A leggere i resoconti odierni (qui quello del Corriere) del match a sorpresa tra Cristopher Hitchens e Tariq Ramadan al Festival della letteratura di Mantova ci siamo fatti l'idea che non sia così facile e banale prendere in castagna il nipotino del fondatore della Fratellanza musulmana. Ci si agita, ci si sbraccia ma alla fine sembra più ragionevole quello che ha da dire lui piuttosto che gli pseudo-argomenti usati, per dire, da Hitchens.
Monday, September 10, 2007
Friday, September 07, 2007
Wednesday, August 29, 2007
doh
Pure l'Ansa perde tempo con sto giochetto...
Hattrick.org, Ansa
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Wednesday, August 22, 2007
Pranzo di gala?

Ma che caspita ci aveva da ridere Mauro "bandana" Corona a tavola con Alemanno, Tremonti e Maroni in Cadore?
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Wednesday, August 08, 2007
Altro che scontro di civiltà
Poi uno dice le regioni rosse. La cultura, modello per tutto il paese, integrazione e ricchezza diffusa, civiltà ecc. ecc.
Ma lo sapevate che in Toscana, la Regione (insomma, il governatore, il capo) ha vietato ai bar di produrre in proprio tè e caffè freddo? E costringe chi non vuole rinunciarci a sorbirsi orrende sbobbe shakerate o bricchetti confezionati.
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Thursday, August 02, 2007
Libri delle vacanze
Tre libri che mi sono sfogliato durante queste due settimane tra "i profughi di Parga" (cit.):
1) Il primo è una introduzione a quello che la lingua dei segni è. Per sapere alcune cose interessanti come: il finlandese e l'inglese in segni fanno parte dello stesso ceppo linguistico, il francese e l'americano di un altro; un triestino e un siciliano segnanti stentano a capirsi.
2) Il secondo si chiama il manifesto dei conservatori ma è piuttosto una raccolta di articoli di vario genere (critica letteraria, ermeneutica della filosofia contemporanea, moralismi vari). Il migliore, al di là del condividerlo o meno, è quello sul matrimonio. L'autore, Roger Scruton, oltre che da Ferrara è tra i più amati anche da Gordon Brown.
3) Il terzo è un'antologia di scritti enogastronomici (più eno che gastronomici) di Mario Soldati. Certo, sarà un po' banale pensarlo, ma immaginarlo che se ne andava in giro durante i primi anni Settanta a cercare per le campagne marchigiane il Verdicchio perfetto un po' d'invidia la mette addosso.
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Tuesday, July 17, 2007
Re dell'Epiro
Si parte. Il tenutario si reca per un paio di settimane qui.
Arrivederci.
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Monday, July 16, 2007
Searle and I
Malgrado il gesto da ultrà, quello a sinistra non è il titolare che ha perso la pazienza. E' questo filosofo qui.
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Saturday, July 14, 2007
Confronti

Avrà pure due fratelli pusher Rachida Dati, ministra di Sarkozy, ma la volete mettere non dico con la Bindi ma pure con la Melandri? Sul mio personalissimo cartellino è lei l'icona sexy della politica 2007.
Le nouvel Observateur
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Thursday, July 12, 2007
Internet liquido
Nuovo articolo del titolare su Nova 24, l'inserto del Sole 24 ore.
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Wednesday, July 11, 2007
Dichiarazione dei redditi
Ma è un paese normale oppure uno Stato di polizia quello in cui ti si chiede di dimostrare che non hai detto il falso? Costringendo ognuno di noi a cercare in tutti i cassetti di casa, negli uffici dei notai che essendo passati 15 anni si sono trasferiti, un'infinità di scartoffie.
Ci pensassero loro a scoprirlo se hanno voglia, tempo e capacità. Ecchecaspita!
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Tuesday, July 10, 2007
Friday, July 06, 2007
Bauman parla con me
Intervista col grande vecchio della sociologia uscita oggi su Caffe' Europa.
Qual è oggi il ruolo di “mandarini” e maître à penser? Zygmunt Bauman descriveva, giusto vent'anni fa, la trasformazione che il postmoderno avrebbe provocato tra gli intellettuali. Nel suo libro La decadenza degli intellettuali (nella versione originale Legislators and Interpreters) analizzava il passaggio dal “legislatore” e consigliere del principe in grado di suggerire un ordine sociale sulla base della propria conoscenza al semplice “interprete”, cinghia di trasmissione tra comparti della società che ormai prendono le proprie decisioni senza troppo ascoltare i savant grilli parlanti.Il resto è qui.
Molto è cambiato in questi anni, nel mondo e pure nel pensiero del grande sociologo polacco. Il crollo del Muro di Berlino, la vittoria del mercato, dell'Occidente, della globalizzazione ma anche della frammentazione nelle società avanzate hanno costretto Bauman a spingere sull'acceleratore dell'analisi sociale. Ha inventato e applicato il fortunatissimo concetto di “liquidità” a molti ambiti della vita contemporanea. La “società liquida”, la “modernità liquida”, l'“amore liquido” sono espressioni entrate stabilmente nell'attuale commercio delle idee. Eppure, molte intuizioni sul cambiamento in corso erano già presenti in quel volume che in questi giorni Bollati Boringhieri ha riportato in libreria. Per esempio la marginalizzazione dell'intellettuale e della discussione tra idee all'interno dei mezzi di comunicazione di massa.
Caffe' Europa
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Wednesday, July 04, 2007
Uomini di cultura
"YouTube, la nuova Cloaca Massima, sollecita il riversamento di un materiale che tanto è più fecale tanto più soddisfa gli autori". Cacchio, e io che mi ci stavo gustando tutto felice un classico come questo.
Dico io sig. Ferrero, che ho pure letto quel suo nostalgico libro sulle vacanze a Cogne 50 anni fa, perché non si rimette i calzoni al ginocchio e si va a schiarire le idee in quota?
La Stampa
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Monday, July 02, 2007
Pubblicità progresso
Anche l'amico fraterno APF è arrivato nel magico mondo del cazzeggio bloggesco. Ecco qua la sua sobria paginetta. (Ehm, con quella paginetta, cazzeggio fino a un certo punto....)
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I gemelli vogliono la Profe
Oggi chiacchierata con la Profe (che poi sarebbe la tenutaria di questo nonché questa qui in persona). E' "di molto ganza" e ha scritto pure questo spassosissimo libro e commovente. Uno di questi giorni ci scrivo qualcosa per la rivista delle stazioni.
Per intanto, domani ci ho gli esami all'università e gli studenti dall'altra parte del tavolo li guarderò certo con un occhio diverso e un mezzo sorrisetto. Non si credessero.
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Saturday, June 30, 2007
Thursday, June 28, 2007
Vaiolence
Le nottate movimentate a Campo de' fiori finiscono sul New York Times. E' l'articolo in cima alla classifica della sezione Mondo. E noi che ci si sentiva così provinciali ad averne le scatole piene.
New York Times
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Wednesday, June 27, 2007
Filmografia veltroniana
In questi giorni, in molti hanno ricordato che il film preferito dal prossimo segretario del Pd è L'uomo dei sogni, pellicola in vero un po' pallosa in cui uno svampito Kevin Costner distrugge i campi di pannocchie di famiglia per costruirci un diamante da baseball. Beh, il titolare ne ha visti diversi di film sul baseball e quello che piace a Walter è veramente tra i peggiori. Niente a che vedere, per dire, con questo (nel quale Anthony Perkins, prima di Psycho, dimostra di essere un grande attore) oppure con quest'altro (in cui Costner almeno fa vedere di saperci fare col guantone).
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Friday, June 22, 2007
La Nussbaum, Rorty e la filosofia antica
Martha Nussbaum ne spara più di Bertoldo in quest'intervista che dovrebbe essere su Richard Rorty. Ne dice molte sulla filosofia del Novecento ("Heidegger non è un filosofo di rilievo", "Il realismo interno di Putnam è molto seducente" ecc.). Ma la migliore non è una valutazione (che rimane un giudizio privato discutibile ma privato) ma è questa: (Rorty ne La filosofia e lo specchio della natura) "ha praticamente ignorato il mondo antico, che non aveva alcuna nozione di rappresentazione mentale come rispecchiamento del mondo".
Eh già, e chissà con cosa si sono baloccati Platone e Aristotele?
Caffe' Europa
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Thursday, June 21, 2007
Romanismi/2
Ecco, la triste esperienza di condividere una speranza con Fabio Capello.
Corriere.it
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Wednesday, June 20, 2007
Romanismi
Ma vuoi vedere che arriva il quarto scudo?
Corriere.it
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Thursday, June 14, 2007
La tv in carcere
Sul nuovo numero della rivista dell'Associazione Antigone, il tenutario discute con un po' di "addetti ai lavori" di carcere e tv a partire da quel reality show ambientato nel carcere di Velletri e inventato da Maurizio Costanzo.
Antigone
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Gabbiano urbano

Adesso lo diciamo qui: manca poco che i gabbiani romani seguiranno le cornacchie e attaccheranno l'essere umano. Da qualche tempo sono molto più confident. Occhio.
(Questo stava stamattina su un pulmino della pescheria dietro Campo de' fiori)
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Wednesday, June 13, 2007
Tecnologia politica
Modem. Poteva scegliersi un nome più polveroso e antico la corrente clericale del Pd nascente? (Bella Massimo).
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Tuesday, June 12, 2007
E il mio Rorty
L'articolo che ho scritto per Caffe' Europa.
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Habermas su Rorty
Ieri sul Süddeutsche Zeitung:
L'articolo prosegue qui
I received the news in an email almost exactly a year ago. As so often in recent years, Rorty voiced his resignation at the "war president" Bush, whose policies deeply aggrieved him, the patriot who had always sought to "achieve" his country. After three or four paragraphs of sarcastic analysis came the unexpected sentence: " Alas, I have come down with the same disease that killed Derrida." As if to attenuate the reader's shock, he added in jest that his daughter felt this kind of cancer must come from "reading too much Heidegger."
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Vai a gioca' cor pallone, bella
Perché Victoria delle Spice Girls deve rovinare l'immagine dello sport più bello che c'è? (E comunque, giusto per i Dodgers poteva farlo...)
