Thursday, March 26, 2009

Come nei film americani


Il poliziotto buono e quello cattivo. Che poi si sa chi è quello che ti frega alla fine.

Sarò ingenuo

Leggo la lettera dell'on. Carlucci all'Espresso e mi chiedo: che interesse può avere a sviluppare una legislazione che incentivi e sviluppi la rete e le sue pratiche di condivisione, quindi di utilizzo, chi ha enormi interessi economici e non solo in un medium, la tv, in diretta concorrenza con internet? Non è il caso più eclatante di conflitto di interessi?

Semantica della vita

Ecco, signor ministro, mi piacerebbe tanto sapere che cosa intende lei con la parola vita. E non sa come mi piacerebbe, un giorno di questi, senza fretta, aprire i quotidiani e leggere una sua dichiarazione: ”Con questo provvedimento non sarà più possibile un caso Vincenzo C.” Perché lei, di suo pugno, avrà redatto e difeso a spada tratta una legge che protegga i cittadini che non hanno di che sfamare la famiglia.
Marco Cattaneo argomenta meglio quanto pensavamo stamattina a proposito della dichiarazioni di Sacconi.

Dilemmi

«Mai più un altro caso Englaro» si dice (per esempio il ministro Sacconi) dopo l'approvazione della legge sul testamento biologico. La cosa andrebbe sciolta per continuare a capire bene con che legge si ha a che fare d'ora in avanti. Dite chiaramente cosa intendete con l'espressione «caso Englaro». Si tratta del fatto che una persona rimane per 17 anni appesa a una cannula senza speranza oppure che dopo 17 anni il padre e i giudici reputano legittimo che una persona possa finirla lì con la sofferenza? Se non si risponde, si ciurla nel manico dell'opinione pubblica.
Come in molte altre occasioni, l'ambiguità consapevole con cui si usano alcuni termini produce mostri.

Wednesday, March 25, 2009

Grande festa

Ieri primo accesso a questo blog da un iPhone e dal Kazikistan (o come diavolo si scrive).

Tuesday, March 24, 2009

"I grew up believing Labour was the party of the working man, and I still believe that"

Superba chiacchierata tra Alex Ferguson, manager del Manchester United e Alastair Campbell, ghost writer di Blair. Leggete qui e immaginate un allenatore italiano che dice queste cose:

All my life I’ve seen Labour as the party working to get better health care for ordinary people, and the Tories really only caring about the people at the top. The NHS is definitely better after 12 years of Labour.
E ancora:
AC: If Gordon was a footballer, where would he play?

AF: Central midfield.

AC: Tony?

AF: Striker.
Tutto qui, sul New Statesman.

Autarchia informativa

Scrive Luca Sofri:

Qualcuno, tempo fa, aveva acutamente notato come il proliferare di servizi e funzioni che aiutano a trovare cose noi affini abbia una forte controindicazione. Parlo dei “se ti piace questo allora prova questo”, dei modi che hanno iTunes, Amazon, o molti altri, di “personalizzare” l’offerta sulla base di ciò che siete e fate e scegliete, dei “suggerimenti”, eccetera.
La controindicazione è che finiamo per selezionare e frequentare un mondo in cui il tasso di sorprese, scoperte, incontri col diverso, sia molto ridotto. Molto dei nostri gusti e dei nostri interessi è invece fatto di cose che abbiamo incontrato per accidente, e che anzi prima avremmo mai immaginato ci incuriosisse. Ognuno avrà i suoi esempi.
Qualche giorno fa sul New York Times Nicholas Kristof ha fatto una riflessione simile rispetto alla personalizzazione delle informazioni e delle news: il “Daily me”. Finiamo per leggere solo cose con cui siamo d’accordo.
Aggiungerei: non solo. Tendenzialmente finisce anche l'idea che esista un'opinione pubblica, che verrebbe sbriciolata in tante opinioni private, magari anche molto competenti (i cosiddetti "tecnici" hanno opinioni private altamente specializzate), ma completamente staccate dalla vita pubblica e ininfluenti nella vita democratica. Che era un po' quello che si scriveva qualche giorno fa.

Monday, March 23, 2009

Forse non tutti sanno che

Torino è la città italiana dove ci sono in percentuale più romeni: 1 su 10 cittadini. Oggi ne scrivo sul Corriere della sera - Economia. Poi, se trovo da qualche parte l'articolo, lo linko.

Update: eccolo qua.

Saturday, March 21, 2009

Se fossi iscritto voterei per lei in ottobre

Friday, March 20, 2009

Da dove cominciamo?

L'esistenza della vita altrui è un grande arcano e oggi, dimenticando tutto questo, si discute con convinzione per stabilire quando la vita incominci e quando finisca! Di più: si ritiene che non ci sia niente, o più niente, da dire intorno al significato dell'«incominciare» e del «finire», e a questo punto l'inadeguatezza tocca il fondo. Dalla quale non sanno liberarsi né scienza, o cristianesimo e altre forme religiose, né arte e filosofia.

Emanuele Severino deve aver letto e meditato quanto scritto qui. Oggi sul Corriere della sera scrive un bel pezzo sulla "congettura uomo”, assunto indiscusso di scienza e religioni.

Wednesday, March 18, 2009

Web, tze'

Leibniz associa l'ultima querelle che ha appassionato i vip della blogosfera italiana con il libro di Andrew Keen in uscita tra un po' anche in Italia.
E mi sono ricordato che lui aveva intervistato Keen per Reset.

Verso la scomparsa dell'opinione pubblica?

E se di colpo i giornali sparissero dalla faccia della Terra? Se rimanesse solo la rete così come la conosciamo ora o come ora possiamo immaginarcela per il futuro prossimo? Forse un interrogativo banale ma che andrebbe tenuto in conto soprattutto quando ci si entusiasma per la prossima (e sembra proprio definitiva) crisi della carta stampata.
In fondo, i giornali per come li abbiamo conosciuti noi, sono stati lo strumento su cui si è incardinata negli scorsi due secoli e mezzo la discussione pubblica, il confronto tra le idee, l'articolazione di una opinione pubblica, elemento chiave delle democrazie. Il giornale quotidiano ha permesso di avere un'idea, e di farla valere, proprio in quanto generalista. Posso dire la mia sulle centrali nucleari, sulla fecondazione assistita, sul sondino gastrico, sull'intervento in Iraq, proprio perché esistono e sono esistiti giornali che hanno più o meno raccontanto come stessero le cose, hanno rappresentato varie posizioni in campo.
“Uso pubblico della ragione” lo chiamava Immanuel Kant, contrapponendolo all'uso privato, ovvero quello dei tecnici, degli addetti ai lavori, che è all'opera nel campo specifico che si domina (l'ingegneria per l'ingegnere, la strategia militare per lo stratega, la fisiologia umana per il fisiologo, ecc.). I giornali, soprattutto quelli generalisti, hanno permesso l'uso pubblico della ragione, ossia hanno dato modo ai non addetti ai lavori - quali noi tutti siamo nella maggior parte dei casi - di partecipare, di esprimersi, su temi dei quali ne andava della nostra vita nella comunità.
Ora, se di punto in bianco tutto ciò sparisse? Quali strumenti rimarrebbero per costruire una consapevolezza pubblica, condivisa, dialogica, aperta, delle questioni che riguardano il presente e il futuro delle nostre società?

