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Tuesday, April 20, 2010

Baricco filosofo

«Facile che ci abbia cambiato più Bill Gates che Derrida». «Cartesio ha chiarito una volta per tutte cosa vuol dire certezza», «lasciamo alla scienza la pratica della certezza».
Di certo ognuno ha fatto il suo mestiere. Repubblica a pubblicare oggi l’articolo in prima della Cultura, Alessandro Baricco a scrivere un pezzo a partire da un libro di filosofia (l'ultimo di Maurizio Ferraris). Repubblica drena lettori attraverso la firma, Baricco s’impegna a far l’intellettuale esercitandosi su quel che non conosce (l’intellettuale, in fondo, fa un po’ questo). Tutto bene, e l’articolo è pure godibile.

Epperò, e senza che questa sia una critica (ripetiamolo, i giornali sono quello che sono e funzionano così, devono vendere), qualcosa da dire nel merito di quello che ha scritto Baricco c’è.

«Cosa stanno facendo per noi i filosofi?» scrivono le maniche arrotolate più famose dopo quelle di Gianni Riotta. E già questo potrebbe essere discusso a lungo. L’idea che la filosofia debba servire a qualcosa nello stesso modo in cui servono l’idraulico, la medicina o una mappa stradale, è tutt’altro che pacifica. «Si finisce – prosegue Baricco – per immaginare i filosofi come sapienti risucchiati da un qualche loro raffinatissimo dibattito tecnico». Argomento non senza fondamento, ma neanche originalissimo. Come se gli studiosi di letteratura o di biologia, non si incontrassero in convegni per addetti ai lavori.

Uno dei più importanti filosofi italiani, sosteneva nelle sue magnifiche lezioni milanesi, che il filosofo ha più o meno lo stesso statuto nella società che aveva il monaco durante il medioevo.

Per non notare poi, che proprio in questi anni i filosofi hanno guadagnato spazio e riconoscimento nella discussione pubblica come non avevano mai avuto in precedenza.

Andiamo avanti. Dopo aver esordito criticando l’eccesso di specialismo e di tecnicismo degli attuali pensatori, si rivolge a rimpiangere il passato. Aristotele, Cartesio, Kant, quelli sì che erano pensatori in grado di «disincagliare le coscienze». E chi può dubitarlo? Tuttavia, come pensare a questi personaggi come a filosofi che utilizzavano il loro sapere dentro la società? A parte che non esisteva o quasi il luogo pubblico dove discutere idee, ma nessuno di quei tre può essere considerato un intellettuale, perché i filosofi non sono intellettuali.

Se l’accusa alla filosofia odierna è quella di particolarismo e chiusura, certo non ci si può appellare a un Kant per vedere ribaltati quei limiti. Tutto è stato il filosofo tedesco tranne che un intellettuale che si spendeva a che i suoi pensieri avessero un impatto nella società prussiana di fine Settecento.

Thursday, February 25, 2010

Oi phantòccioi

No, niente, è solo che volevo dire che l'argomento retorico del fantoccio lo conoscevano già un duemila anni fa (anzi di più) e non aveva un nome inglese. Per dire, Aristotele ricostruì nella Metafisica in maniera quanto meno fantasiosa le vicende di quelli che i nostri manuali considerano suoi predecessori (proprio perché li mette lui alle sue spalle). E i suoi successori glielo rinfacciarono eccome.

Thursday, November 05, 2009

Femminismo e oltre

Judith Butler è una filosofa americana. Fino a poco tempo fa molto nota per le sue prese di posizione radicali e provocatorie su femminismo, lesbismo, ecc. Da qualche tempo riflette sugli effetti della guerra (Frames of War) e sull'effetto della globalizzazione sugli ordinamenti istituzionali della modernità. Per dire, il fatto che in Italia c'è un 7 per cento di abitanti (gli immigrati regolari e senza cittadinanza) che lo Stato non riesce a inquadrare.
Be', gli ho fatto oggi una gran intervista che uscirà sul prossimo Reset.

Saturday, June 27, 2009

Pensieri diversi

Intervista con il Maestro sul pensare il futuro attraverso la filosofia. Nuovi media, nottola di Minerva, memoria, strumenti, la rete, la scrittura. A partire dal suo ultimo libro. Al solito è un gran piacere anche solo stare a sentire quei pensieri così contro vento.