Corriere.it
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Monday, June 11, 2007
Il post
Malgrado i giornali italiani non se ne siano accorti (solo Vattimo sulla Stampa), è morto Richard Rorty. Poteva disturbare, eppure la Filosofia e lo specchio della natura è un gran bel libro.
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Sunday, June 10, 2007
Clap clap
Il reportage di Mario Calabresi dall'aereo dei giornalisti al seguito di Bush. Su Repubblica di oggi.
l a prima cosa che ti chiedono alla base militare di Andrews in Maryland, venti chilometri a sud-est di Washington, è di consegnare il passaporto. Lo rivedrai nove giorni dopo, ti verrà restituito solo quando sarai di nuovo al Virginia Gate, l´ingresso della base che dal 1962, per decisione di John Kennedy, è la casa dell´Air Force One, l´aereo del presidente degli Stati Uniti. Stai partendo per un viaggio che ti porterà insieme ad altri centodue giornalisti e a trenta agenti del Secret Service dall´altro lato dell´Atlantico, a saltare da una parte all´altra dell´Europa. Ma non hai in mano nulla, non solo non hai più il tuo documento, ma neppure un biglietto aereo, una prenotazione, un pezzo di carta, il nome di un albergo. Nulla. Hai solo il tuo nome.
Sotto la pioggia, al check-in della base, abbassi il finestrino del taxi e a una soldatessa dai capelli rossi dici come ti chiami. Lei passa e ripassa l´elenco e tu resti in apnea, se non trova il nome salta tutto. Poi ti sorride, fa un cenno con il capo e da quel momento sarà la macchina organizzativa della Casa Bianca ad occuparsi di te. Trasportarti in aereo, un po´ in business class un po´ in economica a seconda di complicatissime alchimie che ben pochi sono in grado di decrittare, in autobus, in barca e all´occorrenza in elicottero. Darti da mangiare, preoccupazione costante e continua, in ogni luogo e in ogni momento, a ciclo continuo. Dalla sala d´attesa, all´aereo, al pullman, fino al centro stampa e ritorno, il cibo non manca mai. In aereo c´è anche l´alcool, abbondante come nelle feste universitarie che si rispettino, poi quando c´è da lavorare scompare improvvisamente e trionfano Coca Cola, caffè e litri di succhi di frutta.
Nella sala d´attesa la differenza tra veterani e novizi è data da un particolare invisibile, una minuscola catenella al collo sopra la camicia. Presto si capirà a cosa serve. Distribuiscono il pass plastificato che aprirà le porte delle conferenze stampa, degli alberghi, dei bus, degli aerei, che convincerà gli addetti alla sicurezza di ogni paese a lasciarti passare, che sarà il tuo unico segno di identità per tutto il viaggio. I veterani lo agganciano subito alla catenella con gesto distratto, mentre salutano i vecchi amici; i novizi se lo gireranno a lungo tra le mani cercando un modo per sistemarlo da qualche parte.
Non si fa il check-in e non si devono spedire le valigie. O meglio, tutti viaggiano con il solo bagaglio a mano, altrimenti bisognerebbe consegnarlo tre ore prima della partenza e, visto che, per esempio, da Roma per Tirana si parte alla 4 e 45 del mattino, la sola idea di alzarsi dal letto poco dopo la mezzanotte cancella qualsiasi tentazione di portarsi dietro l´intero guardaroba.
Sotto la scaletta viene distribuito l´organigramma del potere, che stabilisce in modo indiscutibile l´importanza di ogni testata. È la mappa dei posti a sedere. In prima classe ci sono dieci posti. Nella top ten entra un solo quotidiano - a rotazione tra New York Times, Washington Post e Los Angeles Times -; quattro agenzie di stampa: Associated Press, Reuters, Bloomberg, France Presse; e cinque televisioni: Cnn, Abc, Fox, Cbs e Nbc. Presto scoprirò che sono loro a dettare i tempi degli spostamenti e tutti si dovranno adeguare alle loro necessità. Fanno ascolto, fanno profitti, fanno sempre la differenza, decidono i destini dei presidenti, conterà pur qualcosa tutto ciò. Nelle prime file della business ci sono i settimanali Time e Newsweek e i fotografi delle agenzie. Seguono gli altri giornali americani e poi le radio.
Prima di arrivare in fondo, verso la classe economica, dove le poltrone si restringono e dormire diventa difficile, restano dieci posti liberi. Sono per i corrispondenti stranieri. A rotazione se li giocheranno giapponesi, italiani e tedeschi, i tre paesi che mandano più giornalisti al seguito del presidente degli Stati Uniti. Comprendere la logica che li assegna è impossibile, nell´algoritmo vanno infilati il numero dei viaggi fatti dalla testata, l´importanza che gli americani le attribuiscono, le nazioni che verranno toccate nel programma, i precedenti e l´anzianità del corrispondente. Poi forse anche la sorte aiuta, se il novizio a sorpresa si trova seduto dietro al Financial Times.
Finalmente si sale sulla scaletta di questo Boeing 777 della United Airlines. Benvenuti sull´Air Press One, l´aereo che trasporta i giornalisti che seguono l´imperatore americano nei suoi viaggi. Ennio Caretto, una vita in America tra Stampa e Repubblica, corrispondente da Washington del Corriere della Sera e veterano di queste trasferte - ha cominciato con un memorabile viaggio di Nixon da Washington alla California per ricevere Leonid Breznev nel giugno del 1973 - mi avvisa sulla scaletta: «Adesso entriamo allo zoo, perché il vero nome di questo aereo è "the zoo"».
Resto interdetto, mi aspettavo un ambiente formale, silenzioso, pieno di secchioni. La prima cosa che si vede è l´immediato pellegrinaggio al buffet e al carrello con il vino bianco e lo champagne. Tutti si conoscono, le hostess si illuminano nel rivedere volti conosciuti. Nessuno chiede di allacciarsi le cinture, non ci sono i filmati illustrativi delle procedure di sicurezza, né le raccomandazioni. Tanto che mentre l´aereo già si muove sulla pista, molti continuano a telefonare, altri compulsivamente proseguono a scrivere sui cellulari o ascoltano la musica in cuffie gigantesche. Mentre l´aereo decolla c´è chi ha già reclinato il sedile e chi sta in piedi. Ora comincio a capire il soprannome.
Le ali non si sono ancora rimesse in parallelo con il terreno che già una voce potente chiama la lotteria. È la voce di Rodney Batten, gigantesco cameraman nero della Nbc. Ha in testa un cappello da joker con le punte colorate, comincia a fare una musichetta con la bocca al microfono, come un rapper, e chiama «Seato». Il nome di questa lotteria aerea prende il nome da seat - posto a sedere - e la si fa dagli anni Ottanta, quando l´Air Press One volava dietro a Ronald Reagan. Rodney passa con un sacco di tela bianca e raccoglie biglietti da venti dollari, su cui ognuno segna a pennarello il suo numero di posto. Ogni mezz´ora torna all´attacco per convincere gli indecisi: motivetto musicale introduttivo e poi la cifra: «Ladies and gentlemen, siamo arrivati a 1.020 dollari, non perdete l´occasione». A 1.380 dollari decide di fermarsi. Ora c´è l´estrazione, quindici secondi di suspense poi vince il 14E. Eberhard Plitz, corrispondente da Washington della televisione tedesca Zdf alza le braccia al cielo tra gli applausi. Arriva una giornalista televisiva che lo bacia sulla guancia per la foto di rito, come si fa con il vincitore all´arrivo di tappa al Giro o al Tour, poi Ronald gli consegna il bottino. Segue lungo giro dell´aereo per ringraziare.
Lo scorso anno, nel viaggio del presidente in Giappone, vinsero gli italiani, che si erano consorziati e decisero di dare il premio in beneficenza. Annunciarono che lo avrebbero mandato alla vedova e ai figli di un poliziotto morto cadendo dalla moto mentre faceva la scorta a Bush durante la tappa alle Hawaii. Ovazione degli americani, pacche sulle spalle, strette di mano, complimenti, ma poi nessuno ha seguito l´esempio.
Ogni occasione per brindare o festeggiare è benvenuta: compleanni, matrimoni, cambi di carriera e ultimi viaggi vengono annunciati all´altoparlante. Giampiero Gramaglia, corrispondente da Washington per l´Ansa, diventa direttore dell´agenzia e la notizia viene data durante un viaggio tra Amman e Washington: sull´aereo si spellano le mani e subito si stappa lo champagne. Il clima si fa leggermente più serio non appena viene distribuito il press kit, grande librone giallo con tutto quello che bisogna sapere: tappe, spostamenti, appuntamenti, cartine, schede delle nazioni visitate, biografie di premier, curiosità e statistiche. Parte la caccia all´errore. Questa volta non ce ne sono molti, ma Berlusconi per la Casa Bianca è il Cavalliere, con due elle.
Si scoprono anche dettagli non secondari: che lo zoo non passerà dalla Polonia ma andrà direttamente da Heiligendam, sede del G8, a Roma, perché i signori delle televisioni non possono permettersi di essere in volo di sera, quando sulla costa est degli Stati Uniti parte il prime time, la fascia pomeridiana e serale di maggior ascolto. Per le sei del pomeriggio vogliono un bel collegamento con lo sfondo del Cupolone di San Pietro. Pazienza per il presidente polacco e poi tutti sono felici di andare a cena a Roma. Già a Praga c´è chi prenota e chiede consigli agli italiani.
Il presidente non resta mai solo. Con lui sull´Air Force One, aereo con stanza da letto, tavolo di quercia per le riunioni, sala operatoria e un telefono con ventotto linee criptate, c´è il pool. Sono cinque o sei giornalisti, sempre e solo americani, che a rotazione lo seguono ovunque e poi fanno rapporto via mail dai loro palmari a tutti gli altri. Danno al volo le notizie più importanti e rispettano il gioco di squadra. Una riga per «allertarvi: Putin ha proposto di mettere il sistema di difesa antimissile in Azerbaigian».
