bianco e nero con i nostri clic di oggi. Nell'epoca in cui le piazze sono anche i social network, i nuovi militanti diffondono con gli strumenti della rete: like, condivisione, commenti.
L'articolo completo qui.
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Alessandro Lanni
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Saturday, September 18, 2010
With blacks as a priority
Imagine a government ordering that lawbreakers be rounded up "with blacks as a priority".
The Economist, 16 settembre 2010
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Alessandro Lanni
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Tuesday, June 01, 2010
A futura memoria
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Wednesday, April 28, 2010
Mantellini, Eco, Pangloss
Io tendenzialmente sarei pure d'accordo con quello che Massimo Mantellini scrive intorno all'ennesima intervista di Umberto Eco a tema Internet e ignoranza.
Quel che mi convince poco però sono le conclusioni alle quali Mantellini arriva.I libri e i giornali, esattamente come Internet, sono pieni di stupidaggini. Su Internet ce ne sono parecchie in più ma in rete le persone curiose possono educare se stesse a riconoscerle ed evitarle, e possono aiutare gli altri a fare altrettanto. Altrove c’è invece bisogno di un Professor Eco che faccia il lavoro per loro. Se invece il problema è che ci sono poche persone curiose, oppure poche persone colte, Internet è in grado di aiutarle a diventarlo, esattamente come i libri o i quotidiani o il Professor Eco.
Questo varrebbe in un panglossiano migliore dei mondi possibili nel quale ognuno di noi ha tempo illimitato per stare in rete, cultura sterminata che gli permette di discenere le bufale (o anche solo le informazioni inutili) da quello che gli serve e magari è pure fondato. Epperò, il terremoto a Lisbona c'è stato. E i giornali hanno senso, proprio perché la gente ha mediamente quella mezz'oretta, se va bene, per leggerli ogni giorno.
Da secoli svolgono il loro ruolo proprio perché noi deleghiamo a qualche centinaio di persone il compito che noi normali affaccendati in altro non riusciamo a svolgere quotidianamente, ovvero il costruirci una nostra razione di informazioni in autonomia.
«In rete le persone curiose possono educare se stesse a riconoscerle ed evitarle». E' proprio quell'«educare se stessi» il problema. I giornali hanno contribuito a quella educazione. Al contrario, la rete presuppone quell'educazione (o un altro tipo di, ancora da scoprire). La fiducia nei quotidiani tradizionali la paghiamo con l'acquisto e speriamo sia ben riposta fino a quando, e può capitare e capita di frequente, l'accordo non viene tradito dalla bufala di turno.
Ma non è una questione di principio, ma di fatto. La questione di principio è l'altra, ovvero che la rete pressupone persone curiose e competenti, i giornali no e per questo hanno avuto un ruolo fondamentale per la democrazia del XX secolo.
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Wednesday, April 14, 2010
I feed di Reset
Tutto quello che ci piace: ogni giorno articoli, discussioni, segnalazioni dalla stampa di tutto il mondo. Da ieri, sul blog di Caffe' Europa.
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Thursday, January 14, 2010
Immagini allo specchio
Ieri, per la prima volta il titolare ha passato il pomeriggio in una commissione di laurea. Esperienza interessante ma non è di questo che voglio parlare.
Una delle tesi che ho seguito analizzava il fotogiornalismo in Italia dalle origini fino all'attuale crisi del settore. Crisi che per molti aspetti coincide con quella del giornalismo nel complesso. La rivoluzione digitale ha trasformato l'intera filiera delle immagini: produzione, archiviazione, ricerca, distribuzione, distorsione, fotoritocco ecc.
E' stato un bel lavoro fatta da una ragazza appassionata.
Il correlatore ha obiettato che non basta la buona volontà per dare speranze al settore, ma forse si dovrebbe pensare a qualche cosa d'altro per far uscire il fotogiornalismo (come il giornalismo in generale) dalla crisi nella quale versa. Nel controbattere la candidata ha vacillato un po' (in fondo non è semplice dare una risposta al volo a una domanda che toglie le parole di bocca all'intero comparto dell'informazione mondiale).