Saturday, June 20, 2009

Aldo Giorgio Gargani

E' morto Aldo Giorgio Gargani. Insegnava filosofia contemporanea a Pisa ed era uno dei migliori interpreti di quel groviglio culturale che passa sotto il nome di "mitteleuropa", area geografica e di idee alla quale aveva dedicato numerosi studi negli ultimi trent'anni e più. Io l'avevo incontrato per la prima volta sui banchi universitari giusto vent'anni fa, leggendo la sua introduzione arancione a Ludwig Wittgenstein. Un libretto uscito per la prima volta quasi quarant'anni fa, quando da noi si sapeva poco o nulla dell'autore del Tractatus. Già, perché Gargani è stato uno tra i primi a leggere in Italia il filosofo austriaco e, soprattutto, è stato uno di quelli che lo hanno letto nella maniera migliore, più intensa e proficua (ce ne sono anche altri da noi, non buttiamoci giù).

Qualche anno fa l'avevo contattato per chiedergli un articolo per Reset in occasione della morte di Richard Rorty, altra sua grande passione e amicizia. Gargani fu delicatamente cortese e mi mandò questo bellissimo ricordo.
Sul suo ultimo libro - una raccolta di saggi su Wittgenstein - scrissi una breve recensione che provava a rendere i numerosi spunti di quel volume alla quale l'autore rispose con una lettera di delicato apprezzamento.
Ecco, mi dispiace molto che sia morto.

Friday, March 20, 2009

Da dove cominciamo?

L'esistenza della vita altrui è un grande arcano e oggi, dimenticando tutto questo, si discute con convinzione per stabilire quando la vita incominci e quando finisca! Di più: si ritiene che non ci sia niente, o più niente, da dire intorno al significato dell'«incominciare» e del «finire», e a questo punto l'inadeguatezza tocca il fondo. Dalla quale non sanno liberarsi né scienza, o cristianesimo e altre forme religiose, né arte e filosofia.

Emanuele Severino deve aver letto e meditato quanto scritto qui. Oggi sul Corriere della sera scrive un bel pezzo sulla "congettura uomo”, assunto indiscusso di scienza e religioni.

Sunday, March 15, 2009

La questione dell'essenza

Sembra ovvio ricorrere alle scoperte della genetica per definire il passaggio da feto a persona, ed è in termini biologici che si può fissare il momento in cui un vecchio torna a essere solo corpo e non più persona. Nel fare così, tuttavia, non ci accorgiamo delle conseguenze devastanti di quello che decidiamo di «dare per scontato».
Così Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà sul Domenicale del Sole24ore anticipano il loro libro in uscita in questi giorni, Neuro-mania. Uno psicologo e un neuropsicologo mettono in luce tutto il non detto, il trascurato, il dimenticato, il tralasciato per ignoranza, del dibattito sulle questioni «eticamente sensibili». Si tratta di un tema a cui si è già accennato da queste parti. In sintesi che il cervello non pensa e che il corpo non vive e non muore.

Tuesday, March 10, 2009

Deconstructing Journalism

The issue is not saving newspapers. The issue is, among other things, seeing that good journalism survives.
Lo ripete pure Dan Gillmor il mantra con cui ormai si chiude qualsiasi articolo si scriva sulla crisi dei giornali e sui modi per uscirne. Come se si potesse salvare l'uno senza cambiare di molto l'altro. Eppure, distinguere il giornalismo, il "buon giornalismo", dal supporto che lo trasporta, sarà pure un modo ottimistico per non cadere nello scoramento ma, almeno qui, non ci toglie alcune perplessità. Ci vorrebbe un novello Jacques Derrida che si mettesse di buzzo buono a decostruire la distinzione tutta metafisica tra giornali e giornalismo, tra informazione e carta stampata, tra tg e televisione. Prima o poi arriverà un filosofo della notizia che farà i conti con quella dicotomia, figura contemporanea del forma-materia del tempo che fu.

Wednesday, December 17, 2008

Let it be

«I knew him as a philosopher with a fiction hobby». In una delle peggiori giornate che qui si ricordino, mi consolo con quello che David Foster Wallace aveva da dire sul fatalismo.

Friday, October 17, 2008

Aristotele in Indonesia

Carlos Fraenkel aveva già scritto un bel pezzo sulle sue trasferte per insegnare filosofia in contesti particolari. Era stato nell'unica università palestinese e ne venne fuori un racconto molto significativo di dialogo in concreto (lo traducemmo pure sulla rivista). Ora è andato in Indonesia a parlare della Repubblica, di Platone, di Aristotele, di democrazia e di molto altro. Su Dissent il suo racconto, che dai primi paragrafi si preannuncia ottimo.