E raccontano dettagli e curiosità, per permettere a tutti di infilare un po´ di colore nei pezzi. Sheryl Stolberg del New York Times era nel pool che è finito a Jurata in Polonia. Bush al mattino si era sentito male: «Ho chiesto a Potus come si sentiva, lui ha alzato i pollici verso l´alto e ha detto: "Bene, grazie". Ma lo ha fatto con una voce debole e le sue guance erano più rosse del solito e poi non ha più detto una parola. Insomma non sembrava stare tanto bene». Pochi minuti dopo si ricollega: «Il presidente Lech Kaczynski e sua moglie Maria, insieme al loro cane Titus, che somiglia a Barney - lo scottish terrier che abita alla Casa Bianca - hanno dato il benvenuto a Potus e Flotus. I Kaczynski, il loro cane e i Bush si sono messi in posa per una foto insieme di fronte al giardino che degradava fino al Baltico, il tempo era perfetto, la luce brillante e c´era un venticello fresco. "Oh, è meraviglioso", ha detto Laura Bush, poi ha guardato il cane che era al guinzaglio e ha aggiunto: "Ci sentiamo proprio come a casa"». Per i giornalisti del pool la coppia presidenziale si chiama sempre Potus (President of the United States) e Flotus (First Lady of the US), per lo staff della Casa Bianca invece sono the President e mrs. Bush.
In fondo all´aereo siedono uomini giganteschi, i capelli cortissimi. Sono gli agenti dello US Secret Service, il servizio segreto che da centosei anni garantisce la sicurezza del presidente e del suo seguito. Producono e vendono i gadget, a partire dalla maglietta blu, nera e bordeaux con lo stemma del presidente che contiene l´aquila e la scritta European Presidential Trip 2007. Costo venticinque dollari. Sono superallenati, dormono in spazi ristretti e si alzano per andare verso l´uscita mentre l´aereo sta ancora atterrando.
Appena a terra si corre in sala stampa, tutto è già allestito, si passa da un acquario a un altro. Ma qui c´è la colonna sonora. È la voce di Mark Knoller da Brooklyn, l´uomo della radio Cbs. Ha cominciato con Ford e ha il record delle miglia percorse con Bill Clinton. È un uomo immenso, con la barba; somiglia a Michael Moore ma con una voce profonda e possente. Quando si collega - succede anche ogni quindici minuti - tutti prendono appunti: ha il dono della sintesi, l´attacco del pezzo è pronto.
Quelli delle agenzie si marcano stretto, se uno di loro si alza di scatto tutti gli altri lo seguono correndo con il taccuino in mano, nessuno sa perché ma la meta è sempre la stanza allestita per lo staff di comunicazione della Casa Bianca. Le vittime sono Gordon Johndroe, texano di trentadue anni, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, che segue Bush da quasi un decennio, e Salvatore Antonio Fratto, detto Tony, quarantuno anni la prossima settimana. Tony è figlio di italiani e ricorda volentieri le estati passate a Cefalù, quando si alzava alle quattro del mattino per innaffiare i limoni con il nonno. La loro specialità è minimizzare. La loro mimica facciale è perfetta. Sono pagati per essere veloci e risolvere problemi. Capita che arrivino di corsa e dicano: «Nessun soldato turco è entrato in Kurdistan». Cosa? Come? Perché? «La notizia», proseguono, «è destituita di fondamento». Solo allora qualcuno si accorge che da pochi minuti circola in rete un´indiscrezione. Il loro controllo è globale, e intervengono subito, prima che la valanga cominci a rotolare e qualcuno inizi a pensare che la Turchia ha mandato i suoi soldati in Iraq. Il presidente si vede pochissimo, i suoi consiglieri però si fanno sentire in continuazione: spiegano, analizzano, forniscono dati, non demordono.
In sala stampa non spengono mai la luce: i giornalisti lavorano a ondate, a seconda dei fusi orari. All´alba ci sono i giapponesi, nel primo pomeriggio i tedeschi che chiudono presto i loro giornali, poi gli italiani, la sera gli americani, poi di notte tornano i giapponesi. Tutti mangiano in sala stampa, il piatto accanto al computer. Roma fa eccezione e un esercito di cinici disincantati, mentre il pullman passa davanti ai Fori, si scioglie e per un attimo si lascia andare: «Wonderful».
Nella Città eterna si arriva con tre ore d´anticipo. Lo ha deciso Ann Compton. Lavora per la Abc, è la veterana: ha cominciato nei giorni del Watergate ed è stata l´unica giornalista tv ad essere ammessa sull´Air Force One l´11 settembre 2001, mentre il presidente girava per i cieli d´America per stare lontano da Washington. Questo le dà l´autorevolezza necessaria a guidare l´Associazione dei corrispondenti dalla Casa Bianca e a fare l´organizzatrice: è l´unica che riesce a cambiare gli orari dei voli e degli spostamenti.
Ogni volta che l´ora della partenza cambia entra un ragazzo dell´organizzazione e urla: «Si rinvia di trenta minuti, but soft not hard». Significa che la mezz´ora è flessibile. Se fosse hard sarebbero trenta minuti spaccati e si partirebbe senza i ritardatari. Che resterebbero a terra senza passaporto. Lontano dal circo, fuori dallo zoo.
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Saturday, June 09, 2007
Se Paris avesse lo mere
Leggo e sottoscrivo. L'arrapamenento per la ragazzetta in carcere è imbarazzante anzicheno.
E' incredibile il chiacchiericcio manettardo che infesta i commenti alla scarcerazione di Paris Hilton, considerata una persona privilegiata e raccomandata per essere uscita di galera dopo un solo giorno di detenzione. A parte che i giustizialisti assetati di sangue avrebbero potuto aspettare un attimo prima di far tintinnare le manette a ogni riga dei loro articoli e nelle loro dichiarazioni, visto che Paris è subito rientrata in galera. Il punto che sfugge ai moralisti coi sopracciò è che la ragazza non ha fatto nulla per meritarsi il carcere. I casi come il suo solitamente non finiscono in prigione per più di mezza giornata. Paris Hilton è solo vittima delle manie di protagonismo di un giudice. Paris Hilton è in galera soltanto perché si chiama Paris Hilton, altro che raccomandata. Ed è rientrata in galera accompagnata dalla ola degli editorialisti snob che la detestano antropologicamente, indignati perché una ragazzina colpevole di essersi sbronzata possa scontare la pena agli arresti domiciliari. Ci vada la Rodotà a farsi redimere.Lo abbiamo preso qui
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Alessandro Lanni
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Thursday, June 07, 2007
Wednesday, June 06, 2007
Sia chiaro
Finché un australiano qualsiasi non capita in questo blog io non mi schiodo.
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Tuesday, June 05, 2007
Separati alla nascita

Perché Emerson, calciatore del Real Madrid soprannominato "il puma", fa "capoccella" dietro alla scrittrice somala più in intervistata in questo momento?
Resetdoc.org
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Alessandro Lanni
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Monday, June 04, 2007
Chi è causa del suo mal...
Allora, oggi Magdi Allam ci racconta che la scuola italiana è stata recentemente invasa da una pubblicazione dell'Ucoii (l'unione delle comunità islamiche in Italia) che promuove il creazionismo e attribuisce all'evoluzionismo le peggiori nefandezze. Al di là della qualità del volume (sarà immondizia che nulla ha a che fare con la scienza), Allam si rende conto che nella sua furia ha attribuito agli islamici italiani la “colpa” di essere creazionisti né più e né meno di quanto sostiene Ratzinger, per esempio nel libro «Creazione ed evoluzione» (Schoepfung und Evolution)?
Corriere della sera
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Alessandro Lanni
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Sunday, June 03, 2007
Google parla
Su Boiler abbiamo messo l'intervista a l'ad Eric Schmidt.
Boiler
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Thursday, May 31, 2007
Un due, un due, un due

Due segnalazioni per mobili sedentari e camminatori stabili:
1) Un bravo e giovane (e un po' amico, tie') filosofo organizza a metà giugno il Festival del cammino. Per chi fosse dalle parti di Parma e dintorni e volesse sgranchirsi anima e gambe.
2) Ho tra le mani Perché corriamo, un libretto di Roberto Weber. Ha tutta l'aria di essere un'ottima lettura per la cyclette. Non scherziamo.
Che mi fa tornare in mente, con una citazione, uno dei miei idoli dell'infanzia: Steve Ovett (quello qui a sinistra). Uno capace di dire una frase cosi': Il decathlon sono nove gare da Topolino più i 1500 metri. (l'ho trovata qui).
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Alessandro Lanni
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Wednesday, May 30, 2007
Tariq il tormentone
Paul Berman è quel liberal americano col ditino alzato che spiega alla sinistra europea che non ne azzecca una dai tempi del '68. Ora, in un libro per dimensioni (173mila battute!!!) in forma di articolo del New Republic spiega perché l'ultima cantonata sia dar credito, o semplicemente far parlare, Tariq Ramadan (che è quello insieme a Ratzinger nell'immagine tre post qui sotto). L'elenco delle colpe è questo:
The equanimity on the part of some well-known intellectuals and journalists in the face of Islamist death threats so numerous as to constitute a campaign; the equanimity in regard to stoning women to death; the journalistic inability even to acknowledge that women's rights have been at stake in the debates over Islamism; the inability to recall the problems faced by Muslim women in European hospitals; the inability to acknowledge how large has been the role of a revived anti-Semitism; the striking number of errors of understanding and even of fact that have entered into the journalistic presentations of Tariq Ramadan and his ideas; the refusal to discuss with any frankness the role of Ramadan's family over the years; the accidental endorsement in the Guardian of the great-uncle who finds something admirable in the September 11 attacks--what can possibly account for this string of bumbles, timidities, gaffes, omissions, miscomprehensions, and slanders?The New Republic
Two developments account for it. The first development is the unimaginable rise of Islamism since the time of the Rushdie fatwa. The second is terrorism.
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Tuesday, May 29, 2007
Insomma
Questa cosa della costituzione by "social acceptance" delle istituzioni pubbliche non mi sembra una novità epocale per la filosofia. Però John Searle (quello di cui al post precedente) è un grandissimo esperto di auto sportive.
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Sunday, May 27, 2007
Derrida ci aveva ragione
Domani mattina, il titolare sarà a Milano (qui per la precisione) ad ascoltare lui (e a fargli qualche domanda).
Lo spirito è parzialmente scettico.
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Saturday, May 26, 2007
Un nuovo inizio

E' uscito il numero 101 di Reset (qui un'idea di quello che ci è dentro).
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Thursday, May 24, 2007
Espugnata anche la Confindustria
Su Nova24 (con il Sole24ore di oggi) un articolo del titolare su e con Henry Jenkins (su crossmedialità, partecipazione, Matrix, Harry Potter ecc.).