Tuesday, March 17, 2009

Economisti, tze'

My rosy scenario is that a better economic environment will develop, a low-debt, robust growth world, in which whatever is fragile will be allowed to break early and not late.

My nightmare scenario is that the government saves Citibank once again, as well as the other banks, and business resumes as usual. Then, the next time the system breaks, it breaks much, much bigger.
Nassim Taleb, quello del Cigno nero, in un'intervista sul Washington Post dice la sua sulla crisi in corso e le soluzioni prospettate dal presidente degli Usa. E se la prende con quelli che non hanno saputo prevedere il crash.

Sunday, March 15, 2009

La questione dell'essenza

Sembra ovvio ricorrere alle scoperte della genetica per definire il passaggio da feto a persona, ed è in termini biologici che si può fissare il momento in cui un vecchio torna a essere solo corpo e non più persona. Nel fare così, tuttavia, non ci accorgiamo delle conseguenze devastanti di quello che decidiamo di «dare per scontato».
Così Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà sul Domenicale del Sole24ore anticipano il loro libro in uscita in questi giorni, Neuro-mania. Uno psicologo e un neuropsicologo mettono in luce tutto il non detto, il trascurato, il dimenticato, il tralasciato per ignoranza, del dibattito sulle questioni «eticamente sensibili». Si tratta di un tema a cui si è già accennato da queste parti. In sintesi che il cervello non pensa e che il corpo non vive e non muore.

La geografia della crisi

Sul numero di marzo di The Atlantic, Richard Florida prova a descrivere l'impatto che la crisi economica avrà sulla geografia degli Stati Uniti. Ci saranno città che si svuoterammo - Detroit è una di queste - altre che si riempiranno ancora di più - la rete New York, Boston Washington - altre ancora che dovranno inventare un nuovo core business metropolitano per cambiare in corsa la loro natura e salvare la pelle. Un caso che sta riuscendo bene in questo senso, spiega il guru della creative class, è quello di Pittsburgh che un tempo era un polo di grandi acciaierie (ricordate Flashdance?) e ora si sta trasformano in oasi per i creativi a stelle e strisce. Ci sono Stati a rischio svuotamento, come la Florida.
Oggi scopro lo studio di Standard & Poor's sull'andamento dei prezzi delle case nelle principali città Usa. Numeri che andrebbero letti nella stessa prospettiva indicata da Florida.
Ecco, non sarebbe male fare lo stesso studio per l'Italia.

Celodurismo, addio

"Viagra alle stelle al Nord". Il deputato della Lega Caparini: l'uso del medicinale è tre volte superiore che nelle regioni del Mezzogiorno
La Repubblica

Saturday, March 14, 2009

Mettersi l'anima in pace

Any experiment, though, designed to provide new models for journalism is going to be an improvement over hiding from the real, especially in a year when, for many papers, the unthinkable future is already in the past.
For the next few decades, journalism will be made up of overlapping special cases. Many of these models will rely on amateurs as researchers and writers. Many of these models will rely on sponsorship or grants or endowments instead of revenues. Many of these models will rely on excitable 14 year olds distributing the results. Many of these models will fail. No one experiment is going to replace what we are now losing with the demise of news on paper, but over time, the collection of new experiments that do work might give us the reporting we need.
Chi non vuole vedere che i giornali, almeno per come li conosciamo, moriranno a breve, vuole sentirsi dire una bugia. Scrive così Clay Shirky in un lungo e approfondito post sul futuro della carta stampata. La morale: per ora bisogna provarle tutte per trovare la strada giusta e solo chi vivrà vedrà.

Friday, March 13, 2009

Altro che Locri

Questa storia che Giovanni Strangio, sanguinario boss della 'Ndrangheta appena catturato ad Amsterdam, abitasse a Kaarst è incredibile. A Kaarst ci ho vissuto per sei mesi una quindicina di anni fa, ed è un paesotto in una delle zone più brutte del pianeta, quella pianura che va da sopra Bonn fino a Essen, desertificata dai bombardamenti americani durante la seconda guerra mondiale. Periferia di Neuss che a sua volta è periferia di Dusseldorf, nodo di quella megalopoli che è la Renania-Westfalia del nord. Gelido, grigio, inospitale, insomma non un posto per rifugiarsi e godersela.

Thursday, March 12, 2009

Un bambino cattivo

Certo che il Charlie Brown di Frank Miller fa veramente paura.

Wednesday, March 11, 2009

Italiani all'estero

Le lagnanze della blogosfera italiana (scil. Beppe Grillo) su Boing Boing.

Tuesday, March 10, 2009

Deconstructing Journalism

The issue is not saving newspapers. The issue is, among other things, seeing that good journalism survives.
Lo ripete pure Dan Gillmor il mantra con cui ormai si chiude qualsiasi articolo si scriva sulla crisi dei giornali e sui modi per uscirne. Come se si potesse salvare l'uno senza cambiare di molto l'altro. Eppure, distinguere il giornalismo, il "buon giornalismo", dal supporto che lo trasporta, sarà pure un modo ottimistico per non cadere nello scoramento ma, almeno qui, non ci toglie alcune perplessità. Ci vorrebbe un novello Jacques Derrida che si mettesse di buzzo buono a decostruire la distinzione tutta metafisica tra giornali e giornalismo, tra informazione e carta stampata, tra tg e televisione. Prima o poi arriverà un filosofo della notizia che farà i conti con quella dicotomia, figura contemporanea del forma-materia del tempo che fu.