Wednesday, September 10, 2008

Filosofia delle piccole cose

Trovo l'articolo che qui copincollo sul sito di Loredana. A me sembra superficialmente condivisibile ma basta pensarci un po' e me lo sembra molto meno. Ho buttato qualche appunto giu' nei commenti. Se mi viene qualcosa d'altro lo metterò. Vediamo.

La critica apocalittica dell’industria culturale è un fenomeno di industria culturale, suggeriva Eco in Apocalittici e integrati. Era il 1964. Sono passati molti anni da allora, e sicuramente oggi anche un lettore severo come Citati, che nel ’64 criticava Eco, non si scandalizzerebbe più di fronte a un’analisi di Superman, preferendo piuttosto dedicarsi egli stesso a scrivere la Fenomenologia del tenente Colombo – come per altro Citati ha fatto. La critica apocalittica come fenomeno di industria culturale è dunque morta? Parrebbe di no, stando almeno all’articolo di Nicla Vassallo apparso sul supplemento culturale del “Sole 24 ore” il 29/6/ 2008 con il titolo Sopravvivere al pop pensiero.
L’Autrice attacca duramente i libri di filosofia dedicati ai polizieschi o alle serie tv, classificandoli come “volumi dozzinali che consegnano il discorso filosofico alle perversioni di un mercato editoriale ove il profitto a qualunque costo ha spesso il sopravvento sull’eleganza e la ricercatezza della qualità”. I termini e il tono sono fin troppo chiari: non c’è scampo per la filosofia della cultura di massa – e nemmeno il tempo per una sua seria analisi. Tanto meno per un’autocritica da parte dell’Autrice, benché forse sarebbe stata necessaria: Nicla Vassallo ha infatti pubblicato un saggio dedicato al film Matrix che è, a tutti gli effetti, un film pop.
Per parte mia, ho scritto insieme ad altri tre filosofi un libro di filosofia dedicato alla serie tv “Dr. House” (La filosofia del dr. House. Etica, logica ed epistemologia di un eroe televisivo) e a settembre pubblicherò Harry Potter e la filosofia. Fenomenologia di un mito pop. A differenza di Nicla Vassallo, non credo che la qualità di un’opera filosofica dipenda dall’oggetto o dal problema che essa tratta, ma dal modo in cui lo tratta: dalle questioni che pone, da come si articola la sua argomentazione, dal rigore della sua scrittura. Nel prologo del libro dedicato al dr. House non a caso scrivevamo: “Non ci sono cose degne o indegne di attenzione filosofica, ma solo buoni o cattivi modi di fare filosofia sulle cose. La filosofia non dovrebbe rinunciare a niente, nemmeno alla televisione”.
La forza della filosofia non è fatta né di anatemi né di esorcismi; e nemmeno di facili snobismi: la sua forza risiede proprio nella libertà radicale del suo domandare. Nessuno può dire che cosa e come la filosofia debba interrogare. Perché la libertà di interrogazione filosofica è radicale o non è. Ed è in nome della libertà radicale del suo interrogare che la filosofia può, senza troppi timori, dedicarsi all’analisi della cultura di massa e dei suoi miti che sono un elemento essenziale di questo nostro tempo di cui, diceva Sartre, non possiamo perdere nulla. Se la filosofia è il proprio tempo appreso con il pensiero è auspicabile che i filosofi che del proprio tempo vogliano capire qualcosa, e magari trasformarlo, abbandonino le pose, ormai logore, della critica apocalittica per cominciare a interrogare seriamente e criticamente la cultura di massa che è parte integrante dell’orizzonte simbolico del mondo in cui viviamo. Che si tratti di “pop filosofia” o di una nuova forma di filosofia per una nuova generazione di filosofi, non fa differenza. Si tratta, in ogni caso, di un pensiero che non rinuncia a niente.

Tuesday, March 25, 2008

C'è qualcuno?

Pezzo che ho scritto per Reset a mo' d'introduzione di un dossier sull'eclisse della filosofia nel dibattito pubblico italiano. A dispetto di quel che pensa Giacomo Marramao entusiasta (l'ho sentito con queste orecchie) dell'easy listening dei festival filosofici (quello di Modena e, soprattutto, quello di Roma) e del loro ruolo pubblico, la filosofia oggi vive in castigo e non sa che pesci prendere schiacciata tra le confortanti speranze della scienza e della religione.