Il Sole24ore
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Wednesday, May 23, 2007
Per pochi intimi
Partito democratico,ecco i nomi dei componenti del comitato 14 ottobre:
Giuliano Amato; Mario Barbi; Antonio Bassolino; Pierluigi Bersani; Rosi Bindi; Paola Caporossi; Sergio Cofferati; Massimo D'Alema; Marcello De Cecco; Letizia De Torre; Ottaviano Del Turco; Lamberto Dini; Leonardo Domenici; Vasco Errani; Piero Fassino; Anna Finocchiaro; Giuseppe Fioroni; Marco Follini; Dario Franceschini; Vittoria Franco; Paolo Gentiloni; Donata Gottardi; Rosa Iervolino; Linda Lanzillotta; Gad Lerner; Enrico Letta; Agazio Loiero; Marina Magistrelli; Lella Massari; Wilma Mazzocco; Maurizio Migliavacca; Enrico Morando; Arturo Parisi; Carlo Petrini; Barbara Pollastrini; Romano Prodi; Angelo Rovati; Francesco Rutelli; Luciana Sbarbati; marina Sereni; Antonello Soro; Renato Soru; Patrizia Toia; Walter Veltroni; Tullia Zevi.
Repubblica.it
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Multiculti a viale Marconi
Oggi pomeriggio si chiacchiera del più e del meno a Roma. Ci sarà pure il tenutario.
L'invito lo copioincollo
Il multiculturalismo è davvero fallito?
Mercoledì 23 maggio, ore 17
Libreria Bookcity
Viale Guglielmo Marconi, 92 Roma
(vicino piazzale della Radio)
Roberto De Angelis, antropologo, Università di Roma La Sapienza
Alessandro Lanni, giornalista, caporedattore della rivista «Reset»
Coordina il dibattito Amara Lakhous, scrittore
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Tuesday, May 22, 2007
Ne manca uno
Nati il 22 maggio
1859 - Sir Arthur Conan Doyle, medico e scrittore britannico († 1930)
1907 - Hergé, autore di fumetti belga († 1983)
1915 - Dino Viola, imprenditore e dirigente sportivo italiano († 1991)
1946 - George Best, calciatore inglese († 2005)
1970 - Naomi Campbell, modella britannica
Wikipedia
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Monday, May 21, 2007
Dennett tra mucche e religione
Quando l'abbiamo intervistato, il filosofo evoluzionista Daniel Dennett ci ha detto che in fondo le religioni non sono troppo diverse dalle mucche preistoriche.
Qui la nostra chiacchierata (in inglese) che spiega perché il conflitto tra scienza e religione sul terreno darwiniano sia questione di vita o di morte. Per la religione, s'intende.
Resetdoc.org
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L'ultimo Kapuscinski
Forse si poteva pure evitare di pubblicarle queste conferenze di RK. È un po' un dazio dovuto quando muore una star (e RK lo era): si mette su carta qualsiasi cosa avesse lasciato scritto, fossero pure le liste della spesa. Questi qui sono brevi discorsi pubblici tenuti in varie occasioni. Girano tutti intorno al tema dell'altro, delle differenze tra noi (europei) e loro (il resto del mondo), di come queste opposizioni siano una gran questione da sempre e non dall'11/9 e di come la globalizzazione di questi ultimi decenni stia creando un “nuovo altro” tutto ancora da decifrare. Basta un Firenze-Roma in treno per finire la lettura. Non ci risolveranno la chiave del "clash", queste conferenze di RK, ma sono utili a mettere in fila tutte le questioni che la società multiculturale porta con sé. Soprattutto a prenderla come un dato (non come progetto auspicabile o da combattere) con il quale fare i conti.
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Wednesday, May 16, 2007
Turchia, questa sconosciuta
Su quello che sta accadendo e su quello che potrebbe accadere da qui al 22 luglio in Turchia, ognuno dice un po' la sua. Qui un articolo che mette almeno in chiaro tutti gli ossimori della situazione (democrazia vs. secolarizzazione, Stato vs. popolo, ecc.): "In sintesi, in Turchia esiste uno Stato laico e una societa’ musulmana".
Sul Corriere, Ayaan Hirsi Ali parte facendosi prendere un po' la mano con la foga anti-islamica, sulla strategia maomettana di Erdogan, sull'ingenuita' dei leader europei che chiedono un po' di controllo sull'esercito turco da parte dello Stato, che anzi, secondo la scrittrice somala, avrebbe la missione di tutelare il carattere secolare della Turchia.
Articolo 21, Corriere della sera
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Spiagge che il mare ha consumato
Dentro Rimini e Cattolica, fuori Chia, dentro Numana e Anzio e fuori quasi tutta la Sicilia. La classifica delle bandiere blu, delle spiagge migliori d'Italia, ha qualcosa di surreale.
Repubblica.it
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Saturday, May 12, 2007
La Curva sud detta la linea
In un sabato che verrà ricordato per il più grande raduno ciellino che si sia visto, mi leggo il bell'articolo di Curzio Maltese su Roma e sul suo animo profondamente barocco. Tra un Veltroni e un Andreotti, Maltese cita uno striscione degli Ultra' romanisti esposto di recente a San Siro. I tifosi in trasferta salutavano i colleghi avversari così: "Quando voi vivevate nelle palafitte noi eravamo già froci".
Trovo questa frase un concentrato di genialità, cultura, ironia e autoironia che me ne vado a letto un po' più sereno: nel paese di Fioroni e Carra, c'è qualcuno che ha iniziato la battaglia culturale per il progresso civile.
La Repubblica
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Wednesday, May 09, 2007
Stereotipi/2
Ma perché se un qualsiasi essere umano fa il finto giapponese viene rinchiuso a Regina Coeli e se lo fa Fiorello è pure un genio ("Yamaha è toscana?" mah)?
Spot Fiat
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Non dimenticate il passaporto
Stamattina prima gita all'Apple Store di Roma (Roma??). Bello, non c'è che dire, è in un aeroporto che chiamano centro commerciale (o sono i centri commerciali che chiamano aeroporti?).
Che poi, se uno va all'Apple Store è un po' un fissato e le cose della Apple ce le ha già e finisce che arrivato laggiù non ci fa niente, se non controllare la posta, provare le casse dell'iPod e comprare un cavetto, così tanto per non avere fatto un viaggio a vuoto.
Per chi ci volesse andare, metta in conto un paio di pieni di benzina se parte da piazza Venezia o da Roma Ovest.
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Tuesday, May 08, 2007
Renato Caccioppoli
L'8 maggio del '59 si sparava un colpo in testa un bel personaggio. Anni fa ci avevo scritto quest'articoletto.
ReS
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Monday, May 07, 2007
Alto-basso
Il Tractatus di Wittgenstein in bocca alla Pivetti (Veronica) su Rai Uno.
Provaci ancora prof 2
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Castells, blog contro colossi
Per Reset (che uscirà tra una decina di giorni), abbiamo chiesto a un po' di amici (Gianfranco Pasquino, Alessandro Ovi, Luca De Biase, Paolo Mancini, Sara Bentivegna e altri) di leggere e commentare questo lungo articolo di Manuel Castells su “potere e contropotere nella network society”.
Quando uscirà la rivista metto qualcos'altro anche qui.
Reset
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Saturday, May 05, 2007
Stereotipi
"In carcere: due maestre, una bidella, un autore televisivo e un cingalese"
Tg2
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Caro Della Loggia
Il professore nel suo Calendario sul Corriere si cimenta con la pagina degli obituary della Stampa. Ma non è mica vero che solo a Torino ci sono necrologi in stile. Noi, quelli di Milano, li avevamo già segnalati: esattamente qui.
Non venirci a copiare le idee.
Corriere della sera
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Thank you, Tony
A pochi giorni dal cambio, gli ha lasciato un bel regalino a Gordon Brown, e proprio nel suo backyard.
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Friday, May 04, 2007
Bet addiction
Manco un pensierino? un 10 pound?
France: Next French President
Sunday 6 May 2007 - 23:00 BST
Nicolas Sarkozy 1/9
Segolene Royal 6/1
Politicalbetting.com
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Thursday, May 03, 2007
Uno a zero
Nel mio personalissimo e idiosincratico cartellino, si porta in vantaggio Bertinangius sui cripto-Pd con questa posizione qui. Al di là di quello che si possa pensare di Andrea Rivera e della sua sortita sul palco di piazza San Giovanni, su quel giornale assurdo (avete mai visto come sono i titoli dell'osservatore romano?) si sono allargati giusto un po'. Terrorismo?!!? Hanno scritto proprio che si trattava di terrorismo!
Repubblica.it
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"Il nome di Pamuk nella tasca del sospetto killer"
Cioè? Prima di ammazzarlo gli avrebbe chiesto: è lei il signor Pamuk? Una sceneggiatura che neanche nel peggiore film.
Repubblica
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Tuesday, May 01, 2007
Gli intellettuali sono gente comune
«Comune nel senso che essi sono già parte del paesaggio culturale di ogni società complessa; comune nel senso che non è impensabile né scioccante riconoscere che la definizione di "intellettuale" potrebbe tranquillamente essere riferita a un proprio amico, un proprio collega, o persino, in certe circostanze, a se stessi; e soprattutto, comune nel senso che portare avanti le attività proprie degli intellettuali non dovrebbe essere considerato eccezionalmente eroico o eccezionalmente difficile o eccezionalmente affascinante, o - e qui so di poter essere facilmente frainteso - persino eccezionalmente importante. Importante sì, ma non eccezionalmente». Dice
Stefan Collini in "Every fruit juice drinker, nudist, sandal wearer..." Intellectuals as other people.
(Bevono succhi di frutta? nudisti? si mettono i sandali? Ma che caspita di intellettuali hanno in Inghilterra?)
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Wednesday, April 25, 2007
Prima del papa nero, ci vuole quello verde
Quel liceale che risponde al nome di David Miliband e che in un paese d'incoscenti hanno fatto ministro dell'ambiente dice: "Per combattere il cambiamento climatico vogliamo lavorare con i governi e con il mondo degli affari e dell'industria. Ma bisogna mobilitare la società civile. E per questo la religione e la Chiesa cattolica è essenziale".