I poli non si sciolgono, anzi

Il vizio che aveva denunciato lui, tende a ritornare. Oggi, Repubblica strilla in prima:

Clima, il grande duello tra scienziati e negazionisti
Duello? Grande? Pare che la discussione tra chi crede al riscaldamento globale e chi pensa sia una bufala sia sempre lì. Poi, vai a vedere nelle pagine interne e il titolo sui negazionisti ti tranquillizza che le cose stanno come sapevi, anche per quel che riguarda la stampa italiana (polarizzate, polarizzate, qualcosa resterà):
Pochi, isolati e senza fondi
il raduno dei “meteoscettici”

Saturday, March 07, 2009

Carta straccia/5


Bello il nuovo numero d'Internazionale. Il reportage dall'Islanda e soprattutto la copertina che raccoglie e traduce un po' delle cose che avevamo segnalato qui negli ultimi tempi sul dibattito acceso e molto interessante che in America riflette intorno al futuro dei giornali e dell'informazione.
Riflessioni, inchieste, idee, che se guardate dall'Italia, sembrano distanti anni luce, come se da noi non fosse il caso di occuparci della fine imminente dei giornali.
Poi uno si sorprende che a Repubblica hanno cambiato e ridotto la gabbia grafica senza ridurre anche le dimensioni della carta.

Friday, March 06, 2009

Non tutte le ciambelle escono col buco

Per quel che vale e senza attribuirgli rilevanza statistica, gli utenti che usano il browser di Google Chrome e arrivano su questo blog sono veramente pochini (1,48%).

Neuroetica


Io penso che abbia ragione Umberto Eco quando dice che la nostra mente si estende oltre il cervello, cioè noi pensiamo utilizzando i nostri corpi per intero.
Oggi sul Venerdì di Repubblica si parla di come le neuroscienze hanno influenzato l'etica e di quale etica possa venire fuori dallo studio del cervello. Ho fatto un po' di domande a lui, autore di questo libro.

Wednesday, March 04, 2009

Dopo Sanremo, conquistano La Sapienza

Oggi ho messo 30 a una di Amici.

Un giornale per vecchi

Da oggi, infatti, accogliendo le richieste di moltissimi lettori, “Repubblica” ingrandisce il testo dei suoi articoli, riducendoli di conseguenza di qualche riga, in modo che l´uso del giornale sia più semplice e immediato.
Da Repubblica di oggi, sugli aggiustamenti grafici e di dimensioni del giornale.

Ma di quale tv parla Baricco?

Uno dei punti sostanziali dell'articolo di Alessandro Baricco uscito la scorsa settimana e citato, commentato, critica, è riassunto oggi su Repubblica in una nuova puntata del dibattito. Scrive Baricco:

Spostare l'attenzione, le intelligenze e le risorse su scuola e televisione perché è proprio lì che in questo momento si combatte la battaglia per la difesa dei gesti, dei valori e del patrimonio della cultura.
Tutto vero, il campo di battaglia è lì e là. Però, io mi chiedo: ma non sono proprio scuola e tv pubblica che ricevono milioni e milioni di euro affinché siano anche agenzie che fanno cultura? Non è proprio per vedere Carmelo Bene o la Turandot che pago il canone televisivo? E non pago tasse e rette scolastiche anche per far sì che i miei figli sappiano qualcosa in più su teatro o lirica?

Allora, mi chiedo anche, non sarà che invece di spostare quei soldi pubblici che già ci sono da una parte all'altra, si tratta invece e in primo luogo di usarli per benino?

Tuesday, March 03, 2009

Orsi di tutto il mondo, uniamoci


Il pelo è una forma di resistenza. All'estetica. A una società uniformata, coercitiva, iper-standardizzata. E' anche un modo per lottare contro il corpo sarkosiano, liscio, atletico, che vuole cancellare ogni asperità e ogni conflitto impedendo a ogni pelo di spuntare
Un filosofo del corpo, citato da Maria Laura Rodotà oggi sul Corriere della sera, sostiene che l'antisarkozismo passa attraverso l'obiezione alla lametta. Visti i sondaggi odierni, Franceschini potrebbe pensarci a farsi crescere un paio di baffetti, hai visto mai che a ottobre si porti dietro anche i fedeli del baffino.

Sul fronte interno di questo blog, noi ci si è attrezzati da tempo.

Friday, February 27, 2009

Cos'è una notizia

E' tempo di aggiornare il famoso esempio dell'uomo che morde il cane.

Wired Italia

A me il nuovo Wired all'italiana non è che faccia impazzire. La copertina è bella, tiene. All'interno, la grafica non regge il confronto con l'originale (mi ricorda un po' Happy Web). Però è “erto”, e questa è stata una bella sorpresa. Come una sopresa è stata la rapidità con cui ti arriva nella buca delle lettere, solo qualche giorno dopo l'uscita in edicola.
A proposito dell'intervista di copertina con la Montalcini. Penso che Paolo Giordano sia un po' acerbo (o sopravvalutato, a seconda dell'accento che si vuol dare), tutte le cose che ha scritto dopo il libro, per esempio le doppie paginate sul Corriere della sera, non valgono il prezzo del biglietto. Il suo incontro con la centenaria è suggestivo. Ma va detto che è difficile non emozionarsi e rimanere a penna asciutta mentre si parla con quella signora.

Wednesday, February 25, 2009

Commenta la notizia?

Friday, February 20, 2009

Come titillare il puttaniere che è in te

La celebre colonna di destra di Repubblica.it oggi ne fa una squallida. Diciamo che non è che si segnali spesso per cose di livello, ma oggi è veramente evidente. Sullo stesso giornale che qualche giorno fa pubblicava il condivisibilissimo articolo di Natalia Aspesi sui rischi dell'essere donna, decidono di mettere qualcosa che fa un po' schifo.
Una galleria di volti di prostitute di Las Vegas che la didascalia definisce "regine del sesso" (quella americana "most prolific prostitutes"). Si tratta di foto segnaletiche che ritraggono ragazze un po' piste, impaurite, stanche morte, che non è ben chiaro perché dovrebbero interessarci. O meglio, forse lo è, perché quei volti sono la parte per un tutto, un corpo immaginato e una pratica (di sesso) evocata. E, sospettano a Repubblica, sognata da molti lettori. Non solo prostitute, ma pure quelle che ci danno più dentro! Che sballo!

Repubblica scrive a commento delle foto:

La pubblicazione ha naturalmente creato un acceso dibattito negli Stati Uniti: è etico o no divulgare volti, nomi e cifre dell'operato delle cinquanta prostitute? Così è stato e in questa galleria pubblichiamo le foto delle più "prolifiche signorine della notte".
Sulla Cristoforo Colombo ci sarà pure stato il dibattito, ma si capisce chi l'ha vinto.

A Paolo quel che è di Paolo

Mi sembra di essere in un altro mondo. Io e Castaldo avevamo scritto per anni che la musica a Sanremo non aveva diritto di cittadinanza. E invece, in barba a Baudo, Bonolis ha riportato la musica in scena, la musica in primo piano, la musica vera. Dalla che canta 4/3/43 sullo stesso palco di tanti anni fa, Bacharch, il supergruppo, Vecchioni, un leggendario Pino Daniele, e poi dei giovani, molti dei quali in gamba. E’ un successo, va dato atto a Bonolis di aver proposto il miglior festival a memoria d’uomo….
voto 9
Pare che sia stata una gran serata ieri a Sanremo. (Un filo lunga?)