Poi ha buttato lì: ecco, forse si potrebbe iniziare dalla qualità delle immagini, dalla selezione. Per esempio, evitando la standardizzazione del taglio delle foto, della scelta, dei soggetti. Insomma, concludeva la giovinetta, una strada da battere per far respirare il fotogiornalismo potrebbe essere non pubblicare sempre le stesse foto.
Tutto questo per dire che oggi Corriere della sera (prima pagina in pdf) e Repubblica (prima pagina in pdf)per raccontare la tragedia di Haiti hanno scelto la stessa identica foto.
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Saturday, January 02, 2010
Ah, la presse
Appunti su alcuni giornali francesi
Il giorno della notizia del rapimento di due reporter di France 3 in Afghanistan, Le Monde apre il giornale con la "Tax Carbone" (tassa sulle emissioni di Co2) di Sarkozy.
Pagina 2, 3 e 4 di Liberation nella prima uscita del 2010 (il 2 gennaio) sono dedicate a Sigmund Freud.
Il 1 gennaio Le Monde dedica un articolo di un paio di cartelle ai festeggiamenti del capodanno. Un riassunto di quello che è capitato agli Champs Elisee, a Bordeaux, a Lille, a Marsiglia.
Nouvel Observateur, settimanale di informazione, nell'ultimo numero del 2009 dedica una copertina al Rinascimento.
Le Magazine Philosophique e la rivista di cultura ebraica fanno bella mostra nell'edicola a Place de la Republique.
Gli ultimi numeri dell'anno del magazine di Le Monde sono dedicati a Lula uomo dell'anno 2009 e ai migliori chef francesi.
Le Monde il 2 gennaio mette Ascanio Celestini in prima pagina.
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Tuesday, November 03, 2009
Epidemia
Sui giornali di oggi (per esempio Umberto Veronesi sulla Stampa, ma anche altrove) si legge che l'influenza A potrebbe fare migliaia di vittime in Italia, forse decine di migliaia. Che tuttavia non è più violenta dei soliti raffreddamenti stagionali, è solo più contagiosa. Non che questo ci rassicuri fino in fondo, migliaia di morti son sempre migliaia di morti (che quando ho scoperto che l'influenza normale ne fa più o meno cinquemila l'anno già mi sembrava un'enormità). Quel che mi chiedo è: Repubblica.it ha intenzione di enumerarli tutti, uno per uno, il bambino, il musicista, il napoletano, l'immigrato, l'anziano, e via dicendo?
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Saturday, May 23, 2009
Granieri e il (cattivo) paradigma neuro
Giuseppe Granieri si dice affascinato dal fatto che alcuni ambiti che un tempo era spiegati attraverso la poesia, adesso lo sono attraverso la scienza (“l'amore, gli affetti, il modo in cui il nostro corpo funziona”). Sottolinea il concetto citando l'articolo odierno di Repubblica (l'ultimo di una lunga serie) sul radicamento cerebrale della socialità umana.
Come ho scritto altre volte, io trovo quegli articoli di una scemenza e ingenuità estrema, sono propri di quella cattiva interpretazione del giornalismo scientifico (se cosi' vogliamo chiamarlo) della stampa italiana. "Trovato il gene dell'amore", "l'area cerebrale dell'intelligenza", "il neurone della felicità": tutti slogan buoni per un titillare un po' di ignoranza scientifica, ma che non raccontano nulla di sensato. Declina il paradigma genetico, trionfa quello neuro. Addirittura dio si vorrebbe spiegato col cervello.
Certo, la neuorscienza potrà descrivere la "fotografia" cerebrale di una persona felice, ma non spiega affatto il senso della felicità, non dice mica cosa significa essere felici. E non si tratta mica di un limite quantitativo, come a dire che prima o poi ci arriverà. E' proprio che non lo può dire cos'è "essere felice" o "buono". Figuriamoci che la neuroscienza neanche cosa sia la mente riesce a dire.
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Il giornalismo e i cinque lupi
Todd Gitlin scrive un bell'articolone a proposito della crisi del giornalismo americano. E sintetizza le questioni che affliggono la stampa Usa ma non solo. Mette insieme vari fattori, dal crack economico e la perdita di pubblicità alle differenze cognitive imposte dalla network society.