Non so se sia una grande idea, una piccola idea oppure non sia proprio un'idea. Certo, in Italia nessuno se l'è fatta venire in mente.
Corriere della sera
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Test
Dove si trova la scritta "Se un problema si può risolvere, perché preoccuparsi?"?
a) Cartellone pubblicitario di una ditta di traslochi.
b) Tatuaggio sul braccio di Marco Materazzi.
Vanity Fair
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Tuesday, April 24, 2007
Teoria e pratica del doppio laccio californiano
Corsi di wrestling al Mit: da Hulk Hogan a John Cena.
E poi uno prende in giro i corsi strampalati delle università italiane e guarda a quelle americane come a un modello. (Oggi mi sono svegliato un po' nonno)
The Boston Globe
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Saturday, April 21, 2007
polsi e caviglie
Dialogo sul prato leggendo La bella addormentata nel bosco
Lui: cosa sono i "polsi"?
Io: beh, questi qui, vedi, dove sono le catene di Filippo.
Lui: mmmmmm.
Io: capito?
Lui: sì, ho capito.
Io: bene.
Lui: i polsi sono le caviglie delle mani.
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Wednesday, April 18, 2007
Green Obama
«We don’t just need the first black president. We need the first green president». Milton Friedman sul magazine domenicale del NYT spiega quale dovrebbe essere la nuova frontiera della politica Usa, un'ideologia in grado di mettere d'accordo tutti.
New York Times
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Tuesday, April 17, 2007
Chissà che ne avrebbe pensato Bobbio

Discutete pure se Hergé fosse di destra o di sinistra, grande questione sulla quale si lambiccheranno i posteri. A noi basta che ci abbia risolto l'infanzia.
copioincollo l'articolo uscito sabato su TTL de La Stampa per i 100 anni del padre di Tintin, Haddock e Milù.
Tintin di corsa fra destra e sinistra
TOM MCCARTHY
Le origini politiche di Tintin si collocano a destra, per usare un eufemismo. Il Petit Vingtième era un giornale di stretta osservanza cattolica e, come dice Hergé stesso a Numa Sadoul (cfr. Entretiens avec Hergé, Casterman 1983, n.d.r.) a quel tempo «cattolico» significava «antibolscevico». Significava anche antisemita. Il direttore del giornale, l’abate Norbert Wallez, teneva sulla scrivania una fotografia autografata di Mussolini. Molti dei giornalisti che scrivevano per lui avevano legami con il partito belga Rex, più o meno fascista. Questo orientamento politico non solo trovò espressione nei fumetti, ma fu la loro raison d’être. La prima avventura di Tintin è prima di tutto un pezzo di propaganda, che «svela» i mali del comunismo. La seconda, in Congo (che fu pubblicata in forma di libro in francese nel 1931 e, con grande scorno dei liberali europei, conserva un’enorme popolarità in Africa), ritrae gli africani come gente di buon cuore ma arretrata e pigra, bisognosa della dominazione europea. In I sigari del faraone e Il drago blu, entrambi pubblicati a metà degli anni Trenta, i cattivi sono tipici nemici della destra, figure chiave nel grande complotto mondiale del suo immaginario: massoni, finanzieri e, dietro a tutto, appena velato da un nome greco, un Rastapopoulos sfacciatamente semita. La vena destrorsa nell’opera di Hergé raggiunge l’apice quando, nella versione originale di La stella misteriosa, scritta per il giornale al culmine dell’era nazista, inventa un cattivo ebreo (il banchiere newyorkese Blumenstein) e mostra un negoziante di nome Isaac che si frega le mani soddisfatto quando sembra che il mondo stia per finire. Perché? Perché, come spiega al suo amico Solomon: «Devo 50.000 franchi ai miei fornitori, e così non sarò costretto a pagarli». Ma quasi nel momento stesso in cui prende piede, questa tendenza di destra viene affiancata da una controtendenza di sinistra. In Tintin in America, pubblicato in forma di libro nel 1932, Hergé fa una satira pungente della produzione capitalistica di massa e del razzismo americano (alla polizia accorsa dopo una rapina, l’impiegato di banca della cittadina dice: «Sono stati impiccati sette neri, ma il colpevole è fuggito »). In Il drago blu Tintin spezza la canna con cui un petroliere americano percuote un conducente di risciò cinese, esclamando: «Bruto! La vostra condotta è indegna di un uomo!». L’orecchio spezzato, anch’esso della metà degli Anni Trenta, contiene sequenze che, stigmatizzando l’avidità delle multinazionali e il cinismo dei trafficanti d’armi, sono prese di peso dal periodico di sinistra Le Crapouillot, che nel numero del marzo 1932 traccia il profilo del mercante d’armi sir Basil Zaharroff (o, come lo ribattezza Hergé, Bazaroff) e in quello del febbraio 1934 smaschera il ruolo delle grandi imprese nel conflitto Bolivia-Paraguay per lo sfruttamento dei campi petroliferi di Gran Chaco (o, come li ribattezza Hergé, «Gran Chapo»). Se destra e sinistra convivono per un po’, con il tempo la seconda sembra avere la meglio sulla prima, al punto che a metà degli Anni Settanta, in Tintin e i Picaros, l’eroe esibisce sul casco da motociclista il simbolo della campagna per il disarmo nucleare. Come viene ottenuto questo spostamento? Attraverso un complesso insieme di cancellature e rifacimenti che hanno salvato Hergé e la sua opera dal Simùn personale e mondiale che segnò la sua epoca: la seconda guerra mondiale. [...\] Negli Anni Settanta Hergé si era ormai reinventato come liberale di sinistra. Dice a Sadoul: «L’economia governa il mondo; i poteri industriali e finanziari condizionano il nostro modo di vivere. Naturalmente queste persone non portano il cappuccio nelle loro riunioni al vertice, ma il risultato è lo stesso! Produrre è il loro primo obiettivo. Produrre sempre di più. Produrre, anche se per farlo devono inquinare i fiumi, il mare, il cielo; anche se devono distruggere le piante, le foreste, gli animali. Produrre e condizionarci per farci “consumare” sempre di più, sempre più auto, deodoranti, spettacoli, sesso, turismo...». «Anche Tintin è contrario alla società dei consumi?» gli chiede Sadoul. «Assolutamente contrario, naturalmente!» risponde Hergé. «Tintin ha sempre preso le parti degli oppressi.» Non c’è motivo di dubitare che questa nuova presa di posizione sia sincera, anche se bisogna ammettere che nell’ambiente dei media e delle arti degli anni Settanta questa era la collocazione più conveniente, così come la collaborazione era la via più conveniente da seguire durante la guerra. Sia come sia, resta l’interessante paradosso che, malgrado il suo riallineamento politico, Hergé non cambia i suoi cattivi: uomini incappucciati, i congiurati segreti di I sigari del faraone, sono perfetti uomini di paglia per la sua visione di sinistra del mondo così com’erano stati per quella di destra. Fra cancellazioni e riscritture, si ripetono gli stessi schemi. Hergé non ha mai negato il suo spostamento da destra a sinistra, ma quando ne parlava tendeva a «correggerlo », presentandolo piuttosto come una fuga dalla politica verso un’ideologia dell’amicizia. \[...\] Hergé si «corresse» da destra a sinistra, e «corresse» il contrasto stesso fra destra e sinistra in un contrasto fra politica e amicizia. Ma se allarghiamo un po’ il quadro, vedremo che queste sono solo correzioni parziali nell’ambito della struttura generale di un contrasto più ampio: quello fra sacro e profano.\[...\] Il sacro e il politico sono legati insieme fin dall’inizio. In tutta l’opera di Hergé i fenomeni politici sono intrisi di attributi sacri. \[...\] Lo scetticismo che dilaga in Tintin nel paese dei Soviet ne è un buon esempio. \[...\] «I sovietici prendono in giro quei poveretti che credono ancora nel “Paradiso Rosso”» dice Tintin, usando concetti sacri come la fede e il paradiso, «svuotandoli» al tempo stesso di significato: il «paradiso» è falso, la fede malriposta. Anche in Tintin in America \[...\] il sacro è presentato come una truffa: «Mi lasci convertirla alla religione neo-ebreo-buddoislamo-americana, i cui dividendi sono i più alti in the world» dice un attivista a Tintin, agitando un volantino di propaganda. \[...\] Dal fascismo sacro all’amicizia sacra, fino a una versione vuota e profana di entrambi: questa è la via tracciata da Hergé attraverso il ventesimo secolo che si rispecchia nelle avventure di Tintin.
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Monday, April 16, 2007
Friday, April 13, 2007
Tim O'Reilly si spiega
"I've come to think the call for a code of conduct was a bit misguided". Qui spiega perché non lo hanno capito.
Wired
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Thursday, April 12, 2007
La polizia ristabilisce l'ordine in via Paolo Sarpi
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Monday, April 09, 2007
Give us a clue
Nuove scritte a Genova contro Bagnasco, presidente della Cei. Il Corriere della sera on line ne dà conto con un servizio fotografico al di là del bene e del male.
Guardate la galleria fotografica e scoprite dov'è l'inghippo.
(Le alternative sono due: o sono state la mamma e la bambina con lo spray oppure il fotografo del Corriere aveva bisogno di comparse).
Corriere.it
PS ho visto che c'e' anche su Repubblica.it
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Friday, April 06, 2007
La Betta e la Nussbaum
Primo paginone nella cultura per l'intervista della Betta alla Martha. (Si trova pure qui)
Repubblica
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Ma quante ne sa
E io che mi aspettavo un commento su Roma-Manchester di Claudio Magris. Lasciato Darwin oggi si diletta con la Legge e la Storia.
L'eclettismo imprevedibile di un intellettuale in cerca di Nobel.
Corriere della sera
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Wednesday, April 04, 2007
Sulla schiavitù
Uno dice: ancora me state con la schiavitù, noi ci occupiamo di identità, multiculturalismo, differenze. Poi scopre che nel mondo ancora se ne discute eccome. Sull'ultimo numero di Prospect due articoli: uno qui, e un altro qui. Sul NYT, era uscito qualche settimana fa un articolo di Kwame Anthony Appiah sul tema. (Purtroppo non è disponibile on line).