Thursday, February 19, 2009

Dove eravamo rimasti?

Nessuno può farcela

Un uomo nuovo emerge dalle primarie a Firenze; non ricordo neanche come si chiama, ma qualcuno già parla di lui come leader nazionale: non siamo più ai rincalzi, alla primavera, al vivaio giovanile. Siamo ai pulcini.
Su Soru, sul Pd, su Berlusconi, sul futuro: le cose più sensate, amare ma sensate, le ha dette Niki Grauso.

Wednesday, February 18, 2009

Lo dico tutti compagni della mozione A.Nazzari

L'eterno ritorno dell'uguale.

Tuesday, February 17, 2009

Quello lo conosco

Nel giorno in cui il Manifesto buca, suo malgrado, la notizia, Matteo Bartocci firma il suo primo editoriale. Bravo Matte'.

Monday, February 16, 2009

L'importanza della lingua

Soru sta perdendo ed è un peccato. Soprattutto per questo.

Sorpasso

Vogliamo dirlo che da qualche tempo in qua, Repubblica.it sta peggiorando di molto la sua qualità e Corriere.it la sta migliorando?

La penna isbigotita

Alberoni legge questo blog. Anche se poi chiude in alberonese. Fiuu.

Saturday, February 14, 2009

Il caso Englaro e le questioni di senso

Una cosa che forse andrebbe detta, a margine della vicenda Englaro e dei suoi mille risvolti, è la difficoltà in Italia di pensare in maniera autonoma e laica questioni generali, molto generali, quelle che qualcuno definirebbe “questioni di senso”. Per un verso legate al qui e ora ma per altro interrogativi che l’uomo da sempre si pone. Che ci facciamo qui? Da dove veniamo? Che senso ha vivere? E morire? E amare? Ecc.

Da una parte c’è la Chiesa, non solo quella cattolica, col suo prontuario di risposte con una dogmatica nella quale a ogni dubbio sul senso delle cose ha subito pronta una soluzione ad hoc. Ovviamente, per loro natura, queste risposte sono degne di fiducia, bisogna crederci, avere fede per l’appunto. Ma dall’altra parte? Chi quella fiducia non ce l’ha? Per ora, e il caso di Eluana non è che l’ultima dimostrazione, si invoca la libertà dei singoli di determinare il proprio destino e ci si appella al tempo stesso a quello che la scienza dice.

Il punto che vorrei mettere in evidenza è che così facendo si rimuovono alla radice le domande cui sopra. Nessuno si preoccupa di porre la questione di cosa significa stare al mondo per un non credente. Magari anche adombrando una risposta dubbiosa, critica, perplessa. Magari anche solo per porre la domanda e basta.

Prendiamo, la questione della vita e della morte. Il papa sappiamo come la mette. La vita è indisponibile perché è un dono di dio. Passo e chiudo. La scienza come si comporta? Descrive. Dice che l’alimentazione e l’idratazione non è autonoma, che c’è qualche segnale elettrico nel cervello ecc. Ma non fa, per sua essenza non può fare, il salto interpretativo e chiamare tutto questo “vita” o “morte”. La scienza non dice quando un essere vivente è morto. Quello lo fa discorso che direi filosofico, o più in generale, culturale. È un solo un dato culturale che ci dice se un corpo senza coscienza (o con pochissima e intermittente) è il corpo di una persona morta. La scienza, la tecnologia può al più portare la “fotografia” dell’fMRI di un cervello, ma non può dire se quel cervello è vivo o morto (certo, lo scienziato lo può fare ma non in quanto scienziato, utilizzando categorie non scientifiche).

Sempre più casi saranno analoghi a quello di Eluana. Molti dei nostri organi possono e potranno sempre più essere vincolati con la tecnologia per procrastinare la nostra dipartita. E questo chiede una risposta normativa ma, io credo, non solo normativa.
Al di là del significato del peso economico che tutto ciò avrà sul bilancio futuro della sanità, non sarebbe il caso di ripensare in questa prospettiva proprio i termini di una questione? Per esempio, iniziando col dire che vita e morte non sono dati, basi di partenza di una discussione, ma piuttosto punti di arrivo, sebbene transitori, di un ragionamento.

Thursday, February 12, 2009

200 anni fa

Mica la sapevo questa: Lincoln e Darwin nati nello stesso giorno, mese e anno.

Una luce

Da Santoro, Pierluigi Bersani ha appena fatto un discorso sul senso della morte nella nostra cultura e sulle trasformazioni che ha avuto negli ultimi anni che se ben meditato avrebbe conseguenze profonde per il progressismo italiano. Sostenere che "vita" e "morte" hanno una genealogia e che scienza e tecnica non possono surrogare domande e soprattutto risposte sul senso della vita e della morte, è un modo originale e proficuo per porre le questioni bioetiche. Purtroppo non mi pare che nel Pd ci sia una platea adeguata a recepirlo.

Impagabile

Quel tale.

American Graffiti


Non per dire, ma se uno come questo fa il politico e ha vinto il Nobel, perché anche Brunetta non ci può sperare?
Ma perché l'estetica degli americani spesso sembra ferma agli anni Cinquanta?

Tuesday, February 10, 2009

Arriverà un iTunes per le notizie?

Saranno i pagamenti spot (i micropagamenti) a salvare i nostri giornali? Mentre da noi ci si mette le mani nei capelli, di là dell'oceano ci pensano e prendono in considerazione pro e contro. Innanzitutto, partendo dall'evidenza che i giornali scompariranno e che la Rete è l'unica frontiera per l'informazione che un tempo chiamavamo carta stampata.
E' possibile che si paghi qualche centesimo ad articolo? senza comprare tutto il giornale in blocco? sarà una forma di business praticabile e redditizio?
Un dibattito interessante per capire se e come c'è ancora da sperare.

E siccome sono scrittore

Ieri, alla presentazione del nuovo Kindle (il lettore di Amazon per eBook), Stephen King dava la sua spiegazione al differente destino che musica e libri avrebbero nell'era del digitale. I cd scompaiono perché nessuno o quasi vuole tutto il loro contenuto, i libri rimarranno perché nessuno o quasi è disposto a comprarne una parte, un capitolo.

Basta poco


Bisognerà pure passare il tempo quando uno è a casa malato.

Il bicchiere mezzo pieno

Insomma, dicono che questa crisi (cioè, quella negli Usa) poteva essere peggiore. Definitivamente peggiore. Dicono.

Saturday, February 07, 2009

Droghe leggere

Sui siti più cool va molto questo video di un bambino all'uscita da una seduta dal dentista.
La domanda è: ma cosa usano i dentisti americani?