Four wolves have arrived at the door of American journalism simultaneously while a fifth has already been lurking for some time. One is the precipitous decline in the circulation of newspapers. The second is the decline in advertising revenue, which, combined with the first, has badly damaged the profitability of newspapers. The third, contributing to the first, is the diffusion of attention. The fourth is the more elusive crisis of authority. The fifth, a perennial - so much so as to be perhaps a condition more than a crisis - is journalism’s inability or unwillingness to penetrate the veil of obfuscation behind which power conducts its risky business.La conclusione non è male.
Leaving journalism to the myopic, inept, greedy, unlucky, and floundering managers of the nation's newspapers to rescue journalism on their own would be like leaving it to the investment wizards at the American International Group (AIG), Citibank, and Goldman Sachs, to create a workable, just global credit system on the strength of their good will, their hard-earned knowledge, and their fidelity to the public good.L'articolo per intero è qui.
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Monday, May 18, 2009
Il limbo e la nottola di Minerva
Anche di "historical limbo" scrive Andrew Keen nel suo ultimo post. Il limbo in cui il nuovo non si vede ancora e il vecchio, per quel che riguarda i giornali (ma non solo), si vede che se ne sta andando. Di questo limbo, nel quale un pensiero adeguato delle tecnologie ancora non si vede e forse non può vedersi perché ha bisogno del tramonto e qui il tramonto non arriva mai, ho scritto sul prossimo Reset in uscita tra qualche giorno. "Twitter, i giornali e la nottola di Minerva" è il titolo.
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Tuesday, May 05, 2009
Scuola Mauro
Bello il discorso di insediamento di Mario Calabresi alla Stampa. Soprattutto la parte in cui descrive la sua filosofia per il giornale. Una filosofia che ricorda da vicino quella che ha appreso a piazza Indipendenza.
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Monday, May 04, 2009
Thursday, April 16, 2009
Misure
Quanto sono durati i giornali? Almeno 3 secoli. E Twitter quanto durerà? Se tutto va bene qualche anno. Eppure, ci si eccita molto. Prendendo per epocali, quelle che sono rivoluzioni annuali. (Un mezzo spunto, o meglio, una sintonia con l'ultima pagina di Pierluigi Battista sul Magazine del Corriere, anche se scrive del fallimento delle slot machine in Italia e non si è fatto un giro nei bar di Roma).
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Wednesday, April 15, 2009
"Ambientalismo", una parola vecchia
Oggi ho comprato il primo numero di Terra quotidiano ambientalista di proprietà di Luca Bonaccorsi, quello di Left. Tentativo apprezzabile nell'epoca della crisi dei giornali quello di provare a intercettare il lettore di una nicchia, quella ambientalista, che dovrebbe essere per certi versi rinvigorita dalla stagione di vacche magre e di cinture strette. Peraltro, il primo impatto col giornale non è neanche sgradevole. Sembra un po' Metro ma con gli articoli più lunghi.
Eppure, strano a dirsi nell'epoca del global warming e della crisi economica, ho messo a fuoco quanto quel vocabolario, quel modo di essere sensibili alle questioni ambientali, della terra (e della Terra) ecc. sia vecchio. Pensateci. Pronunciate dentro di voi parole come "ambientalismo", "sole-che-ride", "verde". Qual è l'effetto? Su di me di tornare indietro di una ventina d'anni. Le vie della consapevolezza e del rispetto hanno preso altri linguaggi, altre parole, che fanno sembrare l'"ambientalismo" all'italiana una gonnellona a fiori con sotto gli zocchi. Vecchia e manco vintage.
PS. c'è anche una pagina sportiva in Terra. Nell'articolo dedicato alla scomparsa del pugile sordo D'Agata, l'occhiello rivela un certo spirito (pure un po' cinico):
Privo dell'udito e della voce, Mario D'Agata fu campione della categoria gallo e orgoglio azzurro dopo Primo Carnera. Se ne è andato la settimana scorsa, in silenzio.
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Monday, April 06, 2009
Il bue che loda le corna del vitello
A page from the new magazine, IL, from the Italian newspaper, 'Il Sole 24 ORE', that's pioneering new ways to process and absorb information.Andrew Sullivan loda il modo in cui in Italia si sperimentano modi alternativi per fare i giornali.