Prospect, New York Times
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Tuesday, April 03, 2007
Altro che Londonistan
«Al-Qaradawi (mufti televisivo inviso agli occidentali ma anche a molti fondmamentalisti, un tipo alla Tariq Ramadan di cui a un paio di post fa, ndr) sta all'islam come Giovanni XXIII sta al cattolicesimo». Una delle tante affermazioni originali ma non sciocche della lunga intervista su Prospect a Ken "il rosso" Livingstone, sindaco di Londra. Si parla anche di Crossrail, periferie, business community. (Qui l'ho sintetizzata a uso dei lettori di Caffe' Europa)
Prospect, Caffe' Europa
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Ancora Barthes
Ci siamo appassionati all'idea pre-postmoderna dei Miti d'oggi di cercare una "lingua bianca" sotto alle incrostazioni delle ideologie. Qui anche un'intervista a Paolo Fabbri, semiologo bolognese.
Fare i conti con l'ideologia borghese attraverso il detersivo, le bistecche e il volto di Greta Garbo. Cinquant'anni fa, quando apparvero in forma di volume unico, le Mitologie di Roland Barthes furono al tempo stesso una sorpresa e una sfida per la Francia degli esistenzialisti e che stava per eleggere De Gaulle. Con quel libretto si parlava di una società fatta di automobili, di cinema, di incontri di catch, di Tour de France e di tante altre forme in cui il quotidiano occidentale si esprime. Un catalogo dell'attualità che si inseriva dentro la cultura di massa mostrandone i meccanismi, gli automatismi inconsapevoli che la tenevano in piedi e che l'intellighentzia (marxista e non) metteva tra parentesi preferendo occuparsi di Dialettica, di Storia, di Uomo.
Una carrellata di flash illuminanti del semiologo di Frammenti di un discorso amoroso. Un articolo di “Elle” (il “femminile” delle donne brillanti ed emancipate) è l'occasione per sottolineare quanta strada ci sia da fare per liberare anche le scrittrici di successo dal modello tradizionale che le incasella. Una mostra parigina – “The Family of Man” – mette all'opera il mito della grande famiglia degli uomini e Barthes lo fa a fette: l'idea di un'unica comunità planetaria è una mistificazione alla quale l'umanesimo progressista deve riuscire a sfuggire.
Ancora piccole cose per comprendere il generale. “Mangiare la bistecca al sangue – scrive ancora Barthes – rappresenta una natura e insieme una morale”. C'è un'identità nazionale in una fetta di carne accompagnata dalle frittes. “Come il vino, la bistecca è, in Francia, elemento base, nazionalizzato ancor più che socializzato”. Bassa, alta, cubica, ben cotta (blu), al sangue: un tricolore per la tavola.
Le mitologie di Barthes sono istantanee che aprirono gli occhi di molti sugli effetti della cultura di massa (quasi televisiva) e sulla nascita di un mondo pop fatto di plastica e pubblicità. Attraverso il linguaggio, si rende esplicito (e lo si critica) un senso comune cristallizzato. Una costellazione di miti che, con un lavoro di decostruzione, emergono per quello che sono: segni, segni complessi che parlano di una cultura particolare (quella “piccolo-borghese”) e che la rendono universale.
Nella Premessa al libro, Barthes sintetizza l'obiettivo dei suoi scritti. “Il punto di partenza di questa riflessione era il più delle volte un senso di insofferenza davanti alla ‘naturalità’ di cui incessantemente la stampa, l'arte, il senso comune, rivestono una realtà che per essere quella in cui viviamo non è meno perfettamente storica: in una parola soffrivo di vedere confuse ad ogni occasione, nel racconto della nostra attualità, Natura e Storia”. Vale a dire, rendere relativo quello che ci circonda togliendogli quell'aura di ineluttabilità con cui si presenta.
A mezzo secolo di distanza, “Le Nouvel Observateur” ha chiesto ad alcuni tra i più celebri intellettuali francesi di rinnovare l'operazione barthesiana. Girare lo sguardo intorno, alzare le antenne per cogliere (e soprattutto spiegare) le mitologie attuali. E allora, via lo “squalo” della Citröen e dentro le auto 4x4, niente più bistecca e dentro l'onnipresente sushi, addio Greta Garbo ecco Kate Moss.
Certo, la radicalità dei Miti d'oggi si è un po' persa. Criticare la cultura di massa, o comunque ripensarla, è divenuta attività che solo gli snob possono permettersi.
Poi ci ha pensato pure la globalizzazione ha scombinare le idee. Se Barthes molto spesso si riferiva alla “francesità” dei suoi miti, i suo epigoni contemporanei evocano una mitologia che perlopiù va bene per qualsiasi angolo dell'occidente. Se si escludono i miti più sciovinisti come Zidane e i tailleur di Ségolène Royal, nel catalogo del XXI secolo ci sono i serial tv (come i Sopranos), l'iPod, Google, gli Ogm, i blog e le compagnie low cost, sono il prodotto e gli strumenti dell'Uomo Occidentale. Addirittura, i telegiornali delle 20 sono una forma globale di mitizzazione della realtà (è l'antropologo Marc Augè a parlarne sull'Observatuer). Non c'è differenza tra Parigi e New York, Roma o Berlino: tutti quanti partecipiamo di un grande immaginario condiviso dal quale è molto difficile evadere. Anzi, il mito dei miti, quello che raccoglie proprio la caratteristica di tutti gli altri, è la “delocalizzazione” anima dell'era globale e “premessa a una denazionalizzazione della popolazione” come scrive il filosofo e urbanista Paul Virilio nel suo contributo al dossier.
Caffeeuropa.it
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Alessandro Lanni
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Monday, April 02, 2007
Mistero Ramadan
Letto ora, con colpevole ritardo, il ritratto che Ian Buruma ha dedicato sul New York Times di qualche tempo fa a Tariq Ramadan. Alla fine della fiera (e malgrado il titolo), pure l'olandese non riesce a raccapezzarsi più di tanto nel talento dell'egiziano-svizzero. Che vuole valori universali, ma non sempre liberali, che crede che l'islam sia la strada per arrivare a questi valori, che ha studiato Nietzsche ma che Dio non è manco per niente morto, che aspira a essere il leader dell'islam europeo. E che ci riuscirà.
NYTimes
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Alessandro Lanni
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Saturday, March 31, 2007
Parla Wu Ming
Per "inaltritermini" ho intervistato Wu Ming in occasione dell'uscita del nuovo romanzo Manituana. Copioeincollo il testo.
Manituana. Una grande epopea in forma di romanzo ambientata durante la Rivoluzione americana e osservata dal punto di visto di chi si è trovato in casa la Storia senza essersela cercata: le sei nazioni irochesi, native di quella zona al confine tra gli attuali Canada e Stati Uniti. Un'indagine e un lungo racconto realizzato con gli strumenti dell'inchiesta storica in un'epoca che ha segnato una frattura che arriva fino ai giorni nostri. Il mondo, da quel 1775, ha preso una via e ne ha lasciate da parte molte altre.
Manituana, un successo annunciato che in pochi giorni (il libro è uscito il 20 marzo) sta già conquistando i lettori italiani. Pile di volumi nelle maggiori librerie, numerose recensioni sui principali giornali. A contribuire alla curiosità per l'opera c'è anche il mistero intorno all'autore: Wu Ming. Chi è Wu Ming? O meglio, chi sono? Già, perché si tratta di un autore collettivo (sono in cinque) che qualche anno fa salì alla ribalta con lo pseudonimo Luther Blisset e con un romanzo di successo come Q, che da allora ha venduto qualche centinaio di migliaia di copie. Da allora, ne hanno fatta di strada con altri romanzi, sceneggiature per il cinema e un impegno di ricerca sulla nuova cultura che nasce e cresce sul Web e che è testimoniata dal loro sito e da quello che hanno messo in piedi per questo nuovo romanzo.
Perché avete scelto il Nord America a ridosso della Rivoluzione americana e la guerra contro l'Inghilterra?
Ci interessava occuparci della nascita degli Stati Uniti, l'inizio della storia nazionale nordamericana, perché nel punto d'origine sono spesso contenute in potenza le premesse degli sviluppi successivi. Facendo le ricerche ci siamo imbattuti in una guerra mondiale transatlantica e in uno scenario molto diverso da quello fornito dal mito rivoluzionario. Scegliendo il punto di vista di chi quella guerra l'ha persa ci siamo accorti che le cose erano infinitamente più complesse di quanto ci è stato raccontato. Di solito si considera la rivoluzione americana come un prodromo di quella francese, ispirata dai princìpi illuministi, ma cambiando l'angolo di visuale si arriva a mettere in discussione questo assunto fino quasi a ribaltarlo. I personaggi in cui ci siamo imbattuti e che sono diventati i protagonisti del romanzo sfuggono a qualunque idea preconcetta su quel contesto e su quell'epoca. Una sfida letteraria per noi molto affascinante.
Dove è il confine tra fiction e storia in questo romanzo?
I personaggi e gli eventi fittizi sono davvero pochi. Abbiamo romanzato una storia "vera", interpretandola a modo nostro.
La Riforma e il secondo dopoguerra come sfondo ai precedenti romanzi collettivi. Come scegliete il periodo storico nel quale ambientare le vostre storie?
Sulla base di suggestioni condivise, seguendo l'istinto, poi vagliando ipotesi. Ci interessano i momenti di passaggio, di trasformazione, che richiamano in qualche modo il presente. Il nostro modo di raccontare il mondo che ci circonda è guardare indietro, perché siamo convinti che il passato sia qui insieme a noi e agisca sulla contemporaneità, con il grosso vantaggio, però, di poter essere messo in prospettiva.
Le donne svolgono un ruolo importante nella storia. Perché questa scelta?
C'è qualche donna nel vostro gruppo di scrittura?
No, siamo cinque uomini. Manituana è il primo romanzo in cui abbiamo cercato di introdurre massicciamente un punto di vista femminile sul mondo e sulla storia. In questo siamo stati avvantaggiati dal fatto che la società irochese era di tipo matriarcale e il ruolo svolto dalle donne era infinitamente più importante di quello ricoperto dalle loro omologhe nella società bianca. Una delle chiavi di lettura del romanzo è forse il diverso rapporto degli uomini e delle donne con la sconfitta e la catastrofe. Manituana è, tra le altre cose, un romanzo al femminile.
La solita domanda: come si scrive un libro a più mani?