Libri, poteva andare meglio, ma...

Nel mio personalissimo cartellino di inizio anno ci sono un dubbio, una mezza delusione e delle promettentissime prime 50 pagine.
Il 2009 era partito con il mio primo Murakami Haruki, After Dark, in effetti non male sebbene forse troppo giapponese per la mia inclinazione al sapido (6). Poi avevo proseguito con un Carlo Lucarelli storico, L'ottava vibrazione, serie di vicende intrecciate che si svolgono in Eritrea sul finire del XIX secolo, a ridosso della disfatta di Adua. Ci si è impegnato molto, Lucarelli, a studiare per rendere storico un romanzo avrebbe una trama standard da noir qualsiasi. Ci ha studiato pure troppo, ché è sempre lì a sottolineare le differenti lingue, le parole, i vestiti (pochi), i nomi, ecc. in un continuo show off che invece di contestualizzare l'azione fa vedere il lavoro dell'autore e basta. La morale è: quando si vede la mano del pittore e non il dipinto, il quadro è venuto male (4,5).
Invece ho appena iniziato - e le prime pagine mi dicono che ho fatto bene - Io sono Charlotte Simmons librone difficile da sfogliare a letto di Tom Wolfe. Vediamo come prosegue (per ora 7). Stay tuned.

Friday, February 06, 2009

I migliori se ne sono andati

Quando ero al liceo, di Repubblica leggevamo Gianni Brera per lo sport e Gianpaolo Dossena per i giochi (e anche Beniamino Placido per la tv). Da Ieri, Brera avrà qualcuno con cui giocare a carte e da cui apprendere molto.

A proposito

Articolo del qui presente uscito qualche giorno fa sul Corriere della sera - Economia.

Thursday, February 05, 2009

Zzzzzzzz

Strano paese quello per cui un giornalista molto bravo (Andrea Scanzi) arriva ad avere la notorietà della citazione qui e là grazie a un articolo uscito di recente sull'ultimo numero di Micromega ma che poteva essere stato partorito (a parte i riferimenti all'attualità) già una decina di anni fa. L'oggetto della critica è il veltronismo nella sua declinazione cultural-televisiva, ideologia liquida che cosparge di melassa qualsiasi accenno alla dialettica e alla conflittualità.
Prendiamo solo l'attacco del pezzo di Scanzi.

Fazio, Benigni, Celentanotti: i santini del veltronismo. Ognuno diverso, ognuno uguale.
Quanti ne abbiamo letti di articoli del genere nei quali la sinistra vera, quella che ha studiato filosofia, ci spiega che
Il veltronismo è un fenomeno antropologico che si veicola anche a livello artistico, e con Veltroni la cultura è scesa al livello delle Figurine Panini.
Conducendo l'analisi laddove nessuno mai si era spinto...
Intendiamoci, qui non è ci freghi di Veltroni o di Fazio. Ricordo ancora un'intervista a WV (doveva essere l'estate nel '93) nella quale individuava in Ian McEwan quale suo ideologo di riferimento. Un'intervista dalla quale può partire un filo che arriva dritto dritto all'incredibile pezzo sulla memoria uscito quest'estate su Repubblica. D'accordo. Ma allora perché non provare a fare un passo avanti? Lo sappiamo, il Beatles vero era Lennon, McCartney era un sòla, possiamo andare avanti?

Monday, February 02, 2009

E Dupont e Dupond?

Billy Elliot sarà il Tintin cinematografico nel film che Spielberg sta faticosamente mettendo in piedi.
Mah.

Sunday, February 01, 2009

Superbowl

Il primo che vedemmo fu questo, scontro tra due titani come Joe Montana e Ken Anderson. Ora, qui si è sempre andati per i Cardinals, in verità più per quelli del baseball e di quel genio assoluto che è stato Ozzie Smith che per gli altri, gli sfigati del football. Malgrado da un po' di anni non siano più a St. Louis e abbiano perso quel fascino che solo le squadre di mezza classifica americane hanno (che stanno lì, senza andare ai playoff e senza retrocedere, ché non si retrocede), stanotte un occhio ce lo buttiamo al Superbowl che giocano contro gli Steelers, perdipiù che è pure per la prima volta (mi pare) in diretta sulla Rai.
(Speriamo abbiano convocato almeno Guido Bagatta per la telecronaca).

E allora di cosa stiamo parlando?

Free may be the best price, but it can't be the only one.
Chris Anderson sul Wall Street Journal sintetizza il lavoro che sta facendo sull'economia del gratis. Il libro uscirà in America a luglio.

Thursday, January 29, 2009

Padri

La rivista Granta dedica un numero a padri e figli. Qui il ritratto che Jonathan Lethem fa di Richard.

The picture floats. Someone took it in the Seventies, but the white backdrop gives no clue. My dad owned that wide-lapel trench coat for fifteen or twenty years, typical thrifty child of the Depression. (He probably tried to give it to me at some point.) The beard’s trim narrows the time frame slightly, that rakish full-goatee. So often in later years he wouldn’t have bothered to shave his jaw to shape it. Put this in the early Seventies. Somehow it floated into my collection of paper trinkets, ferried off to college, then to California for a decade. The only copy. By the time I showed it to my father, last week, he hadn’t seen the photograph for thirty-odd years. He couldn’t be sure of the photographer, guessing at three friends with comically overlapping names – Bobby Ramirez, Bob Brooks, Geoff Brooks. (I remember all three of them, beloved rascals from my parents’ hippie posse.) He settled at last on Geoff Brooks. The picture was never framed, nor mounted in an album, just shifted from file cabinet to cardboard box to file cabinet all this time. A scrap of Scotch tape on the left corner reminds me I had it taped up over a desk in Berkeley. In a family that, after my mother’s death, scattered itself and its memorabilia to far corners of the planet, and reassembles now sporadically and sloppily, the picture’s a survivor. But I’ve lived with it for thirty years, gazed into its eyes as often, strange to say, as I have my father’s living eyes.

And it shows Richard Lethem as I dream him, my idol. His Midwestern kindness, prairie-gazer’s soul, but come to the city, donning the beatnik garb, become the painter and poet and political activist he made himself, a man of the city. When I first knew my parents they were, paradoxically, just the two most exciting adults on the scene, part of a pantheon of artists and activists and students staying up late around the dinner table and often crashing afterwards in the extra rooms of the house. My parents were both the two I had the best access to and the coolest to know, the hub of the wheel. I wasn’t interested in childhood, I wanted to hang out with these guys. The picture shows my dad meeting the eyes of a member of his gang, both of them feeling their oats, knowing they were the leading edge of the world. I wanted him to look at me that way. He often did.