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Saturday, April 04, 2009
E chissene frega
Rudy è l'unico che sa che cosa è successo davvero la notte del 1 novembre in via Della Pergola 7. E invece di invocare il ritrovamento di bionde misteriose che a suo dire potrebbero confermare il fatto che aveva conosciuto Meredith qualche giorno prima della sua morte farebbe bene a decidersi a dire quello che sa.Da Perugia, Meo Ponte, cronista di Repubblica, si spazientisce e perde di vista la distinzione tra fatti e opinioni.
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Tuesday, March 24, 2009
Autarchia informativa
Scrive Luca Sofri:
Qualcuno, tempo fa, aveva acutamente notato come il proliferare di servizi e funzioni che aiutano a trovare cose noi affini abbia una forte controindicazione. Parlo dei “se ti piace questo allora prova questo”, dei modi che hanno iTunes, Amazon, o molti altri, di “personalizzare” l’offerta sulla base di ciò che siete e fate e scegliete, dei “suggerimenti”, eccetera.Aggiungerei: non solo. Tendenzialmente finisce anche l'idea che esista un'opinione pubblica, che verrebbe sbriciolata in tante opinioni private, magari anche molto competenti (i cosiddetti "tecnici" hanno opinioni private altamente specializzate), ma completamente staccate dalla vita pubblica e ininfluenti nella vita democratica. Che era un po' quello che si scriveva qualche giorno fa.
La controindicazione è che finiamo per selezionare e frequentare un mondo in cui il tasso di sorprese, scoperte, incontri col diverso, sia molto ridotto. Molto dei nostri gusti e dei nostri interessi è invece fatto di cose che abbiamo incontrato per accidente, e che anzi prima avremmo mai immaginato ci incuriosisse. Ognuno avrà i suoi esempi.
Qualche giorno fa sul New York Times Nicholas Kristof ha fatto una riflessione simile rispetto alla personalizzazione delle informazioni e delle news: il “Daily me”. Finiamo per leggere solo cose con cui siamo d’accordo.
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Alessandro Lanni
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Wednesday, March 18, 2009
Verso la scomparsa dell'opinione pubblica?
E se di colpo i giornali sparissero dalla faccia della Terra? Se rimanesse solo la rete così come la conosciamo ora o come ora possiamo immaginarcela per il futuro prossimo? Forse un interrogativo banale ma che andrebbe tenuto in conto soprattutto quando ci si entusiasma per la prossima (e sembra proprio definitiva) crisi della carta stampata.
In fondo, i giornali per come li abbiamo conosciuti noi, sono stati lo strumento su cui si è incardinata negli scorsi due secoli e mezzo la discussione pubblica, il confronto tra le idee, l'articolazione di una opinione pubblica, elemento chiave delle democrazie. Il giornale quotidiano ha permesso di avere un'idea, e di farla valere, proprio in quanto generalista. Posso dire la mia sulle centrali nucleari, sulla fecondazione assistita, sul sondino gastrico, sull'intervento in Iraq, proprio perché esistono e sono esistiti giornali che hanno più o meno raccontanto come stessero le cose, hanno rappresentato varie posizioni in campo.
“Uso pubblico della ragione” lo chiamava Immanuel Kant, contrapponendolo all'uso privato, ovvero quello dei tecnici, degli addetti ai lavori, che è all'opera nel campo specifico che si domina (l'ingegneria per l'ingegnere, la strategia militare per lo stratega, la fisiologia umana per il fisiologo, ecc.). I giornali, soprattutto quelli generalisti, hanno permesso l'uso pubblico della ragione, ossia hanno dato modo ai non addetti ai lavori - quali noi tutti siamo nella maggior parte dei casi - di partecipare, di esprimersi, su temi dei quali ne andava della nostra vita nella comunità.
Ora, se di punto in bianco tutto ciò sparisse? Quali strumenti rimarrebbero per costruire una consapevolezza pubblica, condivisa, dialogica, aperta, delle questioni che riguardano il presente e il futuro delle nostre società?
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Alessandro Lanni
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