Il metodo si basa sulle discussioni collettive, che producono la trama, la scaletta e la sceneggiatura di ogni capitolo. Poi, indipendentemente da chi scrive la prima stesura, ogni capitolo viene rielaborato collettivamente, fino a che non convince tutti. E' una palestra di umiltà incredibile, perché impedisce di assecondare le idiosincrasie individuali e consente invece di esaltare le qualità singolari di ognuno.
Avete realizzato un sito molto ricco per questo libro (www.manituana.com). Si tratta di uno strumento di promozione o c'è qualcos'altro intorno?
C'è molto altro. Il sito vuole essere una vera e propria prosecuzione ed estensione del romanzo con altri mezzi. Dentro si possono leggere diversi racconti di contesto e accedere ai materiali utilizzati per la stesura del romanzo. Ci sono mappe, immagini, biografie dei personaggi, musiche ispirate dal tema trattato, un trailer. Sarà perfino possibile ascoltare l'audio di alcune riunioni, per farsi un'idea più chiara di come lavoriamo e scegliere tracce narrative collaterali, diramazioni possibili della trama, che suggeriamo di sviluppare ai lettori stessi. Il sito è una porta d'ingresso nell'universo di Manituana e un invito a partecipare alla sua scoperta.
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Wednesday, March 28, 2007
Siamo a Milano
Leggere i necrologi del Corriere ti fa sentire proprio in un altro mondo, così esotico. Così pieno di contessine, di Visconti di Modrone, di Giuppi, di Gianmaria, di 1899, di velette, di capelli lilla.
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Monday, March 26, 2007
La Nussbaum sui diritti delle donne e quelli dei chirurghi
«L’argomentazione secondo cui le donne velate in strada costituiscono un problema di sicurezza è davvero comica: noi abbiamo a che fare ogni giorno con persone dal volto coperto, dai chirurghi e dentisti agli abitanti di Chicago quando escono in inverno! E nessuno sostiene che ci sia un rischio per la sicurezza».
Il resto dell'intervista qui (per ora in inglese).
Resetdoc.org
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Quando è troppo è troppo
Non eravamo tra i più scettici su Second Life, anzi ci piaceva pure l'idea. Ma quel Garibaldi pixeloso...
Repubblica.it
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Saturday, March 24, 2007
Monday, March 19, 2007
Miti di casa nostra
In occasione dei 50 anni dei Miti di Barthes, ritiriamo fuori questo pezzetto uscito qui.
Mozzarella di bufala, un mito d'oggi
Era qualche tempo che mi ronzava in testa una questione. In sostanza la si potrebbe riassumere così: perché una volta i ristoranti italiani erano pieni di cocktail di gamberi e pennette alla vodka e ora non lo sono più? Possibile che non ce ne sia più traccia? Sì, è possibile: non vedremo più comparire improbabili conchiglione con qualche crostaceo appoggiato su di una foglia di lattuga e affogato nella salsa rosa né tantomeno pasta corta ai superalcolici. Quei menù ricompariranno tuttalpiù in qualche amarcord alimentare. D'altra parte, basta poco per accorgersi che quei piatti sono stati sostituiti da altri. Da Ragusa a Bolzano, esistono altri cibi che spopolano in ogni trattoria, ristorante, pizzeria, spaghetteria, bruschetteria. Di bocca in bocca, è proprio il caso di dirlo, nuove scoperte attraversano senza remore le nostre terre, colonizzando le nostre tavole, omologando il gusto senza che nessuno si fermi a guardare nel piatto in cui mangia. E su di esse, su tali novità ci concentreremo più avanti.
Esiste un vero e proprio fenomeno evoluzionistico. Un piatto compare sul pianeta dalla ristorazione; vince la lotta per la sopravvivenza per qualche anno; poi, in breve tempo, viaggia verso l'estinzione, verso lo status di fossile alimentare. Quali sono le ragioni di questa ascesa e del suo inevitabile declino? Molteplici, si dirà. Certo, il mercato conta. Certe esplosioni sono determinate dal mercato. Se qualcosa costava 100 pochi anni fa e oggi costa 10, è lecito aspettarsi che se ne trovi in maggior quantità nel circuito della produzione e della vendita.
Tuttavia, noi in questo articolo formuleremo un'altra ipotesi. Chiediamoci: e se la parabola di un cibo rispondesse alla stessa logica della nascita e della fine di una moda? Le categorie buone per analizzare un fenomeno come quello dei trend nell'abbigliamento, del look, possono funzionare per capire meglio quelle che si presentano come vere e proprie "mode alimentari"? Ecco, questo è il punto. Proviamo a partire da un classico e vedere di capirci qualcosa.
Simmel, Bourdieu e la distinzione
«La moda», scrive Georg Simmel nel suo saggetto più celebre, «è imitazione di un modello dato e appaga il bisogno di appoggio sociale» (1911: 15). In poche parole, il padre della sociologia tedesca individua i due concetti chiave dell'analisi tanto psicologica quanto sociologica del fenomeno della moda. Secondo Simmel, l'impulso a seguire le mode negli uomini è determinato dalla sicurezza che un modello è in grado di trasmettere e dalla capacità di integrazione nella società che tali mode realizzano. Ma la moda in generale è anche altro. È estro, fantasia, creatività, distinzione. E Simmel non lo dimentica, anzi sottolinea proprio che essa «nondimeno appaga il bisogno di diversità, la tendenza alla differenziazione, al cambiamento, al distinguersi» (1911: 15).
La moda, anche nel suo senso più esteso, è questo susseguirsi dialettico di desiderio integrazione e fuga dalla normalità. È uno scatto in avanti verso il nuovo e una sosta nel nuovo che è intanto divenuto la regola. Questa trasformazione ciclica è ciò che fa sì che le mode passino, siano a tempo determinato, con una data di scadenza. Non si dà moda in assoluto, essa per sua intima essenza è caduca.
Ecco perché non si vedono più in circolazione cocktail di gamberi, nessuno ambisce più a distinguersi attraverso quel piatto. L'epoca si è conclusa e il piatto è tornato nell'oblio.
Un contributo importante per l'analisi di almeno una delle due tendenze sociali che determinano la moda è fornito dalla celebre opera di Pierre Bourdieu, La distinzione (1979). Si tratta, come è noto, di un corposo lavoro nel quale il sociologo francese si rivolge in diverse direzioni, tra le quali, una confutazione di qualsiasi critica del gusto di tipo intellettualistico. A differenza di Kant, il giudizio di gusto secondo Bourdieu è radicato nella concretezza dell'esistenza e nella struttura stessa delle classi sociali. Ci sono ragioni ben precise di ceto e di censo perché si giudica bella un'opera d'arte, ma anche – e questo preme molto a Bourdieu – per cui si beve una marca di whiskey piuttosto che un'altra o un determinato tipo di musica. Chi fa parte della classe dominante crea la propria identità anche attraverso la cultura cosiddetta "bassa", per esempio quello che sceglie in pizzeria. Chi non appartiene a quella classe, e ambisce ad entrarci, la scimmiotta. «La cosiddetta volgarità», ha detto una volta Bourdieu in un'intervista, «consiste spesso nel fatto che uno che non è naturalmente distinto, cioè non plasmato in modo da esserlo spontaneamente, assume gli atteggiamenti di chi è distinto» (1993). Non si tratta di "snobberia" sostanzialistica del sociologo francese. Piuttosto, Bourdieu mette in evidenza il fatto che i giudizi di gusto sono radicati in una rete di pratiche sociali che non possono essere messe tra parentesi.
Un latticino d'élite divenuto di massa
Sulla scorta di queste indicazioni tratte da due classici dell'analisi sociologica del gusto riprendiamo in mano il tema dal principio. Esistono oggi una o più mitologie (nel senso anche di Barthes 1957) della cucina affini a quelle passate alla storia? Noi pensiamo di sì. Esiste un case study eclatante della nostra ipotesi sulla analogia tra la moda e i cibi che vanno per la maggiore: la mozzarella di bufala. Questi latticini "dop" (denominazione di origine protetta) stanno ai nostri anni come i cocktail di gamberi in salsa rosa stavano agli anni Ottanta. Nella fenomenologia delle mode alimentari, "la bufala" è divenuta uno dei maggiori status symbol della ristorazione. Trecce, bocconcini, mozzarelle giganti si trovano ormai ovunque. Un letto di rucola (ci sarebbe un discorso da fare anche su questa specie d'insalata, che un tempo si trovava solo nei campi e si chiamava "rughetta"), pomodorini, volendo qualche fetta di prosciutto San Daniele o Parma. In pizzeria c'è la pizza con la bufala e i pachino. È la variante chic, si fa per dire, e costosa della classica Margherita.
Sotto la spinta del mercato - e del consumo e della condizione di prodotto esclusivo di massa - sono nati anche negozi che vendono quasi solo mozzarella di bufala. Esercizi nei quali si trova qualche cacio, qualche scamorza, carciofini sott'olio, ma se non ci fosse stato il boom delle bufale, sarebbero stati poca cosa.
Il mercato è esploso in questi anni e la produzione pure. In un'area che va dall'Agro Pontino al fiume Volturno e al sud della Campania, nel 2000 si producevano 18.200 tonnellate di mozzarella; nel 2001 si sfioravano 25 mila tonnellate; nel 2002 erano 26 mila0a, . Anche i prezzi sono lievitati: se a Napoli e dintorni la specialità casearia ino al sud della Campania, Pontino al fiume VOlturno costa tra i 12 e 14 euro al chilo, a Roma arriva a 15,50, a Milano arriva a un euro in più. Le comitive di giapponesi sono arrivate anche a visitare i caseifici campani, alcuni dei quali riescono a produrre mozzarelle a ciclo continuo, 24 ore su 24. Anche al Cnr hanno pensato bene di inventare, già un paio d'anni fa, un sistema di riconoscimento del latte di bufala che, a rigor di legge, dovrebbe essere l'unico ingrediente del formaggio snob. Per non cadere in "truffe" che spacciano per bufala mozzarelle "ibridate" con latte banalmente vaccino o, addirittura, di pecora o capra, la tecnica messa a punto permette di individuare le differenti proteine contenuto nei diversi liquidi. Così anche la scienza ci mette lo zampino per creare il mito della mozzarella à la page.