Wednesday, January 28, 2009

Sentirsi un pipistrello oggi

Come ci si sente in compagnia del papa? «Non credo che l’anti-relativismo per essenza appartenga alla religione e solo a essa. Credere che esista una ragione e una verità oggettiva non significa affidarle a una religione, a una garanzia fondata sulla fede»
Un paio di domande a Thomas Nagel di passaggio a Roma. Sul Papa, Richard Dawkins e la filosofia oggi.

Tuesday, January 27, 2009

L'amica Sigurdardóttir

Qui si aspetta con curiosità il primo vertice italo-islandese e l'imbarazzo del nostro primo ministro nell'incontrare la sua dirimpettaia, prima premier gay-lesbo della storia.

Coccarda rossa

Concita De Gregorio tiene un blog sull'Unità. Un blog nel quale ci sono soli (non so se tutti, ma soli di certo) gli "editoriali" che pubblica a pagina 2 del quotidiano che dirige.
Ora, mi chiedo, anche in virtù del fatto che l'Unità si trova in pdf tutti i giorni sul sito e che quindi se uno se lo vuole leggere può farlo, perché tenere aperto 'sto spazio?

Monday, January 26, 2009

E ora le scimmie di mare

Il Corriere rinverdisce una gran pagina di letteratura: quella finale di Diabolik. Lui aveva iniziato a ricordare.

Reset 111

Sunday, January 25, 2009

Impressionisti reloaded


C'era una volta Claude Monet. Adesso c'è Eric Joyner. (Scoperto qui).

Saturday, January 24, 2009

Nichi, l'olandese volante (ah, no, quello era su Radiomontecarlo)



Presentato il logo del nuovo partito di Nichi Vendola, Rifondazione per la sinistra (che creativi, eh?). Eppure il simbolo mi pare di averlo già visto da qualche parte...

Friday, January 23, 2009

L'anima del McWorld

The struggle for the soul of capitalism is, then, a struggle between the nation's economic body and its civic soul: a struggle to put capitalism in its proper place, where it serves our nature and needs rather than manipulating and fabricating whims and wants. Saving capitalism means bringing it into harmony with spirit--with prudence, pluralism and those "things of the public" (res publica) that define our civic souls. A revolution of the spirit.
Is the new president up to it? Are we?
Il partito della decrescita, del "consumare meno, consumare tutti" si fa largo anche in America. Benjamin Barber, quello di Jihad vs. McWorld, suggerisce quale dovrebbe essere il compito principale per Barack Obama, soprattutto per la coincidenza della sua elezione con la crisi finanziaria ed economica. Spiega che ci vorrebbe una rivoluzione dello spirito, guardando fuori dall'economic box e per cambiare la cultura di un popolo. L'obiettivo non è superare il capitalismo ma modificarlo profondamente.
Tuttavia, nota Barber, il team di economisti scelto dal nuovo presidente non sembra orientato in questo senso.

Carta straccia/4

We have to be brutally honest with a final, crucial question: Even in our democracy, are there enough people out there who care whether the light of serious journalism is allowed to fail?

Da tempo ho la sensazione che, al di là della retorica, la morte dei giornali preoccupi perlopiù quelli che nei giornali ci vivono. Una sorta di riflesso della (ops) casta dei giornalisti che, comprensibilmente, si preoccupa di perdere il posto. Tutte le belle parole sui quotidiani quali strumento della democrazia, anima dell'opinione pubblica, sembrano sempre più la glassa intellettuale che ricopre una gran paura di finire a casa.
Oggi leggevo opinioni simili qui.

Thursday, January 22, 2009

Iconologia/2


Ma vi sembra che uno può pubblicare quest'immagine per illustrare un qualcosa di diverso dalla definizione di "pixel"?

Tuesday, January 20, 2009

E' che so' americani

Che uno si trovi a leggere - pure ammirato - il sito del governo di un dato paese X fa già impressione. Che poi ci si trovino pagine come questa sui diritti civili fa veramente impressione. Fatevi un giro su quello italiano, tanto per fare un confronto (e non si pensi che la colpa è dell'attuale governo: quello di Prodi era anche peggio).

Da Harry Potter alle Confessioni di Agostino

La lista dei libri letti dal nuovo presidente Usa ricostruita in maniera semi-scientifica.

Monday, January 19, 2009

A onor del vero

L'opinione pubblica resisterà alla Rete? Questione annosa e ormai classica nel dibattito intorno ai cambiamenti che Internet ha imposto ai modi della comunicazione di massa. Qui ce ne siamo già occupati qualche volta (per dire, la chiacchierata con Howard Rheingold), un tema che tornerà in una bella intervista a Seyla Benhabib sul Reset in tipografia giusto in questi giorni.
Sul Corriere di oggi, Gianni Riotta affronta il vulnus di petto e siccome ha studiato filosofia (anche se dirige il Tg1) ci infila una serie di pensieri che vorrebbero essere filosofici per arrivare a dire che il web, i blog, la partecipazione ecc. sono il trionfo tecnologico delle premesse della filosofia postmoderna. La definizione di verità di Alfred Tarski ("la neve è bianca" se e solo se la neve è bianca) sconfitta da quella di Rorty (la verità è un effetto del potere). Dove la prima è la posizione del buon senso, l'altra delle tenebre del non senso. Insomma, cosa già sentite non solo nelle facoltà di filosofia ma anche nei giornali di questi anni. Una posizione discutibile, quella di Riotta, ma legittima.
Quello che sembra invece poco accettabile per uno che ha studiato filosofia (e che pure se la mena molto per questa sua gran formazione) sono la quantità di contraddizioni e paradossi davvero imperdonabili con cui conclude il suo pezzo. Verità parziali, verità degne e indegne, verità proprie e quelle degli altri, insomma, un guazzabbuglio nel quale un qualsiasi studentello avrebbe gioco facile a dire "Gianni, non va". Leggiamo e meditiamo:

Perché i postmoderni hanno torto, la verità esiste, come la realtà, a patto di non considerare la nostra verità e la nostra realtà le uniche degne. Se ce ne persuaderemo, conosceremo una verità, sia pur parziale, e la verità ci renderà liberi. Sapere guardare alla verità degli altri e comunicare la nostra con spirito equanime è la rivoluzione dei contenuti che squasserà il XXI secolo. L'alternativa sono le tenebre, sia pure on line.

Poi chiudiamo il giornale, ci mettiamo a guardare il Tg1 e continuiamo a chiederci quand'è che la neve è bianca.

Friday, January 16, 2009

The remains of a bird

Snarge
The residue smeared on an airplane after a bird/plane collision. The snarge is generally all that is left of the bird. Every day numerous samples are taken off of airplanes and sent in for DNA testing to help map out what kinds of birds are colliding with airplanes. Both the FFA and military have a vested interest in these results.

Lo diceva sempre il vecchio De Mauro che l'inglese è una lingua lessicografica, ossia che supplisce alla grammatica sempliciotta con un bel po' di parole in più. Ma non pensavo che si arrivasse fino a questo punto di cinismo.

Tutti gli uomini (e le donne) del presidente

Quelli che guideranno l'America per i prossimi quattro anni. (Il titolo era facile).

Thursday, January 15, 2009

Mappe per caso

Certo, il corno d'Africa è un po' più su, ma, insomma, ci si può stare. Supporti sui generis per cartine geografiche particolari. (trovate qui grazie a lui).

Wednesday, January 14, 2009

Con un pan di stelle in mano

La vicenda di Genova e dei suoi bus atei non è che mi avesse avvinto particolarmente. L'unica cosa che mi aveva colpito di quella pubblicità era che ci fosse una virgola di troppo. Stamattina però ho scoperto questo post e mi è venuta qualche osservazione, così tra un pan di stelle e l'altro*.

La sensatezza di espressioni come "Dio esiste" e "Gli asini volano" è equivalente, hanno, va da sé, entrambe senso. In entrambi i casi capiamo benissimo cosa si intende con quelle stringhe di parole.
Il problema vero sta con la verità di entrambe. E con le condizioni attraverso cui si verifica la loro verità. La seconda è banalmente falsa, nella maggiorparte dei contesti con cui abbiamo quotidianamente a che fare, perché non esiste un fatto che la verifichi e soprattutto perché nessuno è disposto a salire su un asino e aspettare che quello decolli.
Per quel che riguarda "Dio esiste" le cose stanno diversamente. Si tratta di un enunciato che ha la stessa forma di "l'Everest esiste" ma è, direbbe qualcuno, solo la sua forma superficiale. Per come la vedo io, "Dio esiste" è un nome complesso per qualcosa del tipo "Sii buono", "comportati bene" ecc., tutti quei precetti che hanno fatto la storia del cristianesimo. E che evidentemente non sono né veri né falsi.

* Il post di cui sopra andrebbe letto, altrimenti non si capisce con chi ce l'ho e perché.

Monday, January 12, 2009

Carta straccia/3

Certo, è noto ormai, molta parte della responsabilità la hanno i nuovi media, che attraverso la rapidità, la gratuità e la loro capacità di customizzare i gusti rendono molto problematica la vita ai transatlantici dell’informazione. Il self made journalism dei blogger ha lo stesso vantaggio che hanno i pirati che assaltano le petroliere nei mari del sud: costo irrisorio e massimo risultato. Mettiamoci anche la crisi finanziaria con il crollo dei consumi e di conseguenza della pubblicità su mass media e allora si spiega perché il 2043 sembra una previsione fin troppo rosea.
Se il costo del giornalismo rimane lo stesso ma le notizie si deprezzano, che si fa? Come salvare il salvabile? Innanzitutto, riconoscendo che la notizia è da una parte una merce che ha un suo valore commerciale e che i giornali sono imprese industriali e al tempo stesso che la notizia è anche l’energia attraverso cui viaggia la macchina democratica. È dunque una merce particolare che si consuma ma non alla stessa maniera di automobili o telefonini.
È da questo duplice valore dell’informazione, ricordava Jürgen Habermas in un suo intervento sulla Süddeutsche Zeitung e comparso da noi su Repubblica un anno fa, che bisogna partire per ragionare sul salvataggio dell’informazione e del suo particolare mercato. Una merce come la «comunicazione culturale e politica» è sui generis, spiega Habermas, «perché questa merce mette alla prova le preferenze dei fruitori e al tempo stesso le trasforma».

Qualche tempo fa si era scritto un pezzetto sulla crisi dei giornali e un possibile bailout per la stampa, riprendendo una cosa scritta da Habermas l'anno scorso. Sul finire del 2008 ne aveva scritto molto negli Usa (Sullivan e altri). Giuseppe Granieri scrive ora un bel post (che segnala Luca) su vicende annesse e, soprattutto, connesse.

Ho capito

Ho capito: La Repubblica non è un giornale noioso, è un giornale annoiato.

Saturday, January 10, 2009

Lui ha visto la luce! Lui ha visto la luce!

Un dotto post di Giulio Mozzi sui raggi di luce dal Beato Angelico alle Winx. Ci sarebbero stati bene anche il De lineis, angulis et figuris di Grossatesta, l'idea di creazione del neoplatonismo e quella di provvidenza come freccia scoccata dall'arco nella Commedia.

Friday, January 09, 2009

Dente per dente

How many civilian deaths are “not disproportionate to” the value of defeating the Nazis?

Michael Walzer su Dissent se la prende con una cattiva interpretazione di “violenza spropozionata” (nel caso, quella dell'esercito israeliano a Gaza).
Ma la questione è: Hamas è come il Nazismo?

Menti infografiche

Quegli intelligentoni di cui dicevamo qui, su due dimensioni.

Pure Burt!?!?

Pare che Tintin fosse gay. (Un bel "forse non tutti sanno che" per il ciuffetto amico di Milù sul paludato Times)

Wednesday, January 07, 2009

Sapere di non sapere

Sul celebre blog Wittgenstein, oggi si parla, tra l’altro, della famosa proposizione 7 e conclusiva del Tractatus logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein. In particolare, si denuncia l’uso smodato che di quel «tacere» si è fatto in qualsiasi contesto fuorché in quello proprio, ossia filosofico. Un discorso analogo si potrebbe fare con il celebre teorema di incompletezza di Kurt Goedel, che a sentire quello che dicono qui e là dimostrerebbe l’impossibilità di qualsiasi cosa. Ma non lo faremo.
Il tenutario del blog Wittgenstein per spiegare cosa in realtà voleva dire l’altro Wittgenstein cita una serie di spiegazioni trovate in rete. Purtroppo, la spiegazione è di molto sbagliata. Inserendosi dunque a pieno titolo nella querelle che Mantellini qui richiamava.

Tuesday, January 06, 2009

Carta straccia/2

In Italia, si fa finta di non vederla la crisi. Tu dici: quale? ce ne fosse solo una... Quella dei giornali, che tocca i qui presenti in prima persona. Ce ne fosse uno di giornali grandi e piccoli, che provano a riflettere seriamente sul da farsi. Meglio chiedere lo stato di crisi e aprire gli ombrelli.
Negli Usa, sul mio mensile di riferimento, esce oggi una nuova analisi che prende spunto dal brutta china presa dal NYTimes. Non che ci siano soluzioni mirabolanti, idee geniali per spremere danaro da dove non ne viene, epperò almeno si prende il toro per le corna, senza nascondersi in frasi di circostanza e di autoassoluzione sul «bisogno d'informazione che non morirà mai» o su «quel qualcosa in più che ha la carta» che si ascoltano da queste parti. Magari, dopo la fallimentare esperienza del quotidiano settimanalizzato vediamo se esce qualche idea che funziona un po' meglio.