Mode alimentari? Una questione di classe
Come non vedere in questo exploit un'applicazione delle idee di Simmel alle "mode alimentari"? Tutti questi aspetti che riguardano il consumo della mozzarella di bufala conducono alla nostra ipotesi. Si vende e si mangia mozzarella di bufala perché è di moda. Certo, è buona, è un'altra cosa rispetto al fior di latte, ma questo può bastare a giustificare l'occupazione massiccia delle tavole italiane? Si mangia perché ci si adegua a un modello esclusivo che però è a portata di mano. Al ristorante la si ordina perché rassicura chi la mangia di far parte di quell'élite di persone che conoscono le cose giuste da mangiare, sanno apprezzare alimenti raffinati. Che sono "distinte" secondo la definizione di Bourdieu. O almeno che sono convinte di esserlo.
Un tempo chi mangiava la "bufala" era una persona di classe (elevata), che apparteneva a una élite che sapeva/poteva distinguere e apprezzare le differenze tra un formaggio e un altro. Distingueva e si distingueva. Era parte di un'avanguardia raffinata che sapeva scegliere e giudicare. Eppure, Bourdieu non si stanca di ricordarcelo, "essere un individuo di classe" equivale ad "appartenere a una classe privilegiata". Avere gusto e saper apprezzare la mozzarella di bufala significa, soprattutto, poterlo fare.
Come tutte le cose di moda ha perso l'aura di classe. L'élite, l'avanguardia che ha lanciato la moda, probabilmente, l'ha già dimenticata pronta ad inventare qualcos'altro da gettare sulla tavola. Tutti coloro che mangiano "la bufala" percepiscono la propria distanza, la propria "distinzione". Per dirla con Simmel, sentono appagato il loro bisogno di diversità. Ma non si rendono conto di essere giocati da un meccanismo che li trascende. Il pendolo della moda sta tornando indietro la creatività si è esaurita e ora è il tempo del già visto. È il meccanismo della moda, bellezza, anche nei ristoranti ci sono le collezioni stagionali. Ancora non è arrivata la primavera che già si pensa all'inverno prossimo.
La seduzione del consumo
Abbiamo fatto l'esempio della mozzarella di bufala, ma qualcosa di analogo capita per altri cibi. Che dire dei pomodori di Pachino? Pare non esistessero 15 anni fa, poi di stagione in stagione hanno sbaragliato il mercato. Addio San Marzano, addio classici pomodori da insalata. I Pachino sono diventati un marchio tutelato dall'Unione europea, un brand per accedere nel magico mondo del paradiso alimentare. Per non parlare poi del salmone affumicato. Era un pesce da matrimonio, non da tramezzino. Adesso è ammassato in tutti i supermercati accanto agli yogurt, in saldo già prima di Natale.
Zygmunt Bauman nel suo libro sulle conseguenze della globalizzazione sulle persone mette in evidenza come quest'aspetto sia parte essenziale dell'atteggiamento consumistico contemporaneo. Scrive il sociologo polacco: «Perché la loro capacità di consumo si accresca, i consumatori non vanno mai lasciati riposare; vanno tenuti sempre svegli e all'erta, costantemente esposti a nuove tentazioni, in modo di restare in uno stato di perenne eccitazione» (1998: 93-4). E cosa c'è di più eccitante di un cibo esclusivo, che solo noi "eletti" possiamo consumare? Questa ricerca di originalità è riassunta ancora da Bauman. «Lo scopo del gioco del consumo non è tanto la voglia di acquisire e possedere, né di accumulare ricchezze in senso materiale, tangibile, quanto l'eccitazione per sensazioni nuove, mai sperimentate prima. I consumatori sono prima di tutto raccoglitori di sensazioni: sono collezionisti di cose solo in un senso secondario e ordinario» (1998: 93). E questo è un gioco al quale tutti noi più o meno inconsapevolmente ci prestiamo. «In una società dei consumi che funziona correttamente», sottolinea il sociologo polacco, «i consumatori si danno da fare per essere sedotti» (1998: 93). Si tratta di una seduzione che solo l'esotico, il lontano, l'irraggiungibile può soddisfare. Beninteso, deve trattarsi di esotismo fatto su misura per noi, per il quale non dobbiamo affaticarci troppo a cercarlo. Deve essere qualcosa che possiamo trovare anche nella pizzeria o nella trattoria sotto casa. Appunto, come la mozzarella di bufala.
BIBLIOGRAFIA
Barthes R. (1957), Mythologies; trad. it. Miti d'oggi, Einaudi, 1974
Bauman Z. (1998), Globalization. The Human Consequency; trad. it. Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza, 1999
Bourdieu P. (1979), La distinction; trad. it. La distinzione. Critica sociale del gusto, il Mulino, 1983
Bourdieu P. (1993), La violenza simbolica intervista nell'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche, http://www.emsf.rai.it/interviste/interviste.asp?d=388
Simmel G. (1911), Die Mode; trad. it. La moda, Mondadori, 1998
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Alessandro Lanni
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Su Second Life
In giro tra i blog (qua e qua) si trovano un po' di critiche a SL (in verità non tanto a SL quanto a come viene comunicato). Qui un lungo pezzo sul mio ideologo di riferimento per quel che riguarda la tecnologia, la cultura pop e molto altro.
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Alessandro Lanni
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Sunday, March 18, 2007
Sì, siamo figli illegittimi
.jpg)
Dopo la sparata (è meglio che un bambino cresca in Africa piuttosto che con due uomini o due donne), zia Rosi fa il disegnetto di legge che fa fare all'Italia un piccolo passo fuori dal medioevo.
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Alessandro Lanni
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Friday, March 16, 2007
Miti di ieri
Giusto 50 anni fa, Roland Barthes scriveva il suo manualetto sui luoghi comuni di un'epoca. A leggerlo adesso, sembrano pure due o tre ere fa.
Le nouvel Observateur
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Alessandro Lanni
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Lo sport fa male (alla lingua)

Questo gioco che mi ha drogato anni fa, mi accorgo solo ora, mi ha rovinato anche l'italiano oltre all'esistenza e agli occhi. Parole ricche di senso come "formidabile", "straordinario", "splendido" su qualsiasi pagina di qualsiasi libro, giornale o quel che è, mi accendono la lampadina verde bandiera inventata da quell'infame trio di svedesi una decina di anni fa.
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Wednesday, March 14, 2007
Sapevatelo
Un italiano (Mauro Palma) alla guida del comitato contro la tortura del Consiglio d'Europa. Da noi non se ne parla però. Sarà perché Mr. Vladimir Putin è in Italia?
PS intervista a Palma sul Manifesto.
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Monday, March 12, 2007
Altro che colombe
E noi che le copie omaggio le abbiamo regalate....
Lo stato attuale delle aste per Pasque di sangue di Toaff
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Le due culture
Quattro chiacchiere su realtà e verità tra Jonathan Lethem (scrittore di Brooklyn) e Janna Levin (fisica teorica della Columbia University). Qui, sulla stessa rivista del post qui sotto.
Seed
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Thursday, March 08, 2007
La scienza from nowhere

Un'incredibile mappa che mette in relazione tutte le discipline scientifiche, da quelle più hard alle scienze umane. Il principio è quello del chi cita chi.
Uno sciame, una nuvola, un pesce, un branco di processionarie.
(Qui l'immagine a dimensioni poster per vedere cosa sono quei peli). (E qui l'articoletto scritto per Boiler)
Seed
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Tuesday, March 06, 2007
Fight club

Quando si dice giornalismo sportivo di gran qualità e grande obiettività nel giudizio. L'articolo di cronaca su Lione-Roma dell'Equipe. Altro che Gazzette e Corrieri.
La Repubblica, L'Equipe
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Alessandro Lanni
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Sunday, March 04, 2007
E dopo?
Cosmopoliti o patrioti? Addirittura, firstlifers o secondlifers? Come ci divideremo dopo che destra e sinistra se ne saranno andate per sempre (come si vede che sono inglesi, neanche si sono posti il problema del centro)? Su Prospect chiamano a dire la loro un po' (un centinaio) di teste d'uovo anglofone. Perlopiù, la vedono nera nei prossimi dieci anni. La migliore risposta per me è di quel genio assoluto di Brian Eno. Ne ho scritto qui.
Caffe' Europa
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Derrida che si capisce
Chissà qual è la ragione profonda per cui il Corriere della sera tra "Le idee del sabato" sia costretto a pubblicare un inutile e superficiale e gia' sentito migliaia di volte attacco a Jacques Derrida? Possibile non ci fosse pronta in redazione un'ennesima reazione al caso Toaff, una rivalutazione di Drieu La Rochelle? E invece niente. Giuseppe Galasso se la prende con Derrida perché questi sarebbe troppo oscuro e vuoto. Tesi tanto nota e sostenuta che non si comprende proprio perché riproporla per l'ennesima volta. Ma tant'è.
Ovviamente, Derrida non è facile da leggere. Come, d'altro canto non lo sono la Critica del giudizio o il Tractatus oppure il Sofista. E tuttavia, la lunga citazione criticata da Galasso è un topos per tutta la filosofia un po' spessa del XX secolo. Basta averne letta un po' per capire dove vuol andare a parare Derrida quando dice che "L'evento rimane nel e sul linguaggio, al contempo all'interno e sulla superficie". Anzi, è proprio quello di cui parlano l'ultima Critica e il Tractatus (e tanti altri prima e soprattutto dopo). Basta aver la voglia di leggerseli.
Corriere della sera
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Friday, March 02, 2007
Altro che pistola sul tavolo
"All options are on the table", in sostanza George Bush, Hillary Clinton e John Edwards sono d'accordo: per evitare che l'Iran costruisca ordigni nucleari si debbono usare TUTTI i mezzi, anche i missili per l'appunto nucleari. George Lakoff analizza strategie comunicative, eufemismi, giri di parole utilizzati in questi mesi per far passare nell'opinione pubblica l'idea di un conflitto atomico possibile se non imminente senza darlo troppo a vedere. "Like the proverbial frog in the pot of water – if the heat is turned up slowly the frog gets used to the heat and eventually boils to death – the American public is getting gradually acclimated to the idea of war with Iran."
L'articolo completo è qui
Rockridge Institute
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8:35 AM
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Thursday, March 01, 2007
Dubbio
Ma Cornacchione perché dovrebbe far ridere?
Rai uno
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