Wednesday, December 31, 2008

Fumetti, tze'


Ah, stamattina ho comprato pure LMVDM di Gipi (tre copie, non si sa mai, ché a Roma è introvabile). Be', entra nella classifica 2009 senza passare dal via. Son qui a leggermelo piegato in due dal ridere.
(Qui e qui i blog di Gipi)
(Qui di fianco un suo dipinto preso dal blog)

Cause ed effetti

Oggi che avevo tempo e stavo solo (ché i bambini son via), mi sono comprato giornali e riviste più del solito dando il mio contributo col secchielletto per svuotare la nave dei giornali che affondano. Ho preso pure Max perché ha in copertina la mia preferita in questo momento. Be', scoprire che l'editoriale d'apertura è affidato a Laura Pausini e soprattutto è un accorato pezzo sulle morti sul lavoro e sulla Thyssen mi ha fatto un po' impressione. Sarà per questo che non si vendono?

Menoventivirgolasette

Io non so com'è o come non è, ma se un giornale come Repubblica perde in un anno un quinto dei suoi lettori, non si può più parlare di crisi dei giornali: è collasso cardiocircolatorio.
(Ho appena iniziato a leggere il numero di fineanno dell'Espresso, poi vi dico del resto).

Tuesday, December 30, 2008

Personal best 2008

Non fiction
1) Richard Sennett, L'uomo artigiano. Come e perché il precariato, figlio del nuovo capitalismo, sta distruggendo la passione per il lavoro. Primo di una trilogia ha i suoi numi tutelari nel dio zoppo e brutto, Efesto, e nel filosofo pragmatista John Dewey. (Peccato per il font e soprattutto l'interlinea scelta dall'editore italiano che rendono la lettura molto faticosa).
2) Ian Buruma, Assassinio ad Amsterdam. La crisi del multiculturalismo in Olanda. Ma soprattutto una lezione su come scrivere un'inchiesta.

Fiction
1) Cormac McCarthy, La strada. E' del 2007, ma io l'ho letto quest'anno. Forse una delle storie più intense mai scritte. Chi è genitore, chi è padre non può non piangere ogni tre pagine. (Se ne era scritto già qui)
2) Georges Simenon, Il treno. Uno dei migliori amplessi in circolazione tra i romanzi di ogni epoca.

Sunday, December 28, 2008

Dal fronte

Per avere uno sguardo diverso sulla Palestina e su quello che capita in queste ore guardo qui, il blog di Giovanni Fontana.

Friday, December 26, 2008

Clashed

E' morto Samuel Huntington, quello dello "scontro di civiltà", padra di una delle formule più citate nel post 11 settembre. Qui un saggio per capirne un po' di più.
(Alle 22 e 31, Wikipedia registra un generico "dicembre 2008" per la morte).

Tuesday, December 23, 2008

Molto stile


Questo sondaggio sulla copertina di libro Usa più bella del 2008 me lo ero perso. Sono tutte di altissimo livello, io ho scelto la carta stropicciata di Slavoi Zizek.

Saturday, December 20, 2008

2008 remix

(Viene da qui)

Friday, December 19, 2008

Iconologia

11 e 14. Una scuola di politica mel sud, cpn l’aiuto di Roberto Saviano.
In quell'inciso ci sono tutte le ragioni di una sconfitta.
(La diretta dalla direzione del Pd è spassosissima, soprattutto perché dimostra l'assurdità dell'iPhone, ossia un telefonino con cui non si può scrivere).

Thursday, December 18, 2008

Coke or Pepsi?

Di quel che capita nel cervello quando si sceglie di andare qui piuttosto che là, di comprare un libro piuttosto di un altro, di bere un chinotto invece di una spuma chiara ecc. Sul Venerdì di Repubblica, intervista del qui presente a lui che ha scritto questo libro.

Wednesday, December 17, 2008

Let it be

«I knew him as a philosopher with a fiction hobby». In una delle peggiori giornate che qui si ricordino, mi consolo con quello che David Foster Wallace aveva da dire sul fatalismo.

Tuesday, December 16, 2008

Sacchi di sabbia vicino alla finestra


Io, che non potrò raccontare ai nipotini di quella piena del Tevere del 2008 e di quando un traghetto s'incastrò davanti al ponte di Angeli e demoni, perché ero a casa malato, gli mostrerò quelle foto meravigliose che a suo tempo trovai su Flickr.
(Non ne linko nessuna direttamente perché tutti 'sti Cartier Bresson chiedono decine di autorizzazioni per usare un'immagine).

Monday, December 15, 2008

Fifty fifty

Sono alle prese col primo Murakami Haruki della mia vita. Non male. Per ora, il mio consiglio è questo: saltare la prima pagina (l'ho dovuta leggere 6/7 volte) e un capitolo sì e uno no, via quelli dove c'è la ragazza che dorme.
Sarò sempliciotto, ma tant'è.

Wednesday, December 10, 2008

Carta straccia

Un anno e mezzo fa (non un secolo), il filosofo Juergen Habermas ne scandalizzò molti proponendo di salvare i giornali attraverso un finanziamento pubblico, dello Stato (in verità, da noi, quotidiani e giornaletti si prendono già oltre 150 milioni di finanziamento pubblico: tutto sta a vedere per far cosa). I fogli giornalieri sono una risorsa vitale perché esista un'opinione pubblica libera, e dunque per un'opinione pubblica tout court.
Oggi, la questione torna di moda negli Usa. Vediamo in quanti scherzeranno il vecchio di Francoforte.

Tuesday, December 09, 2008

Se l'arcivescovo di Costantinopoli...

D'accordo, il Partito di Veltroni si è "intorcinato" in una spirale che non ne esce più da solo. Vero, definitivo.
Ma non è che pure quelli che ogni giorno raccontano la rava e la fava di come il Pd si sia intorcinato, si stanno intorcinando pure loro?

Friday, December 05, 2008

Quelli che hanno capito tutto

E’ nata una nuova schiera di giornalisti/scrittori/conferenzieri, che hanno un'idea brillante e la declinano in diversi modi, ottenendo grande seguito. Da Thomas Friedman a Malcolm Gladwell, alcune delle star dei media americani.
Su Boiler ne abbiamo scritto un po'. (Il tutto è nato qui).
E siccome non ci facciamo mancare niente, non ci facciamo mancare neanche il pezzo sulla felicità della porta accanto che impazza sui giornali italiani oggi.